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Cosa può davvero contribuire a curare la (mala)sanità prendendo spunto dall’aviazione?

Articolo di Claudio Daniel Caceres Peters, Msc
Comandante di linea aerea, Master in gestione della sicurezza e Master nella gestione delle compagnie aeree (City University of London, UK), investigatore di sicurezza (Cranfield University, UK). Docente e auditore di sicurezza operativa c/o Continuous Safety/Switzerland. 

La sanità e l’aviazione sono due mondi che possono essere facilmente classificati come socio-tecnici complessi che operano in ambienti di alto rischio. Entrambi i settori richiedono non solo le qualifiche e le conoscenze tecniche, ma sopratutto le competenze relative alle abilità non tecniche. Le ultime quando mancanti rendono le operazioni aeree o sanitarie molto vulnerabili.

In entrambi settori, gli essere umani si interfacciano con la tecnologia, con diverse fonti di informazioni, con i protocolli, con le procedure, con altri essere umani e con le organizzazioni. Questa miscela può diventare esplosiva, qualora non controllata efficacemente, diventando fonte di rischio inaccettabile.

Il giuramento di Ippocrate viene prestato dai medici prima di iniziare la professione e dovrebbe rappresentare, assieme alle qualifiche tecniche, i pilastri di successo per la carriera del personale sanitario, compresa la garanzia della sicurezza del paziente: Primum non nocere, secundum cavere, tertium sanare.

In realtà, la conseguenza più nefasta derivante dal fattore umano, e cioè l’errore umano, in medicina continua a colpire senza tregua e con misure di contrasto piuttosto inadeguate. Non si tratta di offuscare i miracoli che senza dubbio alcuno ha fatto la medicina, ma nel contenere i quotidiani eventi di malasanità.

L’attuale qualifica tecnico-scientifica del personale medico è una condizione necessaria ma non sufficiente per contrastare gli eventi di malasanità che continuano a travolgere la sicurezza del paziente. L’implementazione, la manutenzione, il miglioramento e la promozione di abilità non tecniche rafforzano le competenze per mitigare i rischi operativi.

Genesi dei casi di malasanità

L’approccio sistemico alla sicurezza del paziente consente di poter descrivere al meglio le variabili che possono essere controllate o influenzate e che possono generare o meno risultati positivi nelle cure mediche. L’assenza di un approccio sistemico alla sicurezza del paziente non consente ai singoli e le organizzazioni il controllo dei pericoli operativi, che tra l’altro sono ben noti e residenti nel sistema.

Spesso, i casi di malasanità derivano da semplici errori umani. L’essere umano è la parte più adattabile e formidabile del sistema, ma anche molto vulnerabile. Gli errori non possono essere evitati, ma gestiti con successo. 

Come si controlla l’errore umano

Il personale formato in materia del fattore umano (comprese le limitazioni dell’essere umano) ha più probabilità di riconoscere, evitare, controllare, mitigare o recuperare le situazioni rischiose. La consapevolezza di essere vulnerabile, rende l’essere umano più attivo nella ricerca costante di azioni che possano diventare fonte di rischio. Conosce le tecniche per ripristinare e mantenere un livello di rischio accettabile e non procede qualora il livello del rischio diventassi inaccettabile.

La laurea in medicina, e le successive qualifiche senza una formazione sul fattore umano e la gestione del rischio rendono il personale sanitario vulnerabile. 

Abilità, conoscenza, attitudine, formazione ed esperienza sono i fondamentali della competenza, quindi della garanzia della sicurezza del paziente. 

Un medico, pur essendo adeguatamente qualificato, può essere esperto ma non fare un’ottima gestione delle risorse che ha a disposizione; oppure mostrare un atteggiamento inadeguato rispetto al contesto nel quale si trova ad operare. La vulnerabilità si annida nel non poter sviluppare e mantenere una efficace identificazione dei pericoli, gestione e mitigazione del rischio nel quale si trova ad operare.

In fine, l’essere umano spesso si interfaccia con organizzazioni e altre risorse, le quali non devono assolutamente diventare fonte di ulteriore rischio. 

Il ruolo dell’organizzazione nella sicurezza del paziente

Un altra componente fondamentale del sistema è l’organizzazione con la quale l’essere umano si interfaccia o nella quale sta operando. 

L’impronta dell’organizzazione ha un’enorme influenza positiva o meno sulle prestazioni mediche del singolo. Quest’impronta deriva dalla politica dell’organizzazione. La politica ha un influenza diretta sulla cultura della sicurezza. Qualora la cultura della sicurezza sia positiva, sponsorizzata costantemente da parte dell’alta direzione, il profilo del rischio verrà spostato a favore della sicurezza dei pazienti. 

Tuttavia, si potrà parlare di cultura della sicurezza del paziente solo quando la sicurezza sarà integrata tra i valori e i principi che regolano i rapporti tra il personale e l’organizzazione di appartenenza. Essi sono in sintonia con con le politiche statali, le quali una volta riviste, promuoveranno a loro volta, la sicurezza del paziente a livello nazionale.

La cultura della sicurezza sono i valori, le buone pratiche e gli atteggiamenti che portano al successo della sicurezza del paziente. Nelle organizzazioni ‘mature’, ciò avviene sempre, di giorno, di notte, durante i weekend. 

Un’organizzazione matura è capace di gestire con successo i maggiori pericoli e rischi delle proprie operazioni, rendendo remota la possibilità di eventi avversi.

Il valore dei rapporti sinergici interpersonali e a tutti livelli organizzativi

Quando i colleghi, a tutti i livelli organizzativi, diventano risorse (dove uno più uno fa letteralmente più di due), le squadre diventano erogatori di operazioni sicure. Le barriere di tipo gerarchico vengono abbattute durante i momenti critici e non, e l’obbiettivo comune guida la squadra verso il successo, sempre. Tutti i componenti della squadra sono consapevoli che possono sbagliare. La segnalazione di un componente (indipendentemente dal livello gerarchico) non solo è benvenuta, ma è attesa come una normale funzione delle dinamiche sinergiche di gruppo. 

Qualora ci fossero delle insufficienze di sicurezza, esse vengono segnalate, studiate e condivise con tutto il personale. Esse, successivamente, vengono integrate nei piani della formazione sul fattore umano. Gli insuccessi o le insufficienze di sicurezza sono fonte di informazioni che vengono convertite in nuove conoscenze, volte a nutrire il processo del miglioramento continuo della formazione. 

Tutta l’organizzazione partecipa attivamente e con entusiasmo a questo processo di garanzia della sicurezza del paziente. 

Imparare dagli errori, permeando queste informazioni a livello sistemico, consente al settore sanitario di operare  in maniera sicura, legale, efficace, efficiente e sostenibile a tutti livelli.  

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