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FELICITÀ È TROVARE VARIETÀ NELLA RIPETIZIONE

Chi corrompe la lingua corrompe il popolo che la parla, e la corruttela viene dalla licenza come dalla servitù

(Giuseppe Giusti “Raccolta di Proverbi Toscani” nuovamente ampliata e pubblicata da Gino Capponi nel 1871)

Di S.Cosa

Partendo da un aforisma dello scrittore statunitense Jeffrey Eugenides, “per essere felici bisogna trovare varietà nella ripetizione”, lanciamo una sfida al realizzare quante più diversità possibili, da questo sconcertante tuffo nel passato.
Era il lontano 1938, quando un non ben definito comitato tecnico scientifico di allora, pubblicava a Luglio il suo “Manifesto sulla salute”, rimanendo anonimo per buon gusto, purché si ventilasse che dietro la sua stesura ci fosse la mano di Mussolini.

In piena estate, sotto gli ombrelloni, gli italiani che si inebriavano della vittoria di Gino Bartali al 32° giro di Francia, compresero che le “considerazioni storiche, linguistiche, religiose”, iniziavano ad avere poco valore rispetto alla “biologia” e al concetto di salute e integrità della Nazione.
Il 5 Agosto, quella specie di manifesto per indicare i parametri della “Razza Pura”, venne nuovamente pubblicato a nome di docenti di patologia, antropologia, pediatria, e demografia, tra loro anche il Direttore dell’Istituto di Zoologia di Roma, il Direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il CNR, il Presidente dell’Istituto Centrale di Statistica, Il Direttore dell’Istituto Di Patologia Speciale Medica e il Presidente della Società Italiana di Psichiatria.

Nel mentre che l’estate si allietava con le operette e le canzoni di Vittorio De Sica (padre del nostro Christian), il popolo fu allertato dall’arrivo di una pandemia biologica, una sorta di virus mentale, ospitato in nostri simili, colpiva il DNA alterando la genetica della razza: non bisognava mescolarsi, diventava coerente un precauzionale distanziamento da chi ne era infetto.

Gli scienziati avvisavano che era difficile scoprire il male, non si riconosceva né dall’estetica, né dall’etica, né dalla gentilezza o dalla moralità, ma chiunque poteva contagiarsi.

Con un morbo che non dava chiari sintomi esteriori, i mesi di Luglio ed Agosto del 1938 passarono con ventilate restrizioni da attuare, per non propagare un danno biologico dal mescolarsi tra simili.

La situazione si fece difficile, tutti si sentirono chiamati in causa, la pubblicità di allora martellò sul senso civico per “elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità”, divenne imperativo che “i caratteri fisici e psicologici non devono essere alterati in nessun modo”: l’attenzione a questo voleva dire l’impegno a impedire un possibile contagio comune. Il Paese andava salvato dai portatori di una nuova infezione, un nuovo virus psichiatrico scoperto dalla biologia e dalla scienza, che metteva in pericolo anche il futuro stesso della Nazione.

Fu deciso che per informare su come riconoscere il morbo e accertarsi di rilevare, quindi estirpare, quei caratteri con cui medici e psichiatri lo identificavano, occorreva usare “la misura della vita morale del paese”.

La scuola italiana divenne la mano agente della prima legge genetica basata su assunti biologici e religiosi. Capofila per una politica sanitaria usando l’istruzione come carro armato di una guerra ancora invisibile, l’Italia anticipò la Germania nazista, che istituirà le Leggi razziali a Novembre 1938, due mesi dopo aver visto l’effetto italiano.

Dal Settembre del 1938 in poi, il “Bel Paese” divenne l’esperimento di una “pulizia del personale italiano malato” grazie alla scuola dell’obbligo e adoperandosi per salvaguardare i ragazzi ed evitare infezioni, il problema fu affrontato concretamente.

Mussolini e il ministro dell’Educazione di allora, il Giuseppe, Bottai, con due decreti legge fatti d’urgenza, idearono e impostarono la prima politica di esclusione in tutte le scuole del Regno. In nome di una sicurezza biologica totale del mondo scolastico, nessun bambino sarebbe mai stato contagiato, inoltre avrebbe imparato a riconoscere chi aveva il morbo: nessuno si oppose e iniziò il dover dimostrare di avere un certo DNA, essere di una certa “razza” per entrare a scuola, attraverso una sorta di tampone molecolare ideologico.
Quel giorno è definito come “la pagina più vergognosa della storia italiana”, era il 5 Settembre 1938, tutte le famiglie furono chiamate ad eseguire quanto stabilito dal Regio Decreto Legge n. 1390. Orgogliose dimostrarono di accettare di buon grado l’esibire la loro unicità con qualcosa che le differenziava, come si sa, l’orgoglio nazionale porta sempre a far festa!

Vennero chiamati “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola” e sancirono l’esclusione di persone dall’ufficio di insegnante, perché ree di un pensiero definito pericoloso per la salute altrui: non si poteva rischiare di infettarsi per persone non conformi geneticamente alla corretta visione di salute e integrità.

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Per quanto a livello fisico, accadeva di ammalarsi alla stessa maniera, con le stesse risposte del corpo in entrambi, infetti e sani restavano soggetti agli stessi virus, e una tessera di purezza non cambiava i decorsi morbosi che funzionavano ancora allo stesso modo, sia per i portatori del male, che per gli altri indenni.

Con l’allontanamento dai banchi e dalle cattedre di chi era possibile portatore di contagio, o perché stato a contatto con chi poteva contagiare, le scuole statali e parastatali di qualsiasi ordine e grado aiutarono nel piano di riconoscimento di chi non aveva genetica giusta. Fu solo permesso di proseguire gli studi agli studenti universitari, già iscritti nei passati anni accademici.

Iniziò il grande dubbio per coloro che ora, di punto in bianco, erano additati avere un gene insalubre e morboso, ma che si ammalavano, guarivano o morivano ancora allo stesso modo. La differenza non la riconosceva nemmeno la forza dell’ordine chiamata a scacciare dai luoghi pubblici, no chi aveva un’infezione visibile come la peste con le sue bolle, ma un virus interiore, pericoloso per chi diceva di non averlo, riconosciuto solo nel confessare di avere un altro rapporto con il corpo e le leggi che regolano la vita e con Dio.

Sorsero scuole parentali, per non perdere l’anno che era iniziato proprio male, ed il Governo, consapevole che la scuola era obbligatoria, istituì classi di minimo 10 alunni, per i bimbi infetti nati da genitori che la scienza aveva ora stabilito, avessero un concetto di “incolumità” diverso, così pericoloso, che ogni libro che ne parlava o scritto da chi era contagioso, fu escluso da tutte le scuole.



Dal 16 ottobre 1938, tutti gli insegnanti, i presidi e i direttori delle scuole ebrei furono sospesi dal servizio, così come gli aiuti assistenti universitari, il personale di vigilanza nelle scuole elementari e i liberi docenti. Dal momento che non era stata ancora elaborata una definizione giuridica di ebreo, si decise di considerare tale chiunque fosse nato da genitori entrambi di “razza ebraica”, indipendentemente dalla religione professata.”

Iniziò una nuova spinta educativa, con la privazione da tutte le scuole e università d’Italia di migliaia d’insegnanti e personale, il nuovo periodo di reset dell’istruzione si basò sulla salute, la biologia e la discriminazione dei simili.

Poco si sa di quelle sospensioni, di quelle cacciate dalle aule delle scuole italiane, nessun giornale ne parlava. “I recenti provvedimenti a tutela della razza rendono vacanti altre 11 cattedre, alle quali sarà provveduto entro breve termine“, dichiarava sommessamente il Governo, in uno dei pochi articoli pervenutici, per far fronte alla sospensione dei professori universitari di Bologna nel Novembre del ’38. Oramai la battaglia salutistica era iniziata, e come recita il Regio Decreto Legge del 15 Novembre 1938, “il personale (ebreo n.d.r.) appartenente ai ruoli per gli uffici e gli impieghi nelle Scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, è dispensato dal servizio, ed ammesso a far valere i titoli per l’eventuale trattamento di quiescenza ai sensi delle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Al personale stesso per il periodo di sospensione di cui all’articolo 3 del R. decreto-legge 5 settembre 1938-XVI, numero 1390, vengono integralmente corrisposti i normali emolumenti spettanti ai funzionari in servizio.
Dalla data di entrata in vigore del presente decreto i liberi docenti di razza ebraica decadono dall’abilitazione.

Partì sotto l’allegro sole d’Agosto di quell’anno 1938, la consapevolezza di una pandemia che infettava chiunque stesse a contatto con chi professava un’idea diversa, il contagio si diffuse presto in tutta Europa, la situazione precipitò e dalle aule per assicurare loro comunque un istruzione, dovettero creare poi recinti, ghetti nonché campi dove contenere i malati. Lì vi morirono diversi di quei bambini di quelle scuole parentali iniziate nell’anno in cui il nostro Bartali, pura razza italica, vinse il 32° giro di Francia.

Oggi, fortunatamente, i tempi sono cambiati, si cerca di far approvare un Decreto Legge Zan che impedisca la discriminazione della “diversità”, ma non ci si riesce perché si vuol convincere che non ci sia discriminazione per chi fa scelte diverse.
Il Ministero Istruzione Università e Ricerca ne è conscio e ci allerta ad un “irrompere imprevisto e imprevedibile della realtà” con una nota, che giustifica come dal 15 Dicembre 2021, tramite un Decreto Legge, per non essere veicolo di contagio, pena sospensione ma senza emolumenti a differenza del Regio Decreto-legge del 1938, gli insegnanti tutti, devono rendersi “razza pura”, privati di una libertà di pensiero sulla cura di sé.

Dal15 dicembre parte l’obbligo vaccinale per il personale della scuola, introdotto dal decreto legge 172/2021. Da quella data, dirigenti, docenti e personale Ata (sia di ruolo che precari), per accedere a scuola, devono pertanto dimostrare di aver effettuato la vaccinazione anti-Covid”, titola il prestigioso Sole 24 Ore del 13 Dicembre, in un articolo ad opera del collega Dino Caudullo. Niente per adesso, viene comunicato sulle conseguenze di quell’atto. Fortunatamente tutto il comparto scuola si è dimostrato esempio di senso civico alla prevenzione del morbo e oggi con la tecnologia che permette il monitorare del veicolarsi del contagio anche via internet, si sanno nomi e cognomi di chi si è sottoposto a diventare puro e di chi mai ha nemmeno pensato di prenotarsi all’evento. Ma anche sapendo chi è infetto e chi no, accade che si continua ad ammalarsi, come in quel lontano 1938 con gli stessi raffreddori, mal di gola, tossi e febbri. La scienza è comunque alacremente a cercare di risolvere il problema: nella pandemia iniziata in quell’anno ebbero sette anni per dimostrare l’efficacia delle loro cure, speriamo che questa volta facciano prima e si salvi, oltre a chi può, più vite.

Nei cambi dei parametri educativi, è sempre piacevole ricordare i proverbi.

“A buon intenditor, poche parole”

“Errare è umano, perseverare è diabolico”

“Sotto il buon prezzo ci cova la frode”

“L’uso fa legge”

“Chi la sa l’impara”

“Si può fare il male a forza ma non il bene e per forza si fa solo l’aceto”

articolo di S. Cosa

link di riferimento:

https://www.anpi.it/storia/266/espulsione-degli-ebrei-dalle-scuole

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_d%27Etiopia

https://www.repubblica.it/cultura/2021/01/31/news/l_infanzia_interrotta_dalle_leggi_razziali_la_nostra_storia_vera-285042905/

https://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini

https://www.agi.it/cronaca/leggi_razziali_anniversario-4343504/news/2018-09-05/

http://www.canzoneitaliana.it/era-il-1938-playlist.html

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/07/14/il-manifesto-della-razza-ecco-il-testo-per-non-dimenticare-80-anni-dopo_94f44111-b55a-4545-93cd-05c829211a4e.html

https://www.museotorino.it/view/s/b6f38d2692f043b18d5c0ad5d281f92a

https://www.storiaememoriadibologna.it/legislazione-per-la-difesa-della-razza-807-evento

https://archivi.unimi.it/percorso-tematico/settembre-1938-le-leggi-razziali-irrompono-nella-scuola/

https://www.governo.it/sites/governo.it/files/leggi_antiebraiche_38_43.pdf

https://www.orizzontescuola.it/wp-content/uploads/2021/12/m_pi.AOODPIT.REGISTRO-UFFICIALEU.0001927.17-12-2021.pdf

https://www.ilsole24ore.com/art/scatta-l-obbligo-vaccinazione-prof-presidi-e-collaboratori-AEnEGn1?refresh_ce=1

Per la foto si ringrazia il sito http://www.fondazionecdf.it

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