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CRIMINI DI GUERRA. Corte Penale contro Putin! Alleati NATO Impuniti: Nazisti Ucraini e Macellaio Bosniaco Generale di Jihadisti

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Dopo 8 anni di apertura di un procedimento non c’è ancora un imputato per il golpe del 2014 a Kiev in cui cecchini mercenari georgiani spararono sulla folla e nemmeno per i massacri nel Donbass filo-russo compiuti dai neo-nazisti del Battaglione Azov.

Un generale bosniaco, leader di una brigata musulmana e poi referente delle forze NATO, accusato di gravissimi crimini contro l’umanità nella remota Guerra dei Balcani è stato arrestato nel 2018 per un brevissimo periodo, tra le proteste di alcuni paesi dell’Alleanza Atlantica, ma da 4 anni è libero a causa di processi fantasma avviati dal Tribunale internazionale. Sono stati interrotti per il Covid-19 e non sono mai ripresi a Sarajevo, dove è considerato un eroe nazionale nonostante esecuzioni fratricide contro gli stessi musulmani.

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A tutto ciò si aggiunge l‘incancellabile vergogna della morte nel carcere de L’Aja dell’ex presidente serbo Slobodan Milosevic per un presunto avvelenamento.

Sono queste le tre enormi travi conficcate nell’occhio della Corte Penale Internazionale che sulla base dello Statuto di Roma dovrebbe perseguire genocidi, crimini di guerra e violazioni contro i diritti umani ma non risulta, almeno dal sito ufficiale, aver mai aperto un fascicolo contro i paesi dell’Unione Europea per i forzosi lockdown imposti per l’emergenza Covid-19: denunciati da molteplici associazioni come da esperti giuristi italiani e stranieri.

Nel mentre ha fatto in tempo a morire il compianto virologo Luc Montagnier che aveva depositato una perizia giurata sull’arma batteriologica SARS-Cov-2 costruita in laboratorio a sostegno di una denuncia sulla pandemia inviata da un’avvocatessa britannica al Tribunale de L’Aja.

Invece la CPI (ICC in inglese) è stata sollecita nell’aprire un’inchiesta sulla situazione in Ucraina il 28 febbraio 2022, ovvero quattro giorni dopo l’inizio dell’operazione militare dell’Esercito Russo, sebbene il paese dell’Ex Unione Sovietica non abbia aderito formalmente allo Statuto di Roma, trattato che legittima l’azione del tribunale internazionale.

Nonostante tutte queste anomalie, e non ci sia nemmeno ancora un’accusa formale contro Vladimir Putin per la sua missione di de-militarizzazione e de-nazificazione del regime di Kiev insediatosi dopo il sanguinario golpe di piazza Maidan, i media hanno già iniziato un processo per “genocidio” privo di sostanza, per i molteplici aiuti e corridoi umanitari offerti da Mosca alla popolazione ucraina, ma anche del minimo fondamento giuridico poiché nemmeno la Russia ha mai aderito allo Statuto di Roma.

L’ANOMALIA GIURIDICA DELLA QUESTIONE UCRAINA

«L’Ucraina non è uno Stato parte dello Statuto di Roma, ma ha esercitato due volte le sue prerogative per accettare la giurisdizione della Corte sui presunti reati previsti dallo Statuto di Roma che si verificano sul suo territorio, ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 3, dello Statuto» si legge sul sito ufficiale CPI.

Va rilevato che anche gli USA non aderiscono alla Corte Penale Internazionale e pertanto gli appelli alle inchieste per genocidio lanciati dal presidente americano Joseph Biden, nonostante persino gli analisti obiettivi di geopolitica rilevino totalmente insussistente tale accusa, sono privi di qualsivoglia valenza sotto il profilo giuridico.

«La prima dichiarazione presentata dal governo ucraino ha accettato la giurisdizione della CPI in relazione a presunti crimini commessi sul territorio ucraino dal 21 novembre 2013 al 22 febbraio 2014. La seconda dichiarazione ha esteso questo periodo di tempo a tempo indeterminato per comprendere i presunti crimini commessi in tutto il territorio dell’Ucraina dal 20 febbraio 2014 in poi» aggiunge CPI.

In pratica il regime golpista di Kiev ha chiesto di indagare sui comportamenti dei ribelli delle Repubbliche separatiste filo-russe di Donetsk e Lugansk nonostante siano stati gli abitanti di queste regioni del Donbass, ricco di gas e petrolio, ad aver subito 14mila morti, tra cui 500 bambini, in un massacro condotto dai neonazisti ucraini che davvero odora di genocidio, come lo ha definito Putin.

Mentre «Il 28 febbraio 2022, il procuratore della CPI ha annunciato che avrebbe chiesto l’autorizzazione ad aprire un’indagine sulla situazione in Ucraina, sulla base delle precedenti conclusioni dell’Ufficio emerse dal suo esame preliminare, e comprendente eventuali nuovi presunti reati rientranti nella giurisdizione della Corte».

La vicenda è quantomeno sospetta. Per 8 anni la magistratura internazionale de L’Aja ha dormito sonni tranquilli sugli eccidi quotidiani nel Donbass ma appena il Cremlino interviene per proteggere le repubbliche alleate dopo averne riconosciuto l’indipendenza, scatta subito un solerte procedimento. Vedremo più avanti nel dettaglio la situazione.

IL MACELLAIO BOSNIACO ANCORA LIBERO

Analoga solerzia e rapidità non risulta invece essere stata espletata nella trattazione di due questioni di gravissima rilevanza come la denuncia di tentativi di avvelenamento del presidente serbo Slobodan Milosevic e il processo all’ex generale Atif Dudakovic, l’ex comandante del Quinto corpo dell’Esercito bosniaco, che è stato messo sotto processo insieme a 16 dei suoi soldati per crimini contro l’umanità, tra cui oltre 300 omicidi di civili e la distruzione di Chiese serbo-ortodosse.

Come mai? Forse perché il serbo era considerato nemico della NATO mentre il bosniaco era uno stretto collaboratore delle Forze Armate dell’Alleanza Atlantica?

Con questa breve ma significativa inchiesta cercheremo di dimostrare che la Corte Penale Internazionale non è altro che uno dei tanti strumenti pilotati dal Nuovo Ordine Mondiale per decretare la morte o la sopravvivenza gloriosa di statisti e comandanti implicati nei conflitti internazionali.

 L’ex generale della brigata musulmana dell’esercito bosniaco Atif Dudakovic

«È trascorso più di un anno da quando i processi su larga scala per crimini commessi durante la guerra in Bosnia sono stati sospesi presso il tribunale statale di Sarajevo a causa delle misure di sicurezza per arginare la pandemia di coronavirus e non vi è alcuna indicazione di quando potrebbero riprendere, ha appreso BIRN. Le udienze nei casi che coinvolgono cinque o più imputati non sono state programmate perché il tribunale bosniaco afferma di non avere spazio per tenere i processi in sicurezza, anche dopo che i separatori di plastica sono stati installati nell’aula più grande per ridurre la possibilità di infezioni».

Ha scritto Adam Muslimovic su BalkanInsight in un articolo del 15 marzo 2021. Da allora la ricerca nell’archivio non produce più risultati aggiornati.

«Sappiamo che si tratta di un processo di lunga durata, ulteriormente trascinato da ciò, ma per il momento non abbiamo altra soluzione che attendere che la situazione si stabilizzi» dichiarò il giudice Minka Kreho, presidente della Sezione Criminalità del Tribunale statale bosniaco.

Vanno però rilevate due macroscopiche anomalia nel processo contro Dudakovic. In primo luogo è stato accusato di crimini contro l’umanità nonostante sia accusato di 300 omicidi commessi ai danni di serbi, croati e bosniaci ribelli durante il periodo di guerra che avrebbero potuto configurare come crimini di guerra.

In secondo luogo il Tribunale de L’Aja ha consentito la celebrazione delle udienze a Sarajevo dove la popolazione bosniaca lo venera come un eroe e dove persino il governo è giunto in suo soccorso.

IL FINANZIAMENTO GOVERNATIVO AGLI IMPUTATI

«Nel suo bilancio per quest’anno, il Ministero degli Affari dei Veterani del Canton Sarajevo ha stanziato 450.000 marchi bosniaci (230.000 euro) per aiutare a pagare gli avvocati degli imputati per crimini di guerra, mentre 250.000 marchi bosniaci (128.000 euro) sono stati stanziati per il finanziamento non -organizzazioni governative coinvolte in progetti che forniscono assistenza legale agli ex soldati accusati dell’Esercito della Bosnia ed Erzegovina ed ex ufficiali del Ministero degli Affari Interni della Bosnia ed Erzegovina».

Il ministero degli Affari dei veterani nell’aprile 2019 dichiarò a Balkan Insight che lo stanziamento di un totale di circa 358.000 euro per assistere gli imputati non significava che il cantone di Sarajevo giustificasse i crimini commessi da membri delle forze armate.

 Una recente immagine di Atif Dudakovic, arrestato per crimini contro l’umanità nel 2018

«Riteniamo che tutti dovrebbero essere processati per le loro azioni, ma vogliamo aiutare gli accusati e le loro famiglie a difendersi dalle accuse in modo dignitoso e prevenire revisioni e distorsioni di fatti storici sull’aggressione contro la Bosnia Erzegovina, che è stata anche stabilito dal Tribunale dell’Aia»  affermò il ministero.

Gli avvocati che si occupano di casi di crimini di guerra davanti al tribunale statale bosniaco hanno affermato che il denaro era necessario e hanno accolto favorevolmente la decisione delle autorità del cantone di Sarajevo, che è uno dei 10 cantoni che compongono l’entità della Federazione bosniaca e croata del paese.

Vasvija Vidovic, un avvocato che ha rappresentato gli ex soldati dell’esercito bosniaco presso il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e il tribunale statale bosniaco, ha affermato che gli imputati si trovano in situazioni finanziarie difficili perché i processi sono lunghi e molto costosi.

Perché stupirsi se il processo diventa fantasma con lo scoppio della pandemia?

La legge bosniaca sui procedimenti penali della Bosnia ed Erzegovina afferma che sei mesi dopo l’ultima udienza, le parti del procedimento hanno il diritto di chiedere la ripresa del processo, il che causerebbe un problema significativo poiché i procedimenti giudiziari si trascinano già da troppo tempo.

Lejla Covic, un avvocato che rappresenta gli imputati in diversi casi di crimini di guerra, ha affermato che la situazione attuale sta pregiudicando il diritto degli imputati alla giustizia entro un lasso di tempo ragionevole.

«La rapidità e il diritto a un processo efficiente si stanno perdendo, insieme alla qualità del processo, perché lì il procedimento non ha continuità» ha affermato Covic a BIRN. Abbiamo contattato per email l’avvocato per avere aggiornamenti ma non ci ha ancora risposto.

IL GENERALE CRIMINALE NELLA FORZA NATO

Atif Dudaković, nato il 2 dicembre 1953 nel villaggio di Orahova, vicino a Bosanska Gradiška, è un ex generale dell’esercito bosniaco. Prestò servizio nell’esercito popolare jugoslavo (JNA) e insegnò in una scuola di artiglieria a Zara e in un’accademia militare a Belgrado. Durante la guerra in Bosnia, Dudakovic comandò l’enclave di Bihac, circondata e assediata dal 1991 al 1995, come capo del 5 ° Corpo d’Armata. Dopo la guerra divenne Comandante Generale dell’Esercito della Federazione di Bosnia ed Erzegovina e grazie a tale ruolo prese parte attiva allo SFOR della NATO. (continua a leggere)

L’ESECUZIONE AL GRIDO ALLAH AKBAR NEL CALIFFATO D’EUROPA CIA

Su YouTube continuano a circolare video dei suoi comizi anche più recenti (video 21 luglio 2017) e dei suoi crimini passati (video 22 luglio 2009) mentre gridando Allahu Ekber (declinazione bosniaca di Allah Akbar, ovvero Allah è Grande, slogan di guerra dei jihadisti Al Qaeda e Isis) entra in un villaggio con i suoi militari per commettere un’esecuzione. (continua a leggere)

L’INCHIESTA PROSEGUE SU GOSPA NEWS COI DUE VIDEO

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Fabio G. C. Carisio

Fabio Giuseppe Carlo Carisio, classe 1967, è giornalista pubblicista dal 1991. Ha diretto vari giornali locali piemontesi ed è stato corrispondente per i quotidiani Il Giornale e Libero. Nel 2018 ha fondato il webmedia di informazione giornalistica cristiana Gospa News. Dal 2019 è autore sul sito americano di gepolitica ed intelligence militare Veterans Today. Le sue investigazioni internazionali sono state pubblicate su Reseau International, Sputnik Italia, Maurizio Blondet e altri portali di contro-informazione. Alcune inchieste sono state tradotte in varie lingue e pubblicate su siti cinesi, russi, bulgari, mediorientali e latino americani. https://gospanews.net

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