Home Ambiente I “Girasoli” nell’ipocrisia del pianeta Terra.

I “Girasoli” nell’ipocrisia del pianeta Terra.

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L’Arte per me è emozione pura. Sono capitato qualche sera fa in una discussione, in cui si disquisiva sul fatto che l’Arte vada studiata e capita, e quando se ne hanno gli strumenti, solo a quel punto, si può andare oltre l’opera in oggetto, si può godere appieno del messaggio dell’Artista. Non sono d’accordo. L’Arte è figlia di un’emozione. Di un attimo di disperazione, di un momento di grande euforia, di un attimo di follia. È figlia di un turbine di sentimenti e di emozioni che colpiscono l’Artista più di noi.

L’Arte ha sempre fatto paura e per questo, è stata smantellata nel tempo e le sue opere più rappresentative spesso, sono state oggetto di mutilazioni o sfregi. D’altra parte gli stessi “Artisti” hanno più volte sfregiato le loro opere, per lanciare un segnale, per dare uno scossone al popolo dormiente. Da: ”L’Urlo” di Munch, uno sfregio alla vita, una disperazione probabilmente dovuta alla malattia che lo portò alla morte, alla tela di “Fontana” e al suo taglio che ci apre una porta sulla terza dimensione, anche l’Arte ha usato gli sfregi per comunicare, coinvolgere, avvisare, scuotere.

Le opere d’Arte mi affascinano da sempre. Quando vedo un quadro di Monet, mi vengono le lacrime agli occhi. Mi emoziono. Quando leggo una poesia di Ungaretti resto senza fiato. La prima volta che ho visto da vicino la “Terrasse de Cafè la Nuit” di Van Gogh, sono rimasto impietrito. Ho avuto la fortuna nella vita, di conoscere e lavorare con molti Artisti, dagli scultori ai musicisti agli scrittori ecc. Non gli ho mai considerati “superuomini” ma persone con un dono, che va custodito e difeso. Persone che sanno arrivare al cuore delle altre persone e sanno spesso, depositarsi nelle loro anime. L’Arte ti deve colpire. Ti deve arrivare d’improvviso, impressionarti e coinvolgerti.

Pablo Picasso diceva: “L’Arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”. L’Arte è figlia di un lampo improvviso, che attraversa certe persone più sensibili di altre, più fragili o soltanto più inclini a cogliere “l’attimo fuggente”. L’Arte non fa calcoli, non “studia” ma si nutre dell’istinto e di una “dote” che solo pochi hanno. La dote di saper trasportare l’emozione di un attimo in un supporto visivo, in modo che tutti ne possano godere.

Ora ho letto molto su quello che gli attivisti di “Just Stop Oil” (https://juststopoil.org/) hanno fatto nella National Gallery a Londra. Ho letto commenti sarcastici, altri di condanna totale altri ancora favorevoli al gesto. Intanto farei alcune precisazioni. Il quadro di Van Gogh era ovviamente con cornice e vetro. Il che lo mette quantomeno al riparo da gesti di “imbrattatura”. Personalmente riconosco che la cosa ha portato alla luce una “protesta”, un grido di allarme verso un problema che ci affligge da secoli. Problema che ovviamente la quasi totalità del pianeta ignora.

Riversare succo di pomodoro “Heinz” che ringrazia per la pubblicità avuta sul quadro di Van Gogh, con al seguito una troupe di fotografi e un regista che riprende il tutto, vuol dire aver pensato a quel gesto, e aver preparato la protesta da tempo. Il regista in questione è tale Rich Felgate, lo trovate qui: https://twitter.com/richfelgate, sostenitore di battaglie “ecologiste”.

Sui cambiamenti climatici possiamo stare a discutere ore. Antonio Zichichi è incline a pensare che noi come umani, poco abbiamo a che fare con il clima e i suoi cambiamenti. Zichichi che proprio un Sig. “nessuno” non è, (http://www.ccsem.infn.it/em/zichichi/index_it.html) qualche tempo fa ha rilasciato un’intervista all’Huffington Post dove dichiarava che: “Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico. Non c’è la Matematica che permette di fare una previsione del genere”, precisando che inquinamento e clima sono due cose diverse.

Ora, ognuno ovviamente è libero di credere quello che vuole e di pensare come crede. Certo il gesto di Phoebe Plummer (di Londra) e Anna Holland (di Newcastle) le due attiviste di Just Stop Oil, merita un approfondimento. Perché quel gesto, in sé nasconde verità più profonde che molti di noi non conoscono. Intanto non possiamo decontestualizzare il movimento Just Stop Oil dal Regno Unito. I Musei Inglesi (come molti Musei nel mondo), ricevono sovvenzioni da privati. Tra questi ci sono state e in parte ancora ci sono, la British Petroleum e la Shell. Per ripulire la loro immagine pubblica, le corporation del Gas e del Petrolio, sponsorizzano grandi Musei nel mondo. Si chiama: “Artwasching”. Cioè non siamo così cattivi come ci dipingono, infatti sponsorizziamo l’Arte nel mondo. La realtà è che queste donazioni, spesso vincolano le scelte artistico culturali del Museo. Dopo anni e anni di proteste, la Tate ha chiuso i rapporti con BP nel 2017, mentre la National Portrait Gallery terminerà la collaborazione a dicembre di quest’anno (2022). La National Gallery non riceve più fondi da Shell dal 2019. Il British Museum invece, è ancora partner della BP.

Insomma ai miei tempi si diceva: Un colpo al cerchio e uno alla botte. Fatto sta che la protesta delle due ragazze ha fatto scalpore e ha sollevato un problema. Lo stesso problema, che ha cercato di sollevare tale David Buckel, avvocato di diritti civili, che nel 2018 si diede fuoco a New York per protesta. Nel suo messaggio di addio scrisse: “L’inquinamento devasta il nostro pianeta, trasudando inabitabilità attraverso l’aria, il suolo, l’acqua e il clima. Il nostro presente è sempre più disperato, il nostro futuro esige più di quello che stiamo facendo”. Non lo ricordate di certo e pochi allora si sono indignati e sono inorriditi di fronte a quel gesto. Però tanti, moltissimi oggi, si sono indignati e vorrebbero il carcere a vita per le due ragazzine che hanno imbrattato Van Gogh. Perché quello che fa scalpore e ci da fastidio, è la volontarietà dell’atto vandalico. David Buckel è già stato dimenticato, la salsa sui girasoli di Van Gogh la ricorderemo per anni. Ci indigneremo per anni sul gesto di Plummer e Holland, dimenticando che molte delle opere che sono esposte nei Musei, arrivano da guerre, razzie e furti che sono stati perpetrati per anni, e che dovrebbero indignarci molto di più.

Quando guardiamo il “Giudizio Universale” di Michelangelo, non ci curiamo del fatto che per dipingerlo, il Buonarroti cancellò definitivamente tre precedenti affreschi del Perugino. Non pensiamo allo sfregio, al deturpamento, alla distruzione di tre altre opere d’Arte, che Michelangelo ha perpetrato per dipingere la sua. Guardiamo il dipinto e pensiamo ad un’immortale opera d’Arte. L’Arte come tutto su questo pianeta, non è immortale. Chiuderla nei Musei per preservarne e custodirne il “prodotto” per sempre è una stupida utopia. Nel 2001, i Buddha di Bamiyan, le due grandi statue di Buddha del VI secolo, furono distrutte dai talebani. Chissà se allora qualcuno, si è premurato di mettere in galera gli autori del misfatto. Chissà quanti si sono indignati al pari della salsa sui girasoli. Pochi, in fondo c’era (e c’è ancora…) la guerra e in guerra come in amore si sa, tutto è permesso. Ma la sostanziale differenza tra i due gesti, è che mentre l’uno è il frutto di una contesa bellica, sulla quale ci sarebbe da discutere a lungo, l’altro è un gesto che solleva un problema: l’Arte non è immortale e la sua preservazione, non può prescindere dal fatto, che spesso è in mano a malfattori, stupidi burocrati e potenti, che con il loro denaro, quasi sempre frutto di malefatte, ci permettono di usufruirne (a pagamento ovvio), decidendo loro, sempre e solo loro, quale Arte e cosa dell’Arte ci è permesso vedere.

Se è vero che l’Arte è di tutti, allora perché non permettere a tutti di vederla e di gustarne le emozioni che ne derivano? Perché non ci indigniamo allo stesso modo, come per il gesto delle attiviste di Just Stop Oil, per le migliaia di opere d’Arte nelle case dei potenti del mondo, rubate con furti su commissione alle quali nessuno, a parte loro e pochi intimi, possono accedere? Anche questo è sfregiare l’Arte, deturparla, farne oggetto di culto per pochi. A noi cioè la massa, è permesso vedere solo quello che loro vogliono che vediamo, dietro paraventi di “magnanimità” e bontà, come i Musei e le Gallerie d’Arte (non tutte in verità), sostenute a suon di dollaroni (sporchi) e di scelte che nulla hanno a che fare con l’Arte.

Si è vero l’Arte va preservata, ma non solo da questi atti, ma da tutti coloro che ne fanno oggetto di culto, dai sorrisi perbenisti di coloro che si ripuliscono l’anima con “l’Arte”. Da tutti gli ipocriti pronti a scagliarsi contro gli obiettivi che media e potenti ci indicano, per nascondere il marcio e lo schifo che c’è dietro un gesto, una protesta.

Le persone spesso fanno Arte, ma non se ne accorgono”.

Lo disse Vincent Van Gogh quello de: “I Girasoli”, nell’ipocrisia del pianeta Terra.

Bruno Marro

http://brunomarro.it/

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Bruno Marro nasce il 5 Marzo, 1956 a Torino. Musicista - Compositore - Scrittore. Nella sua carriera come compositore, ha scritto musiche per cartoni animati e sottofondi per servizi e trasmissioni televisive (Rai - La7 - LaEffe - RepubblicaTv). Negli anni ha collaborato con molti registi e artisti, organizzato corsi di cinema di animazione e fatto regia teatrale.