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COVID-19, MUTAZIONE EPSILON RESISTE AI VACCINI. Come Previsto da Bolgan e Nature. Variante Delta, Strage in Russia: Giallo da Bio-Arma?

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Fonte originale: inchiesta di Gospa News

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«Sarà molto probabile dover fare una terza dose di vaccino anti-Covid, un richiamo che sarà probabilmente ‘modificato’ per coprire le varianti». Lo aveva annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, a fine maggio spiegando che si dovrà quindi «passare da una fase straordinaria ad una fase ordinaria, e penso che questa nuova ordinarietà possa essere affidata alla nostra straordinaria rete di medici di medicina generale».

L’obiettivo dell’immunità di gregge a settembre è di fatto sfumato dopo questa affermazione. Con essa è svanita anche l’unica motivazione robusta a sostegno del D.L. 41-2021 che ha imposto l’obbligo di vaccinazione agli operatori sanitari ponendo la salute pubblica come prioritaria rispetto alla propria libertà di scelta terapeutica sancita dalla Costituzione Italiana, nonostante centinaia di migliaia di reazioni avverse, anche gravi e letali, scatenate dai quattro vaccini antiCovid sperimentali.

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana» recita infatti l’articolo 32. Su queste basi di diritto 300 operatori sanitari lombardi hanno fatto ricorso al Tar contro la vaccinazione obbligatoria.

LA VARIANTE CHE NEUTRALIZZA GLI ANTICORPI

L’insorgenza delle varianti Delta (quella indiana) ed Epsilon (californiana per ora poco diffusa in Europa) sviluppate dal Covid-19 nelle sue mutazioni sta già facendo aleggiare lo spettro di una terza somministrazione quanto quello di una vaccinazione di richiamo annuale.

«L’efficacia dei vaccini Moderna e Pfizer in relazione alla versione “californiana” di SARS-CoV-2, denominata Epsilon, diminuisce del 50-70%.  La mutazione del coronavirus Epsilon trovata in California ha imparato ad aggirare gli anticorpi. La ricerca degli scienziati dell’Università di Washington e del laboratorio Vir Biotechnology è stata pubblicata sulla rivista Science (link in fondo all’articolo)» ha riferito il network Sputnik.

«Gli esperti hanno trovato tre mutazioni nel nuovo ceppo del virus SARS-CoV-2 in regioni critiche della proteina spike, che il virus utilizza per collegarsi con l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2) sulla superficie cellulare. Uno di questi cambiamenti ha interessato la zona di legame del recettore “arpione” del coronavirus».

«Le altre due mutazioni hanno rimodellato parte della proteina spike. Grazie a queste metamorfosi, il coronavirus ha “imparato” a neutralizzare gli anticorpi monoclonali che si formano dopo essere stati immunizzati con i vaccini Pfizer e Moderna. Le mutazioni del nuovo ceppo Epsilon allo stesso modo aggirano gli anticorpi naturali che si formano negli esseri umani dopo il contagio con un coronavirus, affermano gli scienziati».

L’allarme arriva dopo che la crescita della variante Delta in Italia e nel mondo sta facendo lievitare i contagi sebbene, come sostenuto dal professor Francesco Vaia, direttore dell’Istituto Spallanzani di Roma, abbia una sintomatologia molto scarsa. Non solo ha reso il traguardo dell’immunità di gregge un’utopia ma ha già indotto Pfizer ha chiedere l’autorizzazione per una terza dose.

Questa richiesta è stata peraltro bocciata dalla Food and Drug Administration negli USA e dall’EMA (European Medicines Agency) nell’Unione Europea, probabilmente ben consapevoli che questa strategia possa creare ancor più caos tra quelle fasce di popolazioni scettiche sui vaccini.

In quanto ciò accade all’indomani della revisione dei foglietti illustrativi dei vaccini Pfizer e Moderna con l’inserimento del pericolo di rari casi,  purtroppo anche letali, di miocarditi e pericarditi. E a pochi giorni dalla pubblicazione dei dati aggiornati al 3 luglio della piattaforma di farmacovigilanza EudraVigilance sulle reazioni avverse nei paesi UE che hanno registrato più di 17mila decessi avvenuti dopo una o due dosi dei quattro vaccini autorizzati EMA.

I VACCINATI CONTAGIATI E MORTI DI COVID

In Italia ha fatto scalpore il caso di quattro infermieri, tutti in servizio nell’ospedale di Gela, in provincia di Caltanissetta, sono risultati positivi al covid nonostante avessero nei mesi scorsi già avuto somministrata la seconda dose di vaccino. I quattro hanno lievi sintomi influenzali ed ora i sindacati Nursind e Uil Fpl chiedono di avviare uno screening dei lavoratori per misurare il livello degli anticorpi.

«E’ paradossale che ancora oggi gli operatori sanitari si trovino nuovamente a fronteggiare l’emergenza nell’emergenza: ma quella di infettarsi appare superflua» dicono i segretari sindacali dell’ospedale Domenico Corfù e Giuseppe Di Fede. 
Secondo i sindacati, la campagna vaccinale è iniziata nell’ospedale il 31 dicembre scorso e i richiami sono stati fatti il 23 gennaio «per cui è opportuno adesso verificare la risposta del sistema immunitario degli operatori sanitari. E’ fondamentale effettuare uno screening per coloro che sono già vaccinati, che operano nei reparti con pazienti fragili – dicono – e che potrebbero involontariamente diventare veicolo di contagio essi stessi nel momento in cui si infettano anche se già sottoposti alla seconda dose».

In Israele, come riferito da Maurizio Blondet nel suo blog, uno studente vaccinato infetta 83 compagni in un liceo di Tel Aviv. Lui, a sua volta, aveva contratto la malattia da un genitore che era parimenti vaccinato, e questo genitore l’aveva contratto da una persona ugualmente vaccinata. Mikael Dolsten, direttore scientifico di Pfizer, ha affermato che le criticità che sta vivendo Israele con i nuovi contagi sarebbero dovute ad infezioni nelle persone vaccinate a gennaio o febbraio. “Probabilmente sussiste il rischio di reinfezione perché gli anticorpi, come previsto, diminuiscono”, riferisce Il Giornale.

Israele, infatti, ha appena dichiarato di aver visto calare l’efficacia del vaccino Pfizer dal 90 al 64% con la diffusione della variante Delta. Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer e l’ideatore del vaccino ad Rna, crede che «le persone avranno bisogno di una dose di richiamo di vaccino anti Covid-19 ogni 12 mesi e che l’azienda sta sviluppando una versione aggiornata del vaccino che prende l’intera proteina spike della variante Delta».

«Che le case farmaceutiche spingano con entusiasmo per un richiamo è comprensibile, visto che gli porterebbe grandi profitti. Ma al momento non ci sono dati a supporto, per cui fanno bene Fda e Cdc a dare, per ora, parere negativo. Per il futuro stiamo attenti e teniamoci pronti», dice il virologo Roberto Burioni, docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, commentando su Twitter l’annuncio di Pfizer.

«Ben venga la pianificazione di una terza dose. La variante Delta e altre varianti ci dimostrano che il virus ha ancora tanto da dare –  dice all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università Statale di Milano sottolineando però l’urgenza di una copertura ad ampio raggio prima dei richiami – Ma non abbiamo ancora una contezza della durata della protezione dal vaccino, che si sta piano piano capendo, ma a mio avviso sarà probabilmente necessaria a un anno di distanza».

«Dobbiamo pensare che due dosi ci proteggono comunque contro la malattia grave e contro l’evento morte che è il motivo per cui stiamo spingendo con le vaccinazioni. La terza dose è un richiamo che credo però si farà nel 2022 e ben venga che sia anche contro le varianti. Ma fare terza dose oggi vuol dire proteggere solo contro i contagi e noi sappiamo bene che l’obiettivo non è questo, ma ridurre i decessi e le ospedalizzazioni» afferma invece Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova.

Nessuno dei tre “esperti”, però, fa menzione delle drammatiche statistiche sulle reazioni avverse registrate dalla piattaforma EudraVigilance da cui emerge una limitata efficacia degli attuali vaccini (e in particolare del Pfizer): 745 casi fatali in totale su cui grava l’incognita di 3.876 di contagiati con esito sconosciuto, ovvero non si sa se siano guariti e deceduti.

LE MUTAZIONI RESISTENTI AI VACCINI

Ma tutto ciò era stato ampiamente previsto dagli scienziati più esperti. Già nel marzo scorso il portale d’informazione sanitaria Nurse Times riportò un articolo scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature (link in fondo all’articolo) in cui questo scenario era ampiamente annunciato.

«Per l’epidemiologa Lauren Ancel Meyers, direttore esecutivo dell’Università del Texas ad Austin COVID-19 Modeling Consortium, l’idea di una immunità globale che determinerà l’estinzione del virus si sta allontanando. La somministrazione del vaccino sta dimostrandosi utile, ma il problema è rappresentato dalle diverse varianti, pertanto in futuro potrebbero manifestarsi dei picchi del virus. Pensando a lungo termine molte idee confluiscono nel pensiero di un passaggio alla malattia endemica come avviene per l’influenza. Ma per il momento non è possibile parlare di immunità di gregge» scrisse Giovanni Trianni, infermiere legale forense.

«Per Sara Del Valle, epidemiologa matematica e computazionale presso il Los Alamos National Laboratory nel New Mexico più tempo ci vuole per arginare la trasmissione del virus, più tempo hanno queste varianti per emergere e diffondersi. Infatti stanno spuntando nuove varianti di SARS-CoV-2 che potrebbero essere più trasmissibili e resistenti ai vaccini. Ferrari riprende il discorso sulle varianti: un altro problema da affrontare mentre l’immunità cresce in una popolazione, è il fatto che tassi più elevati di immunità possono creare una selettività, che favorirebbe varianti in grado di infettare le persone che sono state già immunizzate» si legge ancora su Nurse Times.

Questi due passaggi salienti dell’articolo si collegano perfettamente con quanto già riportato da Gospa News sul virus Sars-Cov-2 grazie ad un’intervista realizzata dal professor Francesco Cappello alla dottoressa dottoressa Loretta Bolgan, che si è laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche a Padova, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze farmaceutiche collaborando come Research fellow al Massachusetts General Hospital (Boston). Ha poi lavorato come ricercatrice industriale nello sviluppo di kit diagnostici di biologia molecolare. (continua a leggere)

L’INCHIESTA PROSEGUE SU GOSPA NEWS



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