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ÉLITE IN CERCA DI GATEKEEPER?

Scardovelli chiede il green pass per partecipare ai suoi seminari. Si scatena il putiferio sul web, i suoi follower insorgono accusandolo di incoerenza e lui è costretto a scusarsi per l’errore.

Quando ho scritto l’articolo “Niente pallottole, solo siringhe e terrore. Fenomenologia del totalitarismo sanitario in Italia”, non avrei mai pensato che nella categoria di persone a servizio del Potere potesse scivolare anche Mauro Scardovelli, noto psicoterapeuta, giurista e capo del dipartimento formazione di “Ancora Italia”. Personaggio di spicco nella difesa dei principi costituzionali si è schierato spesso contro le norme illegittime degli ultimi governi, spiegando con dovizia di particolari la gerarchia delle fonti. Ebbene, proprio lui, avrebbe organizzato un seminario “La Rivoluzione Costituzionale”, chiedendo ai partecipanti di autolimitare i loro diritti costituzionali per partecipare in presenza, proprio mentre i suoi sodali di partito scrivevano che “Chi non chiede il green pass è un eroe. Quando la delinquenza diventa legge resistere diventa una necessità”. Così ha parlato l’eminenza grigia di “Ancora Italia”:

Ecco le regole. Super Green Pass, che vuol dire o terza dose o guariti da meno di 6 mesi, solo loro possono partecipare in presenza al seminario.

La scelta di chiedere il Green Pass non è ovviamente una scelta nostra è la struttura che ce lo chiede, altrimenti non si può andare.

“Ma allora perché non cercare un’altra struttura che non chieda il green pass?” domanda un intervistatore.

Non è che non ci abbiamo pensato. Abbiamo avuto anche dei suggerimenti. Il problema non si risolve perché il convegno, fatto comunque in violazione delle regole, potrebbe essere fermato in qualunque momento dalla polizia. […] Noi siamo molto visibili e quindi saremmo i primi ad essere cercati.

Dopo aver queste brillanti esposizioni, il giurista cerca di giustificare la richiesta del green pass con un artificio filosofico, che ricorda molto la dottrina della doppia verità, secondo cui sono vere entrambe le conclusioni cui si è giunti con due diversi ragionamenti, anche se contradditorie. Ed ecco spuntare l’etica dei principi e l’etica della responsabilità.

Etica dei principi: con i nazisti si combatte e non deve esserci mai sottomissione. Quindi sottomettersi al green pass sarebbe una forma di sottomissione, una sorta di resa. L’etica della responsabilità ragiona diversamente. Ovviamente, mantiene il principio che con i nazisti si combatte e non si collabora, però bisogna vedere di combattere nel migliore dei modi. Mentre l’etica dei principi non guarda tanto al risultato, l’etica della responsabilità guarda al risultato. A noi, conviene fare qualcosa dove siamo molto a rischio, non solo di essere colpiti ma anche di essere messi in pessima luce dal mainstream, che non vedrebbe l’ora?

L’incontro deve essere fatto per vedersi, incontrarsi, ricordarci di essere umani ma alle regole di coloro che non ci vogliono più tali. Giocare in casa nostra alle regole del nemico. Poi, durante un’altra intervista rilasciata a MePiù per ricucire lo strappo, il giurista se ne esce dicendo che se i nazisti lasciano cadere dei mitra (green pass), noi li dobbiamo usare. Il problema, però, è che, chiedendo il green pass ai potenziali partecipanti, non si usa il mitra contro i nazisti ma si spara contro i propri commilitoni, cioè, contro quei poveri (dis)illusi che vedevano nel giurista-psicoterapeuta un simbolo della resistenza.

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Qualcuno ha ipotizzato che abbia agito da sprovveduto, dal momento che non è stato in grado di provvedere ad una valida alternativa che potesse salvare capra e cavoli, cioè, fare il seminario stando alle regole della Costituzione, come usava insegnare fino a qualche mese fa. La giustificazione da lui preparata a tavolino, però, non sembra essere la risposta di uno sprovveduto ma, probabilmente, di uno che si sta preparando a fare il grande salto.

Chiedere il green pass e dare la colpa alla struttura da lui scelta non è proprio una grande strategia. E neanche ricorrere al giochino della doppia verità. Domandare il green pass alla stessa stregua di quegli esercenti che per paura della multa negano una bottiglietta d’acqua persino ai bambini, a chi giova se non al sistema tirannico che si vorrebbe combattere? Non vuol dire, forse, essere parte degli ingranaggi del sistema dittatoriale, incentrato sul proprio sul green pass?  

Non credo che si possa parlare di una semplice svista degna di uno sprovveduto. È possibile che l’autore abbia tirato fuori del suo, cioè, abbia rivelato (forse involontariamente) i suoi pensieri più profondi. Il messaggio che ha trasmesso è palese: per distruggere le regole distopiche (e dispotiche) è necessario sottomettersi alle stesse, cioè, per distruggere il male bisogna assecondarlo e assoggettarsi alle sue leggi. Tale principio ricorda molto la dottrina gnostico-sabbatiana del santo peccato, elaborata da Nathan di Gaza nel 1666, per cui per distruggere il male è necessario compiere azioni malvagie. Ma forse è solo una coincidenza.

Due anni fa, quando uscì il libro “L’amore è un’azione”, rimasi alquanto perplesso su alcune posizioni dell’autore ma, soprattutto, quello che mi colpì fu una citazione evangelica manipolata ad arte. A conclusione del suo libro, il nostro scrive:

«Non io, la tua fede ti ha salvato» ha detto Gesù a chi lo ringraziava per la guarigione ottenuta. Che cosa significa fede? Significa apertura e affidamento totale, senza condizioni. Chi ha fede, e vi si affida, riceve ciò di cui ha bisogno per guarire. Da chi riceve? A questa domanda, i veri medici di ogni tempo e tradizione rispondono: dal principio di autoguarigione, insito nella vita. Ricordate le parole di Gesù: «Io sono la Verità, io sono la Via, io sono la Vita»? Quindi: io sono il principio vitale di autoguarigione.[1]

La citazione evangelica tagliata e deformata, è presa da Marco 10,51-52:

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Dal racconto evangelico è chiaro come sia Gesù a guarire il cieco che si è affidato a lui, cioè, che ha avuto fede nel salvatore. È la fede nel salvatore che salva, non la fede in se stessa o nel principio di autoguarigione. Il filosofo psicoterapeuta sembra aver stravolto volontariamente il messaggio evangelico, facendo dire al testo evangelico quel che il testo non ha mai detto e, cioè, che ti salvi da solo se credi in te stesso Via, Verità e Vita. Questa lettura dell’evangelo è tipicamente gnostica, come anche l’equiparazione (sincretista) tra Budda e Gesù:

La via del Buddha e la via di Gesù, dal punto di vista che ci interessa, conducono nello stesso luogo: la piena consapevolezza, la felicità indistruttibile, la divinizzazione della nostra Anima.[2]

Anche qui, si può essere credenti o meno, ma la via del Budda è immanente mentre quella di Cristo è trascendente. Dire che immanenza e trascendenza siano la medesima cosa e conducano al medesimo luogo, è alquanto discutibile, soprattutto quando il buddismo non contempla l’esistenza di un Dio personale. Anche qui, semplice svista di uno sprovveduto o strategia di un abile conoscitore di PNL?

Ma ritorniamo al presente. A poche ore dal disastro, Scardovelli ha cercato di correre ai ripari. Su Byoblu chiede scusa per aver commesso un grave errore ma, a nostro avviso, non fa che peggiorare le cose, soprattutto quando afferma che il green pass costituisce un dettaglio poco importante e che tutto questo putiferio sia stato causato dal fatto che «gli animi sono molto accesi» (QUI). Insomma, il problema non è stato chiedere il green pass, oltraggiando la Costituzione come fanno ormai in tanti, ma è dovuto agli animi accesi delle persone! Su una cosa, forse, si può concordare: ha commesso un grave errore di calcolo, cioè, ha sottovalutato le reazioni di quelle persone che si aspettavano da lui una certa coerenza e non che desse un colpo al cerchio e uno alla botte.

Un’altra cosa che ha attirato la mia attenzione è che Scardovelli con il suo entourage abbiano avuto tutti contemporaneamente il Covid e siano guariti tutti allo stesso tempo, ottenendo un green pass che, prima della scadenza, consentirà loro di partecipare al seminario e stare a posto. E gli altri? Semplice, dopo aver pagato, ecco le regole: «Super Green Pass, che vuol dire o terza dose o guariti da meno di 6 mesi», regole che sembrano un’istigazione al suicidio, dato l’alto tasso di mortalità dei sieri. Ma questo, per il giurista ed ex candidato alla Presidenza della Repubblica è solo un dettaglio, niente di importante. Se vuoi combattere contro il totalitarismo devi sottometterti al sistema secondo l’etica della responsabilità.

Che dopo il crollo delle false opposizioni, le élite siano alla ricerca di nuovi gatekeeper? Per ora non sappiamo e vogliamo sperare che così non sia. Il tempo sarà galantuomo.


[1] Scardovelli, M., L’amore è un’azione. Come abbandonare l’ego e ornare a te stesso, Rizzoli, 2020, p.127.

[2] Idem, p. 20.

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Armando Savini

Armando Savini è un economista, saggista, cultore di esegesi biblica e mistica ebraica. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in HR Management, si è occupato di scienza della complessità e delle sue applicazioni all’economia. Già cultore della materia in Politica economica presso la cattedra del Prof. Giovanni Somogyi alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, è stato docente a contratto di storia economica, economia, HR management e metodi di ricerca per il business. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sovranità, debito e moneta. Quello che dovresti sapere e non ti hanno mai detto (‎2021); Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele (Diarkos 2020); Le due sindoni (Chirico, 2019); Il Messia nascosto. Profezie bibliche alla luce della tradizione ebraica e cristiana (Cantagalli-Chirico, 2019); Maria di Nazaret dalla Genesi a Fatima (Fontana di Siloe, 2017); Risurrezione. Un viaggio tra fede e scienza (Paoline, 2016); Dall’impresa-macchina all’impresa-persona. Ripensare l’azienda nell’era della complessità (Mondadori, 2009).

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nadia

Non si può commettere uno sbaglio sapendo di sbagliare.
Quello che lui non immaginava, secondo me è che la sua scelta poteva creare un simile clamore mediatico.
Sono molto dispiaciuta perchè è una persona che ho sempre stimato e apprezzato. Spero che in futuro non perseveri sullo stesso comportamento contradditorio

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