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ACQUE INESPLORATE – Uno sguardo a probabili scenari futuri





Le persone non devono occuparsi di economia. Così è stato deciso. Specie per ciò che riguarda l’economia politica e quella monetaria. Basta far caso a come viene gestita l’informazione. Tutta l’attenzione del volgo viene quotidianamente distratta da proclami spaventosi relativi a qualche minaccia terrorizzante: malattie, pandemie, ospedali, terrorismo, incendi, catastrofi, glaciazioni, incidenti, eruzioni, terremoti, omicidi, stragi e chi più ne ha più ne metta, ma sfido chiunque a chiedere al proprio vicino di casa se sa che differenza c’è tra debito pubblico e deficit pubblico, e anche il più accanito tuttologo di turno, molto probabilmente farà scena muta.

In questo momento economico, però non è facile neanche per chi è esperto fare previsioni esatte.

Quando si naviga in acque inesplorate, l’unica cosa di cui siamo certi è l’acqua. Il resto, sono tutte variabili. Preso atto di questo, chiunque cerchi di commentare l’attuale situazione economica e geopolitica, lo può fare solo con l’intuito, con l’esperienza, con lo studio quotidiano, valutando tutto con il buon senso. Quello che si può dire, potrebbe essere vero, oppure no. Fateci caso. Ogni economista parla sempre dai due lati della bocca e sempre al condizionale.

Partiamo allora dall’elemento conosciuto, ovvero l’acqua. Stiamo navigando su di un oceano di liquidità creata a debito che sale, come un inarrestabile marea sotto alle nostre barchette più o meno precarie. I rischi sono molteplici: affondare, finire alla deriva, o essere travolti dalle ondate.  (Non a caso anche per il virus è stata scelta la parola “ondate”)!

Le bordate di liquidità arrivano da tutte le banche centrali. La creazione monetaria è globale. Tutte le banche centrali hanno allagato il campo di troppa nuova liquidità creata dal nulla e cercano disperatamente di continuare a giocare come nulla fosse creando una situazione dove è difficile e faticoso muoversi come nel pantano della partita scapoli contro ammogliati di Fantozzi.

Anche io sono nella stessa situazione di tutti.  Non sono in grado di fare previsioni 100% accurate di quello che accadrà o di quando esattamente ciò accadrà, ma osservando il presente, ovvero, quello che sta avvenendo davanti ai nostri occhi, si può immaginare che di fronte ad una determinata causa, prima o poi se ne vedrà l’effetto. Se vediamo una persona che sta segando un albero, prima o poi, ci immaginiamo che l’albero cadrà. Potrebbe rimanere attaccato ad un filo di fibre anche per molto tempo, quindi nessuno può stabilire il momento esatto, ma oggettivamente, le leggi naturali non possono non manifestarsi.

Stessa cosa in economia. Tutta questa pioggia torrenziale di liquidità a debito, non può essere indolore. Arriverà il momento, e forse è già arrivato, in cui l’acqua si trasforma in un onda che rischia di travolgere chi non sarà pronto. Come al mare. Se arriva l’onda, bisogna mettere la prua verso di essa e tagliarla in due, cavalcandola in sicurezza e passando oltre.

Cerchiamo di vedere come fare.

A questo proposito, ho appena finito di ascoltare un’intervista fatta a dei grandi esperti di materie economico finanziarie rilasciata all’ottimo canale Cambridge House International Inc. Gli ospiti della trasmissione sono i bravissimi: Raoul Pal di Real Vision, Brent Johnson di Santiago Capital e il più famoso di tutti, Peter Schiff di Euro Pacific Asset Management.

Il fatto interessante di questa intervista multipla è proprio quello che gli esperti intervistati non sono completamente d’accordo su di una univoca visione di come si svilupperà la crisi da qui in poi, proprio perché sono acque inesplorate. Mai prima d’ora avevamo visto tassi d’interesse azzerati per oltre dieci anni e Quantitative Easing “open ended” ovvero, senza fondo.

Vediamo i punti salienti dell’intervista, qui riassunti per me e per voi, tanto per fare il punto della situazione a fine febbraio 2021.

L’intervistatore introduce la trasmissione partendo dall’ormai unanime consenso, derivante dalle innumerevoli testimonianze raccolte nella sua trasmissione, tra cui, cita anche il primo ministro canadese, che ci troviamo all’ultimo round, alla fase finale di un sistema finanziario, per come lo conosciamo,  che ha raggiunto il suo limite strutturale.  “La musica sta per finire e non ci sono abbastanza sedie per tutti”.

Jay Martin, il conduttore dice: “anche io sono un padre di famiglia e sono preoccupato, quali sono le migliori decisioni da prendere in questo momento in cui, mai prima d’ora, abbiamo dovuto affrontare e sperimentare noi stessi, nella nostra vita, le drammatiche conseguenze di un collasso finanziario”?

Raul Pal:  “non è necessariamente vero che è finito tutto, perché ci sono ancora tanti esperimenti da provare il processo di fine può continuare a durare ancora a lungo. Non c’è uno stop finito, una sola ed univoca linea oltre la quale ci fermiamo. Ci sono molte trattative in corso che stiamo ascoltando tipo emissione monetaria continua e fine del dollaro,  giubileo del debito, emissione di titoli senza scadenza, quindi ci sono ancora delle carte da giocare per tenere in vita il sistema. La domanda da farci è quanto tempo durerà la fase finale? E quale forma prenderà? Penso che tutti noi tre siamo d’accordo sul fatto che finirà con la morte del sistema valutario fiat. Per me ancora non è chiaro come finirà, ma una cosa è certa. Ci sarà da combattere.  

Peter Schiff: “sono d’accordo sul fatto che le banche centrali faranno tutto l’immaginabile per rimandare il più possibile il giorno del giudizio, ma guardiamo oggettivamente al punto in cui siamo e all’enormità del problema, anche rispetto al 2008, ovvero alla crescita enorme del debito. Ricordiamoci che l’America, nel 2008 era riuscita a convincere l’intero mondo finanziario, che la politica di tassi a zero era una misura d’emergenza temporanea che sarebbe durata pochi mesi, dopo di che i tassi si sarebbero normalizzati. Idem per il Q.E.  Nel frattempo la Banca Centrale Europea, ha portato i tassi in zona negativa e ciò fa sembrare alti i tassi a zero della Federal Reserve. Negli anni dal 2010 in poi. Molti paesi, tra cui gli emergenti, erano compratori di Treasury americani. Adesso non ne comprano più, anzi, si nota una tendenza da parte degli investitori, di volersi sbarazzare di questi titoli. Quindi, se guardiamo all’enormità dei soldi che dobbiamo ancora stampare e all’enormità dei deficit, (8$ trilioni l’anno a fronte di soli 3.5$ trilioni di tasse). È una stampa di denaro senza precedenti che è una montagna rispetto a quello che abbiamo visto fino ad ora, dal 2008 ad ora. Riusciremo a tranquillizzare il mondo ancora a lungo continuando a stampare soldi, proseguendo su questa strada? È una scommessa che preferisco non fare. Penso che abbiamo raggiunto il capolinea. Questa volta il declino sarà definitivo e porrà fine alla crisi. Cosa c’è oltre la crisi? Non lo so! Penso però che sarà la fine del dollaro americano e penso che il mondo di poi sarà un mondo migliore, senza più avere il dollaro come valuta di riserva globale. Penso che ci saranno grosse opportunità al di fuori degli Stati Uniti e io sono molto ben posizionato per trarre profitto da ciò che verrà a crearsi.

Brent Johnson: sono d’accordo anch’io che sul fatto che ci stiamo avvicinando all’ END GAME, alla fine dei giochi, ma ancora non siamo lì. Penso che ci vorrà più tempo di quanto molti prevedono. Penso che la loro abilità di giocolieri sia molto grande. Non credo che il crash arriverà domani. Potrebbe farlo, ma io non credo che lo farà. Sono d’accordo con Peter quando punta i riflettori sul dollaro, ma l’attenzione è sempre unicamente diretta all’offerta di dollari, mentre c’è una grande corresponsabilità anche da parte di chi questi dollari li utilizza, ovvero la parte rappresentata dalla domanda di dollari. Per ottenere il prezzo, occorre l’equilibrio tra domanda e offerta. È vero, gli USA stanno stampando soldi in modo mai visto, ma anche l’Europa, anche il Giappone, tutti stanno stampando soldi. Posso addirittura affermare che più dollari stampiamo, più che il dollaro potrebbe rafforzarsi, perché ciò costringerebbe tutti gli altri a stampare ancora di più. Penso che il segnale che annuncerà che il sistema sta per crollare sarà dato da un dollaro che sale invece di un dollaro che scende.

Raul Pal: c’è un altro elemento da prendere in considerazione. Dimentichiamoci il dollaro. Quello che io utilizzo è un paniere di 27 valute rapportate all’oro. In questo caso, l’oro diventa la valuta globale e quello che osserviamo è che tutte queste valute si svalutano rispetto all’oro!

Peter Schiff: è chiaro che tutte le banche centrali stiano svalutando le rispettive valute. Tutte le valute scritturali stanno perdendo valore rispetto ai soldi reali ovvero l’oro. Però non sono perfettamente d’accordo con la teoria che tutte le nazioni sono coinvolte nella stessa tipologia di intervento valutario. Affinché gli Stati Uniti possano fare deficit così colossali, ci vogliono, dall’altra parte, altre nazioni in grado di creare surplus per consentire agli americani di fare prestiti e consumare. Se gli USA sono grandi debitori, altre nazioni sono creditrici. Per questo penso che gli Stati Uniti siano in una posizione particolarmente vulnerabile. Abbiamo costruito la nostra economia impostandola sul fatto che possiamo stampare tutti i soldi che vogliamo per comprare le cose che non produciamo. E continuiamo a indebitarci senza risparmiare, con la speranza che il mondo continuerà a prestarci sempre più soldi, quando non riusciamo neanche a ripagare ciò che abbiamo già preso in prestito. Quindi non credo che questo modello possa andare avanti per sempre. È già andato avanti oltre il limite immaginabile. Potrebbe andare avanti ancora? Si, potrebbe, ma io non vorrei scommetterci i miei soldi. Non mi preoccupo se il gioco collasserà domani o tra 5 anni. La mia strategia d’investimento prevede sicurezza per adesso e per il prossimi anni. Io sono posizionato correttamente.

Brent Johnson: Peter, capisco il tuo ragionamento, ma vorrei mostrarti come in questo momento tutto il mondo degli investitori è posizionato su una strategia che vede il dollaro schiantarsi con contestuale rialzo delle materie prime come oro, rame, acciaio, legname, anche le proiezioni sul petrolio sono ai livelli più alti. Non importa a chi chiedi, tutti hanno la stessa strategia, ovvero, long materie prime (commodities) e mercati emergenti e shortando il dollaro. Potrebbero aver ragione, ma pensare di comprare commodities e mercati emergenti con l’intenzione di andare contro corrente è un’impressione sbagliata, perché tutti stanno  facendo la stessa cosa.

Peter Schiff: invece no. Io vedo che quasi tutti sono rialzisti nel mercato azionario americano e molta gente non immagina neanche quanto gravemente potrebbe crollare il dollaro. Il collasso del dollaro sarà disastroso, fuori controllo. La gente non immagina neanche in quale devastante misura ciò avverrà.

Raoul Pal: siamo d’accordo che il dollaro è avviato verso un declino, ma è sempre la valuta di riferimento dei commerci globali nella misura dell’88% di ogni transazione commerciale al mondo. Tutti hanno bisogno di dollari. A meno che questo meccanismo non cambi, e ne stanno parlando sia la Banca Regolamenti Internazionali che il Fondo Monetario Internazionale. È veramente difficile che il dollaro entri in un declino strutturale finché il mondo non si muove verso un nuovo sistema, come sta facendo la Cina. È vero, a un certo punto il dollaro collasserà, ma è difficile che ciò accada in un momento in cui è ancora la principale valuta per i commerci mondiali.

Brent Johnson: sono rialzista sul dollaro. Questo potrebbe essere il più grande investimento della storia. Non ve lo direi se non ci credessi e se non ci avessi messo i miei soldi. Ma questa operazione è solo il trampolino per la prossima grande operazione, quella a lunga scadenza, quella con cui credo che sia Raoul che Peter siano d’accordo con me. Alla fine, anche io uscirò dal dollaro e dal mercato azionario denominato in dollari per investire nei mercati emergenti, nelle commodities e nelle valute estere, perché penso che quando il dollaro avrà finito la sua ultima fase rialzista, e il sistema si resetterà, ordinatamente o disordinatamente,  cavalcherò l’onda dei mercati emergenti per 5/10/15 anni.  Credo soltanto che prima il sistema si debba resettare.  Il debito si deve resettare. Alla fine della storia, la mia tesi è tutta improntata sul debito.  Il debito equivale alla domanda di una valuta. Questa valuta è il dollaro. E finché non ci sarà un’altra valuta, il dollaro non sarà abbandonato.

Peter Schiff: anch’io credo che la questione sia tutta basata sul debito! Solo che credo che il debito sarà cancellato dall’inflazione. Il problema che abbiamo con il debito è che siccome non si può rimborsare, bisogna farlo sparire inflazionandolo, svalutando il dollaro.  I creditori saranno ripagati con una valuta deprezzata. Vedi Brent, io sono posizionato correttamente anche se il dollaro dovesse salire, come dici tu. Ho le mie azioni nei mercati emergenti che mi pagano dividendi e sono pronto ad affrontare anche un rialzo del dollaro, ma te, Brent, cosa farai se invece ho ragione io e il dollaro ha già toccato i suoi massimi e inizierà a declinare da adesso? Qual è la tua strategia per sbarazzarti velocemente dei tuoi dollari?

Brent Johnson: se ciò dovesse accadere, sono comunque ben strutturato. Non ho mai detto a nessuno di vendere tutto il proprio portafoglio per comprare 100% dollari. Quello che ho detto è di comporre un paniere diversificato di investimenti con una piccola percentuale del proprio portafoglio scommettendo in un rialzo del dollaro. In questo modo si ottiene una protezione asimmetrica che porterà ottimi risultati. Se guardi alla composizione degli investimenti del nostro portafoglio vedi che abbiamo azioni, oro, abbiamo del cash disponibile, titoli a breve termine, tutti i miei clienti hanno proprietà immobiliari, abbiamo un po’ di Bitcoin, a me piacciono i Bitcoin anche se mi danno problemi, ma vedo che c’è un grande potenziale. Se il dollaro va a zero domani, noi non facciamo tanti soldi come gli altri come chi ha scommesso in quella direzione, ma saremo comunque ok, ma se ci sarà un guizzo al rialzo del dollaro, ci sono grosse possibilità di guadagno. Non è che vado a dire alla gente di vendere i loro investimenti in oro o liquidare i loro investimenti totali per comprare dollari, questo no, ma non ci dimentichiamo che nello scorso crollo del 1 marzo 2020 tutti gli asset del mondo venivano venduti indistintamente per comprare dollari. Questo è ciò che mi preme di far capire alla gente. In un momento di gravi e pesanti crolli economici, i mercati cercano dollari disperatamente. Bisogna essere preparati perché eventi del genere possono accadere all’improvviso ed avere effetti devastanti.

Peter Schiff: si però, il dollaro non è salito molto e la cosa ha avuto una durata molto breve.

Raoul Pal: penso anch’io che il dollaro potrebbe sorprenderci e diventare la scommessa dell’anno, ma quello che maggiormente mi sembra che si stia delineando è che il dollaro finirà invece per diventare come lo Yen. Lo Yen è stato agganciato al dollaro con un peg intorno a 105 per trent’anni. Questo è uno scenario che nessuno prende in considerazione. Il Fondo Monetario Internazionale e tutte le banche centrali stanno lavorando per impedire che il sistema collassi. Se Brent ha ragione e il cambio va a 130 il sistema collassa, ma se ha ragione Peter e il peg va a 70, il sistema collassa ugualmente. Quindi, l’unica via di uscita, alla quale nessuno pensa è quello di una fase laterale del dollaro per un esteso periodo di tempo con dei paletti tra 110 e 85. In questo caso sarebbe una buona soluzione per tutti, specie per chi ha scommesso sui mercati emergenti. La cosa peggiore per i mercati emergenti è la volatilità del dollaro, specie se il dollaro sale, ma un dollaro stabile come abbiamo visto nei primi anni 2000 è una cosa estremamente poderosa, perché questi paesi produttivi non devono preoccuparsi di prendere in prestito altre valute.  Personalmente credo molto nel mercato delle cripto valute. Abbiamo commissionato anche uno studio recente, con il mio team di Real Vision e ci preme dire che il Bitcoin è uno degli asset meno correlati ad altri nel mondo essendo indipendente dal dollaro e da altre valute. Mi piace molto anche l’oro fisico. La narrazione ufficiale che ha attribuito al Bitcoin la denominazione di Oro Digitale, costituisce comunque un ottimo bias di ancoraggio che dà solidità al progetto e pone i presupposti per guadagni significativi per un certo periodo di tempo. Poi convertirò i miei Bitcoin nuovamente in oro fisico. In questo momento mi serve performance. Ma a me piace essere ottimista con i miei investimenti e l’oro diventa un buon investimento nei periodi catastrofici. Per quello mi piacciono i mercati emergenti, perché preferisco avere una visione ottimista. Spesso è bello, da investitore, non dover parlare di catastrofi tutte le volte.  Non vedo particolari scossoni all’orizzonte nei prossimi 18 mesi.

Peter Schiff:  è vero. Il Bitcoin ha avuto una performance straordinaria. Francamente non me l’aspettavo. Però non ha niente a che spartire con l’oro. L’oro è un bene rifugio che conserva il suo valore. Il Bitcoin è invece un token digitale molto speculativo. Forse il prezzo salirà ancora tantissimo o forse crollerà. Non bisogna guardare all’oro con lo stesso metro di giudizio.  L’oro è uno strumento che consente di conservare il valore. Chiunque stia comprando Bitcoin, non cerca di conservare niente. Chi compra Bitcoin pensa solo a diventare ricco. Penso che Bitcoin sia un asset molto rischioso e se proprio uno vuole rischiare, ci sono altri asset altrettanto rischiosi, ma che hanno molta più sostanza dietro di essi con un minore rischio di ribasso. Mi ricordo quando alla fine del 2017 tutti erano convinti che il Bitcoin avrebbe continuato a salire esponenzialmente senza sosta fino a 200-250mila, finché a gennaio 2018 il Bitcoin crollò del 70%. Io mi aspetto che qualcosa del genere possa nuovamente accadere, crollare del 70-80% solo che questa volta non si riprenderà. Non credo che ci sia un limite a quanto potrà scendere al momento in cui i compratori speculativi inizieranno a vendere.

Brent Johnson: c’è una cosa che ha detto Peter che è veramente importantissima. Quando ha detto che il crollo di marzo 2020 con il contestuale schizzo al rialzo del dollaro ha avuto breve durata. Ha ragione! Ha avuto breve durata perché è intervenuta la Federal Reserve stampando una valanga di dollari. Ma io penso che questa modalità operativa potrebbe non avvenire sempre e che le banche centrali potrebbero perdere il controllo. E io penso che quando la prima banca centrale perderà il controllo, ci sarà un effetto contagio su tutto il mondo.  Potrebbe essere un problema che parte dall’Italia  (min 33:23) perché la BCE perde il controllo.

Raoul Pal: ma anche il Giappone! Ne abbiamo già parlato, vero Brent. Che succede se aumentano i casi di Covid e il Giappone deve chiudere la sua economia e la banca centrale giapponese BOJ è costretta ad emettere ancora più stimolo economico? Adesso ha l’80% dei propri buoni del tesoro. Se arriva al 100%; questa è la fine!

Brent Johnson: non so esattamente cosa accadrà. Quello di cui sono certo è che se le banche centrali perdono il controllo non sarà una cosa simpatica. Se il dollaro non sale è un buon segno, perché il mondo sa che quando il dollaro inizia a salire arriva la “wrecking ball”!

Peter Schiff: sono perfettamente d’accordo! Tutti hanno cercato disperatamente di tenere in vita il dollaro. Bisogna tenere gli occhi sui tassi d’interesse dei titoli di stato Treasury a lunga scadenza e bisogna controllare il prezzo dell’oro. Se il tasso dei Treasury a lunga scadenza inizia a salire insieme al prezzo dell’oro, quello è un segnale molto forte che la fine è vicina. Il Governo USA cercherà di impedire ai tassi di salire. Ma l’unico modo che esiste per impedire ai tassi di salire è quello di stampare altri soldi per comprare i titoli, gettando benzina sul fuoco dell’inflazione. A questo punto, la Federal Reserve dovrà monetizzare il debito municipale di tutti e 50 gli stati degli Stati Uniti. Quando coloro che hanno investito in oro si accorgeranno che la Federal Reserve non cercherà di combattere l’inflazione, ma la farà aumentare, allora il prezzo dell’oro salirà insieme ai tassi d’interesse. Quello sarà l’inizio della fine.

Raoul Pal: se guardiamo al bilancio della Federal Reserve vediamo che è aumentato enormemente senza creare inflazione. Non esiste il “genietto dell’inflazione”. Senza velocità di circolazione della moneta, non può esserci inflazione. Il Giappone ci ha dimostrato quanto a lungo si possa continuare a stampare soldi senza creare inflazione. E, al contrario del dollaro, loro hanno una valuta che non serve a nessun altro.  Lo Yen sarebbe dovuto crollare, ma non lo ha fatto! Quindi, non sappiamo cosa succederà.  Dobbiamo essere intellettualmente onesti con noi stessi. Non lo sappiamo! Ed è ok. Dobbiamo osservare e prendere le opportune decisioni via, via che si presentano e penso che sia possibile, in uno scenario riflattivo, che sia tassi che oro possano salire insieme.

Peter Schiff: io penso che il Giappone abbia delle caratteristiche che lo rendono l’eccezione alla regola, ma non credo che possa continuare a cavarsela all’infinito, ma qualsiasi cosa accada in Giappone sarà di dimensioni inferiori rispetto a quello che accadrà in America. Pensare di poter fare come il Giappone ha dato un falso senso di tranquillità, ma coloro che sperano di cavarsela come ha fatto il Giappone, che si aspettino un brutto risveglio.

Brent Johnson: io e Peter siamo d’accordo su molte cose, solo che io penso che il dollaro salirà insieme ai tassi e all’oro. In un contesto di disastro generale, il dollaro perderà valore più lentamente delle altre valute.

Raoul Pal: io penso che i tassi nominali andranno in negativo e staranno in zona negativa per molto tempo, Non credo che arriverà il rialzo dei tassi perché le banche centrali stanno comprando i buoni del tesoro dei propri stati.

Peter Schiff: ma questo creerà un’inflazione mostruosa perché il tasso di interesse sulle obbligazioni corporate schizzerà alle stelle e le banche centrali dovranno comprare anche quelle!

Raoul Pal: no, non ci sarà inflazione!

A questo punto prende la parola l’intervistatore e chiede ai suoi ospiti di fornire consigli su come prepararsi al meglio per sopravvivere ai periodi turbolenti che stiamo affrontando.

Jay MartinCambridge House International Inc: dove mettete I soldi?

Brent Johnson: non ho cambiato molto il mio portafoglio negli ultimi due o tre anni.  Ho ancora investimenti nell’azionario, soprattutto aziende americane blue chip a larga capitalizzazione, anche se mi aspetto una correzione che però non sarà così drastica come nello scorso marzo. Forse un meno 15 – 20%. Sono short sui tassi a breve perché credo che scenderanno, prima di avere quel rialzo di cui abbiamo parlato. Nel portafoglio abbiamo oro, ma anche questa allocazione asimmetrica sul dollaro. Continuo a credere che arriverà un rialzo sul dollaro e che ciò sarà per molti una sorpresa.

Peter Schiff: non ho cambiato la mia strategia in venti anni! Mi sono preparato sin dallo scoppio della bolla tecnologica dot com, sin da quando Greenspan abbassò i tassi all’1%. Abbiamo fatto un sacco di soldi dal 2000 al 2010 nei mercati emergenti, nell’oro, nel petrolio, con le valute straniere e anche shortando i mutui subprime, ma siamo rimasti sorpresi dalla forza del dollaro nella successiva decade e non abbiamo fatto una performance altrettanto positiva. C’è voluto più tempo di quanto mi ero immaginato, ma adesso il problema è amplificato esponenzialmente e sono posizionato correttamente per trarne beneficio. Abbiamo posizioni aperte in azioni di aziende che operano nel mondo delle commodity (oro e argento), abbiamo molto oro fisico, metalli industriali, mercati emergenti, commodity agricole. Anche se il grande crash non è ancora arrivato, le mie previsioni si sono avverate. L’ho detto fin dal primo giorno che il Q.E. non sarebbe mai finito. E quando Trump diceva che avrebbe ripagato il debito e invece ne ha fatto immensamente di più. Solo il grande crash non è ancora arrivato. La bolla del mercato azionario è stata gonfiata ancora di più e la bolla del debito, ancora immensamente più grande e questo ha creato l’illusione della prosperità. Ma alla fine, penso che avrò ragione su tutto e che il crollo finale di tutto il sistema  si verificherà. Anche se lo abbiamo evitato per venti anni, non credo che riusciremo ad evitarlo per altri venti.

Raoul Pal: nel nostro portafoglio abbiamo: oro, azioni di aziende minerarie nel settore dell’oro, dollari, obbligazioni e una tonnellata di Crypto. Personalmente. Ho tutto in cripto valute. È il più grande azzardo che io abbia mai fatto nella mia vita perché ho veramente fiducia che si tratti di una tecnologia importantissima basata su un valore reale. Cosa accadrà nei prossimi 18 mesi? Non lo so. Ma per adesso tutto lo spazio digitale sta esplodendo con una tecnologia super innovativa e nuovi modelli di business. In questo momento, per me: Crypto!

Dopo questa importantissima intervista, passiamo alle conclusioni. Possiamo dire di aver capito che ci sono vari scenari possibili che convergono però sul fatto che siamo in effetti in un momento di grande stravolgimento. Quello che abbiamo visto è che tutti gli esperti sono d’accordo sul fatto che in questo momento è da pazzi non avere dell’oro fisico.  L’oro fisico è la scialuppa di salvataggio. Chi ce l’ha si salva. Chi non ce l’ha, va a fondo. L’intervista offre anche altri spunti per poter addirittura prosperare in questi momenti drammatici, come il mondo delle criptovalute. Personalmente per me restano validi i ragionamenti pubblicati nelle precedenti newsletter: COSA FARE parte 1 e 2. Questa intervista, però, se valutata insieme alle newsletter precedenti e alle previsioni che ho pubblicato nella doppia newsletter KONZEPT 1 e 2, rappresenta una bella quantità di informazioni importanti.

In queste acque tempestose, ognuno di noi dovrà riuscire a navigare sulla propria scialuppa e a restare a galla. Sarà difficile riuscire a salvare qualcun’ altro, oltre a se stessi e la propria famiglia. Non c’è tempo né modo di salvare tutti. E poi, la maggior parte delle persone non vuole neanche essere salvata, perché abbraccia con tutto il cuore la mannaia del boia, prestando fede cieca al progetto del Grande Reset. La gente va diretta spedita dentro al compattatore, dentro alla fabbrica del “Soylent Green”, e dentro alla fornace di Metropolis. Cerchiamo di salvare qualcosa e soprattutto di salvarci la vita.



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