Pedofilia

Epstein, il milionario pedofilo e quei quadri maledetti.

Bill Clinton viaggiava ripetutamente sul “Lolita Express”, l’aereo del magnate-pedofilo Jeffrey Epstein. E secondo quanto emerso nei giorni scorsi, aveva visitato anche “l’isola delle orge”. L’amicizia che imbarazza i Clinton.

Il mistero dei “quadri maledetti” ritrovati a casa di Epstein

legare i Clinton al caso Epstein anche il “quadro maledetto“, come lo definisce Vanity Fair, ritrovato nella villa di Manhattan del milionario, che ritrae Bill vestito da donna, con indosso un vestito che secondo Vf rimanderebbe all’abito indossato da Hillary al Kennedy Center Honor del 2009.L’artista e autrice dell’opera è Petrina Ryan-Kleid, una ritrattista satirica che lavora principalmente a olio, che avrebbe realizzato l’opera quando era studentessa alla New York Academy of Art. Il pezzo è andato all’asta al Tribeca Ball nel 2012, anche se non è chiaro quando Epstein l’abbia acquistato. “Chiunque vedeva quel quadro non poteva non ridere” racconta un testimone. Chissà se l’ex presidente, che almeno 27 volte avrebbe viaggiato sul jet privato di Epstein, ha mai visto quella immagine appesa in quella casa. Ma c’è anche un altro dipinto che ritrae un altra conoscenza di Epstein, il quadro rappresenta George Bush seduto sul pavimento intento a giocare con degli aeroplanini di carta, davanti a lui due torri abbattue di mattoncini di legno. Inquietante.

Jeffrey Epstein e Bill Clinton: una frequentazione non certo sporadica quella fra l’ex presidente degli Stati Uniti d’America e il milionario accusato di abusi sessuali e traffico di minori e trovato morto lo scorso 10 agosto nel carcere di New York per un apparente suicidio.

L’ultima indiscrezione sul controverso rapporto che imbarazza i Clinton con il magnate-pedofilo amico dei vip dell’altà società americana è emersa pochi giorni fa: l’ex presidente Usa aveva negato più volte di avere mai messo piede nella residenza privata del finanziere, ammettendo esclusivamente di avere viaggiato per quattro volte con il chiacchierato imprenditore a bordo dell’aereo personale di quest’ultimo, il Lolita Express. Ma a quanto pare non è proprio così.

L’accusa contro Clinton: “Era sull’isola di St. James”

Una testimonianza rilanciata in questi giorni dai media Usa, infatti, contraddice la tesi dell’ex presidente degli Stati Uniti. Steve Scully, 70 anni, ex dipendente di Epstein, ha rivelato tutto ai produttori della serie tv in onda su Netflix, “Jeffrey Epstein – Soldi, potere e perversione”. Secondo quanto riportato da Scully, l’ex presidente democratico frequentò Epstein anche nella tristemente famosa “villa delle orge” situata sull’isola caraibica di Little St James, ubicata nell’arcipelago delle Isole Vergini americane e di proprietà del milionario. Come riportato dal Giornale.it, il settantenne, già responsabile delle linee telefoniche e dei collegamenti Internet sull’atollo incriminato, ha dichiarato, nell’intervista Netflix citata dalla versione Usa del Sun, di avere avvistato una volta Clinton mentre si rilassava in compagnia di Epstein nei pressi del portico d’ingresso della residenza caraibica. Scully non accusa Clinton di comportamenti inappropriati, ma ricorda che quando nell’isola di Little St James arrivava l’ex presidente, non c’erano mai altri ospiti. Secondo le indagini della procura, nel resort caraibico si sarebbero tenuti incontri sessuali e orge con ragazze anche di 14 anni, organizzate dal finanziere per sè e per il suo giro ristretto di amici, tra cui il principe Andrea.

Ma le accuse contro Bill Clinton si fermano qui. Nei giorni scorsi l’ex presidente dem è stato accusato di essere stato l’amante di una stretta collaboratrice del magnate, Ghislaine Maxwell. La vicenda viene raccontata nel libro uscito in questi giorni negli Usa e intitolato A Convenient Death: The Mysterious Demise of Jeffrey Epstein, scritto dai giornalisti investigativi Alana Goodman e Daniel Halper. Un portavoce di Bill Clinton ha dichiarato questa settimana che qualsiasi storia che collega l’ex presidente con l’isola di Epstein, soprannominata “isola delle orge”, non è vera. “Questa è una bugia”, ha detto il portavoce di Clinton Angel Urena al New York Post.

Quei voli sospetti sul Lolita Express

Jeffrey Epstein prestava inoltre all’ex presidente il suo jet per viaggiare oltreoceano. I registri di volo ottenuti da Fox News dimostrano che Bill Clinton ha compiuto almeno 27 viaggi a bordo del Boeing 727 di Epstein, soprannominato “Lolita Express”, dal 2001 al 2003. “Bill Clinton…associato a un uomo come Jeffrey Epstein, che tutti a New York, certamente nei suoi circoli più ristretti, sapevano essere un pedofilo”, ha dichiarato Conchita Sarnoff dell’associazione no-profit Alliance to Rescue Victims of Trafficking.

Secondo Fox News, l’ex presidente dem viaggiò ripetutamente tra il 2001 e 2003 con Jeffrey Epstein e con altri passeggeri. I registri di volo ufficiali depositati presso la Federal Aviation Administration mostrano inoltre che Clinton ha viaggiato in alcuni dei viaggi con ben 10 agenti dei servizi segreti statunitensi. Il jet ha guadagnato il suo soprannome – Lolita Express – perché secondo quanto ricostruito era dotato di un letto dove gli ospiti del finanziere facevano sesso di gruppo, anche con ragazze molto giovani e minorenni. Tra coloro che viaggiavano regolarmente con Bill Clinton c’erano i soci di Epstein: Ghislaine Maxwell e l’assistente di Epstein, Sarah Kellen, entrambi indagati dall’Fbi e dalla polizia di Palm Beach per aver reclutato ragazze per il milionario e i suoi amici.

Un’amicizia che preoccupava la campagna presidenziale 2016 di Hillary Clinton

Il legame fra Epstein e l’ex presidente Usa destava parecchia preoccupazione nella Campagna presidenziale di Hillary Clinton, nel 2016. Le e-mail hackerate e pubblicate da WikiLeaks mostrano che i membri dello staff della campagna tenevano regolarmente monitorati i post social e le notizie apparse sui media riguardanti i rapporti fra il milionario e Bill Clinton, temendo che potessero uscire indiscrezioni dannose per la campagna dell’Ex Segretario di stato.

Ma non solo: Epstein era solito minacciare coloro i quali osavano mettersi sul suo cammino. Graydon Carter, ex direttore di Vanity Fair, fu una delle vittime che sperimentò sulla sua pelle la crudeltà del finanziere.

Come rivela il The Sun, nel 2007 l’editore stava preparando un pezzo sulle vicende in cui era implicato il milionario, quando di ritorno a casa con la sua famiglia, fece una scoperta sconvolgente. Una testa di gatto e un proiettile erano stati lasciati davanti alla sua porta. Pur non avendo prove a sostegno della sua tesi, Carter si dice sicuro che la macabra sorpresa fu lasciata da Epstein con lo scopo di intimidirlo. Dello stesso avviso è John Connolly, giornalista di Vanity Fair, che ha raccontato cosa accadde al suo capo quel giorno del 2007. “C’era la testa di un gatto sotto il loro portico”, ha rivelato Connolly nel documentario di Netflix. “Non c’è alcun dubbio: era stato lasciato da Epstein o da qualcuno mandato da lui”.

Carter, inquietato dall’accaduto, ha però rivelato di non aver ceduto alle intimidazioni dell’uomo e di essere andato avanti con il pezzo.“Epstein si circondava di persone che sapevano essere spaventose, se non dimostravi di essere un duro. Al tempo non ci fu alcuna indagine e non avevo idea all’inizio di chi fosse il responsabile”. I metodi intimidatori del milionario erano all’ordine del giorno e avrebbe fatto di tutto pur di preservare la sua privacy e soprattutto, di non far trapelare i suoi più intimi e sordidi segreti. Secondo Connolly il finanziere “non conosceva confini” e pare che una volta assunse un detective privato per indagare nella vita privata del capo della polizia di Palm Beach, reo di aver aperto un’indagine sul traffico di minorenni dell’uomo.

Ma gli episodi di minaccia di cui Epstein si serviva, colpirono più di una persona all’interno della redazione di Vanity Fair. Nel 2003 Vicky Ward, giornalista del famoso magazine, stava scrivendo un pezzo di inchiesta sui crimini commessi dal misterioso ricco finanziere, e decise di intervistare due delle sue vittime. Un giorno ricevette una telefonata da Epstein in persona che lasciò la reporter a dire poco scioccata. “Vicky, se non mi piace il pezzo che hai scritto, potrebbe essere dura per te e la tua famiglia”, le disse il magnate. La Ward all’epoca aspettava due gemelli e quello che l’uomo le disse, le diede modo di comprendere la cattiveria dell’uomo e il suo potere. “Dove partorirai? Non importa, tanto conosco tutti i medici di tutti gli ospedali. Se non mi piace l’articolo, farò in modo che uno stregone venga in ospedale e lanci una maledizione ai tuoi bambini”.

Come un gangster abituato a comandare con la forza, Jeffrey Epstein, asso dell’alta finanza e filantropo di facciata, riuscì per tanti anni a celare la sua vera natura predatoria e deviata, grazie alle intimidazioni. Ma il giro di prostituzione minorile che aveva creato era ormai troppo vasto, e neppure le minacce impedirono agli inquirenti di porre fine ai suoi crimini. Epstein morirà suicida in carcere il 10 agosto 2019.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/

Davide Donateo

Sono il fondatore e direttore (editor se preferite) di Database Italia. Il mio indirizzo e-mail è: [email protected]

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