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DOVE STA LA VERITÀ? COME FARE UNA RICERCA

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DOVE STA LA VERITÀ? COME FARE UNA RICERCA. Se andando su un motore di ricerca, inseriamo un nome proprio, uno di quelli molto comuni, ci accorgiamo che il motore – attingendo perlopiù ai social – ci dà una lista interminabile di persone con lo stesso nome e, spesso, con il medesimo cognome, che abitano anche nella stessa regione o città.

Magari, leggendo i profili, ci accorgiamo che molte di queste persone hanno fatto un viaggio negli Stati Uniti o in una di quelle mete turistiche più gettonate. E qui, niente di strano.

OMONIMIA E IDENTITÀ

Ma cosa pensereste se qualcuno, notando due o tre punti in comune tra qualche profilo preso a caso, affermasse ostinatamente che i due, tre, cinque casi di omonimia, in realtà, riguardino la stessa persona? Cioè, che il carpentiere Mario Rossi, di Milano, sia lo stesso Mario Rossi, benzinaio, di Bergamo, solo perché portano lo stesso nome, e che all’ufficio anagrafe avrebbero manomesso i dati, per non far scoprire che il carpentiere sia, in realtà, un benzinaio?

E se questo qualcuno, nonostante le ragionevoli obiezioni mosse dal senso comune, continuasse imperterrito a voler far credere a tutti che sia in possesso di documenti top secret, rilasciatigli in esclusiva dai servizi segreti – che non vogliono in alcun modo che qualcuno sappia che il benzinaio, in realtà, sia lo stesso carpentiere – da 1 a 10, quanto lo riterreste credibile?

UN STRANO SILLOGISMO

Perché, leggendo un racconto di questo genere, la maggior parte di voi non lo prenderebbe mai minimamente in considerazione, né tantomeno spenderebbe dei soldi per acquistare un libro basato su un simile “sillogismo”?

Una risposta potrebbe essere la seguente: non sarebbe attendibile, dal momento che gli studi – soprattutto se rivolti al passato – devono essere fatti con metodo scientifico, da persone che abbiano appreso tale metodo, perseguendo almeno una laurea, la cui tesi finale è proprio la dimostrazione di una corretta acquisizione del metodo scientifico di ricerca.

Dopo aver tracciato qualche linea di metodi di ricerca (di cui sarebbe opportuno leggere qualche libro, ma in Italia non ce ne sono ancora), vi spiego il perché di questo preambolo.

LA RICERCA DELLA VERITÀ: UN CASO STUDIO

Qualche giorno fa, la Redazione ha pubblicato un articolo, fornendoci un caso studio su come fare una ricerca scientifica. Si tratta dell’articolo Gesù, l’ultimo figlio di Erode il Grande?, dove viene presentata una “tesi” alquanto singolare.

L’autore è una persona che ha autopubblicato libri sugli antichi testi sacri, senza, – ci sembra – conoscere le lingue originali di questi testi (latino, greco, ebraico, aramaico). Si può pensare, dunque, possa non disporre di quegli strumenti tecnici e critici necessari per svolgere una corretta analisi, acquisibili generalmente in ambito accademico (QUI).

ANALISI DEI DATI

Partendo da una citazione presa dall’opera di Giuseppe Flavio, Guerra giudaica I, 599-600, in maniera alquanto curiosa, il ricercatore fa un confronto con i Vangeli canonici, arrivando alla conclusione che Mariamme sia in realtà Maria, la madre di Gesù. Ma andiamo per ordine, esaminando in primo luogo il testo di Giuseppe Flavio.

DOVE STA LA VERITÀ? COME FARE UNA RICERCA
DOVE STA LA VERITÀ? COME FARE UNA RICERCA. Sopra, lo storico ebreo Giuseppe Flavio

Aggirandosi per tutta la reggia, i fantasmi di Alessandro e Aristobulo indagavano e svelavano i segreti e trascinavano alla condanna persone lontanissime dall’esser sospettate. Si trovò che anche Mariamme (Μαριάμμη), la figlia del sommo sacerdote, era partecipe della congiura; lo svelarono, infatti, i suoi fratelli sottoposti alla tortura. (Guerra giudaica, 1,599)

Flavio parla di “Mariamme”, mentre il nostro ricercatore scrive “Maria”. Possiamo considerala una prima forzatura del testo.

Poi, il nostro approda al testo evangelico di Matteo, affermando:

Curiosamente, secondo il vangelo di Matteo, Erode interroga sempre i fratelli e il padre di Maria Boeto, cioè i sommi sacerdoti dell’epoca, per sapere dove sarebbe nato Gesù. Ma perché i fratelli di Maria Boeto avrebbe dovuto sapere dove si nascondeva Gesù?

FORZATURE

Ora, nel Vangelo di Matteo non c’è traccia di questo interrogatorio ai fratelli e al padre di Maria Boeto. Ma leggiamo Matteo:

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella (Matteo 2,1-7).

Ecco una seconda forzatura: far dire ad un testo ciò che non ha mai detto. In questi casi, bisognerebbe citare la fonte (e.g. Mt 2,1), ma non viene fatto.

Una terza forzatura, consiste nell’identificare la classe sacerdotale del padre di Mariamme con la presunta classe sacerdotale degli ascendenti di Maria di Nazaret.

In primo luogo c’è da dire che non esisteva una sola classe sacerdotale, ma più di una. In secondo luogo, che la parentela non precisata tra Maria e Elisabetta non comporta che Maria sia di stirpe sacerdotale. È probabile che – come fa notare Ricciotti[1] – tale parentela fosse il risultato di un precedente matrimonio tra estranei.

In secondo luogo, esaminando la genealogia secondo Matteo (Mt 1,16) («Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo») e la lettera di san Paolo ai Romani, cioè, che «riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne» (Rm 1,3), è possibile desumere che Maria di Nazaret fosse della stirpe di David (regale) e non di Levi (sacerdotale).