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Crisanti: “Massima prudenza per il vaccino che verrà, altrimenti sarà un’arma per i No Vax”

Deus ex machina del contenimento della pandemia in Veneto, da poco anche consulente della Procura di Bergamo nella vexata quaestio della mancata zona rossa in Valseriana, il virologo Andrea Crisanti dell’Università di Padova è sempre in prima linea. Non rifiuta mai un’intervista, non nasconde mai il proprio pensiero, e ai microfoni di Sky è tornato a parlare di virus, contagi di ritorno e seconda ondata, ma soprattutto ha focalizzato l’attenzione sul vaccino che verrà, centrando perfettamente il punto.

L’nversione logica di alcuni medici coinvolti nella gestione del Covid19 è allarmante. Secondo Crisanti se il vaccino dovesse provocare reazioni avverse potrebbe diventare arma No Vax. Con buona pace delle preoccupazione reali per la salute.

Se, infatti, allo scoppio della pandemia, nelle prime settimane, quelle più dure, si poteva pensare che quanto stava accadendo avrebbe inveitabilmente spazzato via con un colpo di spugna il movimento No Vax, così non è stato.

Una soluzione in grado di sconfiggere il virus, un vaccino per porre fine alle sofferenze piombate fra il capo e il collo del pianeta, in quei drammatici giorni sembrava senza ombra di dubbio il principale desiderio di tutti, italiani in primis.

Ma già a fine aprile i primi sondaggi (ancor prima del diffondersi di teorie complottistiche del tipo “è tutta un’invenzione dei governi e delle case farmaceutiche”) riportavano a sorpresa l’intenzione da parte di una buona fetta di italiani di non ricorrere al vaccino, una volta pronto: secondo un’ultima rilevazione della Cattolica a fine giugno addirittura il 41% degli italiani (quasi uno su due) sarebbe tuttora  contrario a vaccinarsi.

Crisanti mette in guardia sulle “scorciatoie”

Ad ogni modo, la corsa verso il vaccino che sarà procede cercando di bruciare al massimo i tempi: sono più di un centinaio i vaccini allo studio in tutto il mondo, la curva epidemiologica mondiale è ancora drammatica e l’esigenza di contrastare la pandemia da parte dei sistemi sanitari resta al primo posto, senza considerare il fatto che sul fronte delle case farmaceutiche chi arriverà per primo si aggiudicherà un business miliardario.

“Questi studi richiedono tantissimo tempo – dice Crisanti – In genere lo sviluppo di un vaccino richiede quattro o cinque anni. Ogni scorciatoia che prendiamo in questo processo aumenta la possibilità, uno che il vaccino non faccia nulla, e due che addirittura sia dannoso per alcune fasce della popolazione. Questo sarebbe gravissimo: sia se non facesse nulla, sia se causasse qualche effetto indesiderato o non previsto, perché darebbe un’arma formidabile a tutti quelli che si oppongono all’uso della vaccinazione”.

Articolo estratto da PrimaLecco



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