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DOTT. AGOSTINO CIUCCI: VACCINO O TERAPIA GENICA?



La parola “vaccino” deriva dal latino Variolae vaccinae (vaiolo bovino), che Edward Jenner ha dimostrato nel 1798 poteva prevenire il vaiolo negli esseri umani. Oggi il termine “vaccino” si applica a tutti i preparati biologici, prodotti da organismi viventi, che migliorano l’immunità contro le malattie e che prevengono (vaccini profilattici) o, in alcuni casi, trattano le malattie (vaccini terapeutici).

E questo non è ciò che è. 

Loro (Moderna e Pfizer) sono stati abbondantemente chiari nel dire che il filamento di mRNA che sta entrando nella cellula non serve a fermare la trasmissione,  è un trattamento. 
 Ma se fosse raccontato come un trattamento, non otterrebbe l’orecchio comprensivo delle autorità sanitarie pubbliche perché allora la gente potrebbe chiedersi: “ Quali altri trattamenti ci sono? 
L’uso del termine vaccino per descrivere ciò che vorrebbero sperimentare sull’intera popolazione mondiale è inconcepibile per la sua stessa definizione legale. 

Finalmente inizia a diradarsi la nebbia tra le fumose menzogne a cui Big Pharma e i governi ci stanno pian piano abituando con la loro inaccettabile sfacciataggine.
Abbiamo già trattato l’argomento ma oggi siamo felici di trovare una voce equilibrata e professionale direttamente qui in Italia senza dover citare i soliti SACHA STONE, ROCCO GALATI, ROBERT F. KENNEDY JR., DR. JUDY MIKOVITS E DR. DAVID MARTIN.

Dott. Agostino Ciucci: “Ma quanta ipocrisia poi sto vedendo.”

Riportiamo integralmente un post su Facebook del Dott. Agostino Ciucci (Dirigente Medico, medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza presso il “Vito Fazzi” di Lecce).

Vaccino o terapia genica?
Io non metto in dubbio il potenziale di questa nuova terapia genica che si ostinano a chiamare vaccino.
Io metto in dubbio il suo utilizzo come vaccino e anche se utilizzata come vaccino, metto in dubbio la tempistica della somministrazione e cioè quella di completarsi quando già è avvenuta l’immunità di gregge.
E il fatto che molte positività sono emerse subito dopo aver fatto il vaccino, anche se sono un numero non ancora elevatissimo, lo fa pensare.

Fa pensare alla rottura di equilibrio tra il virus e il sistema immunitario.
Molti soggetti, infatti, hanno già il virus nelle prime vie aeree a testimonianza che i coronavirus hanno capacità, legate alle svariate mutazioni, di entrare a far parte del nostro microbiota.

Questo che di primo acchito potrebbe sembrare un processo passivo, è in realtà un complesso e delicato sistema, fortemente regolato da un vincolo fatto di reciproci vantaggi.
L’organismo umano fornisce substrati nutrivi alla propria flora batterica e virale, che in cambio lo protegge dai patogeni, impedendo lo sviluppo di altri microrganismi nel medesimo habitat. In queste complesse interazioni, il sistema immunitario rappresenta uno spettatore attento, pronto ad intervenire qualora l’equilibrio si spezzasse, come sta accadendo per chi si sta vaccinando e produce anticorpi.
Suggestivo, ma realistico.

Ma quanta ipocrisia poi sto vedendo.
L’ipocrisia di chi pensa che vaccinandosi lo sta facendo anche per gli altri, l’ipocrisia di chi lo fa per salvare gli anziani, ma ha la memoria corta.Dov’erano quando gli stessi anziani morivano nei pronto soccorso, con le terapie intensive al collasso anche negli anni pre-Covid?
E perché, invece, se si voleva ridurre la mortalità, non investire in nuove terapie antibiotiche, visto che la più alta mortalità intraospedaliera di anziani e persone fragili, anche di quelle con il COVID-19,è legata alle infezioni correlate all’assistenza o ICA (in passato denominate infezioni ospedaliere o infezioni nosocomiali)?
Sai quante MRSA (infezione batterica umana provocata da ceppi di Staphylococcus aureus resistenti a molti antibiotici) selezioniamo nei nostri pazienti COVID-19, sottoposti a terapia antibiotiche profilattiche ed ossigeno somministrato per molti giorni.
Allora si che avrei postato volentieri una mia foto con la fiala di un nuovo antibiotico per le infezioni resistenti.

Ma, poi, la cosa che mi fa molto arrabbiare, e molti lo commentano anche nei propri profili, è quella di consigliare di vaccinarsi per riprendersi la libertà.
Si, perché hanno “giocato” proprio su questa per costringerci a credere che l’unica soluzione potesse essere solo quella del vaccino.

La perdita della “libertà”.
Una perdita di cui stanno pagando un prezzo altissimo soprattutto i giovani.In questi ultimi mesi si è assistito ad un’impennata di gesti di autolesionismo e tentativi di suicidio tra i nostri ragazzi.
Alla base, la mancanza di scuola e sport come valvola di sfogo.
E anche ad emergenza sanitaria finita, tutto questo potrebbe avere conseguenze di lunga durata.

Secondo il Prof. Stefano Vicari, ordinario di Neuropsichiatria Infantile al Bambin Gesù di Roma, a preoccupare non è solo l’immediato, ma anche le conseguenze alla lunga distanza: l’isolamento forzato, l’alienazione dovuta alla presenza massiccia della tecnologia, la fobia sociale saranno tutte cose con cui doversi confrontare anche quando l’emergenza sanitaria sarà chiusa.
Un tema tanto importante quanto sottovalutato quello dell’impatto sociale della pandemia.

Obnubilati dai dati su contagi e morti, dai DPCM che cambiano colori alle regioni nemmeno fosse una partita fra amici a “Uno”, tutto il resto sembra passare in secondo piano. Con le gravi conseguenze che ora i sanitari del Bambin Gesù mettono brutalmente davanti agli occhi di tutti.
«C’è un altra fetta nel mondo di giovani che si chiudono sempre di più dentro casa, dentro la stanza, che trascorrono ore ai videogiochi senza nessun interesse sociale. Che vivono l’inutilità della relazione e confinano sempre più questo mondo ai tablet o agli strumenti tecnologici.

Finita l’emergenza sarà molto difficile farli uscire di casa. È li che trovano rassicurazione. È lì che gli si rinforza il sintomo di una fobia sociale che spesso si accompagna a forme più o meno acute di depressione».

La Pandemia pompata è servita solo ai produttori di vaccini e alle multinazionali che comandano il mondo.
IPOCRISIA.
Buona giornata.

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