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DUGIN E LA QUARTA TEORIA POLITICA

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Il filosofo russo Aleksandr Dugin è il principale ideologo dell’eurasiatismo contemporaneo nonché l’autore del più amato e, allo stesso tempo, odiato testo di filosofia politica La Quarta Teoria Politica, pietra angolare del suo pensiero critico e del nuovo risveglio. L’ultima edizione, a cura di Aspis Edizioni (QUI), presenta l’ultima prefazione dell’Autore, che è stata anche oggetto dell’intervista di cui sotto.

Il tema principale del libro è «il crollo totale della Modernità politica e l’esaurimento del suo potenziale storico», che trascina con sé la prima teoria (liberismo), la seconda (comunismo) e la terza (nazi-fascismo). Tutte e tre si basano sulla medesima visione del mondo, cioè, materialismo, meccanicismo, progressismo e ateismo, e mostrano – scrive Dugin – le medesime proprietà: «razzismo biologico o civilizzatore (etnocentrismo o “occidentalismo”, che vedeva l’Occidente come un tipo di società universale), il totalitarismo, e la tolleranza zero per il dissenso».

Oggi stiamo assistendo al crollo dell’ideologia liberale, che ha saputo neutralizzare e, soprattutto, fagocitare la seconda e la terza teoria, asservendole ai suoi stessi principi e esprimendole nella globalizzazione selvaggia e nel grande reset.

Nella nuova prefazione, Dugin sintetizza la strategia di costruzione della Quarta Teoria Politica in sette tappe, che vanno dalla critica alle prime tre teorie (liberismo, comunismo e fascismo) alla teologia esistenziale, dalla necessità di una nuova epistemologia, fino all’integrazione dei movimenti populisti di protesta contro il globalismo in un unico fronte policentrico della Quarta Teoria Politica e all’inizio della rivoluzione mondiale antiliberale e antiglobalista.

  1. Radicale e totale rifiuto del liberalismo in tutte le sue forme e con tutti i suoi prerequisiti teorici e metafisici;
  2. Critica radicale della seconda e terza teoria politica (comunismo e fascismo) come forme secondarie della Modernità, ugualmente permeate dallo spirito del Moderno e dalla sua metafisica: i prodotti dei Nuovi Tempi;
  3. eliminazione dell’individuo, della classe e della nazione come declinazioni politiche e ideologiche del soggetto della Modernità, seguita dall’eliminazione di questo soggetto stesso;
  4. Mettere al centro, laddove si libera lo spazio, il Dasein o la struttura pre-moderna dell’antropologia sacrale e dell’anima immortale con sviluppo parallelo della teologia esistenziale;
  5. Sviluppo basandosi sulla filosofia e la fenomenologia di Heiddeger (comprese le idee di Brentano e di Husserl, ma anche la lettura fenomenologia di Aristotele) di forme più dettagliate del Politico (das Politische di Carl Schmitt) – comprese le istituzioni, le leggi e i regolamenti;
  6. Integrazione dei movimenti populisti e di protesta su scala globale in un unico – anche se multipolare, policentrico – fronte della Quarta teoria Politica;
  7. Inizio della rivoluzione (conservatrice) mondiale: antiliberale e anti-globalista.

Queste sette “tappe” possono essere anticipate in generale già adesso: le prime quattro sono descritte in termini più generali in questo libro, La Quarta Teoria Politica.

Scrive ancora Dugin:

La morte del liberalismo causerà la fine irreversibile della Modernità, ma, invece del nichilismo della sinistra post-moderna o del realismo speculativo (object oriented ontology), la Quarta Teoria Politica offrirà piuttosto un’alternativa costruttiva. Alla distruzione postmoderna preliminare nel nostro caso seguirà la ricostruzione ontologica e politica (oltre che epistemologica), la riconquista dello spazio contemplativo ed esistenziale temporaneamente occupato dalla Modernità e ancora sotto il suo controllo.

Il libro La Quarta Teoria Politica è il primo passo di una grande impresa. E sono convinto che l’Italia – il Paese di Empedocle, Pitagora, Virgilio, Cesare, Ficino, del Concilio di Trento e di Julius Evola – sarà ancora una volta uno tra i territori prescelti per la rinascita dell’Apollo solare e della trascendenza verticale.

Così Mosca, la Terza Roma, restituisce il testimone alla Prima Roma.

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