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Il calcolo delle morti evitate dai “vaccini” fatto da ISS non ha alcun fondamento.

Il 21/4/2022 L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato uno studio che ha l’evidente scopo di difendere la strategia adottata in Italia (e anche in molti pesi europei e non) per affrontare la pandemia da SARS-COV2, basata su un mix di chiusure forzate, isolamento e vaccinazione di massa supportata da inediti strumenti di coercizione.

Tra le tante tesi sostenute una è particolarmente ardita ed è stata ripresa in modo completamente acritico dalla gran parte dei media italiani, come del reso avviene purtroppo quasi sempre. E’ anche vero che una valutazione critica di argomenti sostanzialmente statistici richiede una solida preparazione di stampo matematico/statistico che pare completamente assente da bagaglio culturale dei diversi “giornalisti” che, anche in evidente ossequio di precise direttive ricevute, i limitano a riportare le conclusioni dell’ISS.

Analisi critica dello studio e dei suoi fondamenti.

I fondamenti dello studio sono dichiarati a Pagina 4 e ne riportiamo la parte essenziale.

Il presente rapporto si propone di stimare il numero di infezioni sintomatiche o asintomatiche, ricoveri in qualsiasi reparto o in terapia intensiva e decessi associati a SARS-CoV-2, direttamente evitati nel periodo gennaio 2021–gennaio 2022, grazie alla vaccinazione anti-COVID-19. Il numero di eventi settimanali evitati è stato stimato sulla base di tre parametri: il numero di eventi osservato, l’efficacia vaccinale stimata e la copertura vaccinale.”.

Questo enunciato è sufficiente per capire tutti i limiti di questo studio e la sua totale inattendibilità.

In queste poche righe infatti si concentrano una serie di assunzioni implicite ed estremamente rilevanti che però non vengono esplicitate al lettore che viene quindi indotto a trascurarle, sebbene siano essenziali. Vediamole in ordine di importanza cominciando dalla più rilevante.

  1. Viene totalmente ignorato che la “pandemia” è un sistema complesso nel quale le diverse variabili interagiscono in modo altrettanto complesso.
  2. Non c’è alcuna valutazione dell’effetto complessivo della “vaccinazione” sulla salute della popolazione assumendo quindi che esso influisca solamente su una specifica patologia.
  3. Lo studio si chiude al 31/01/2022 quando i dati sono perfettamente disponibili per altre 2 mesi.

Complessità del “sistema Pandemia”.

Un’epidemia, o addirittura una pandemia è un fenomeno estremamente complesso da analizzare.

Da un punto di vista matematico lo possiamo descrivere come un “sistema” ossia qualcosa che è dotato di un proprio “stato” interno la cui evoluzione dipende da moltissime variabile alcune controllabili e alcune no. Questo sistema complesso evolve a livello planetario e non può essere circoscritto entro confini nazionali.

Lo “stato” del sistema a sua volta è un oggetto matematicamente complesso che possiamo descrivere sommariamente in alcuni elementi chiave, sicuramene molto parziali:

  1. La diffusione (geografica ma non solo) del virus in tutte le sue diverse varianti.
  2. La distribuzione (geografica per età, …) della popolazione infettabile
  3. La distribuzione della popolazione immunizzata
  4. La sensibilità della popolazione alle conseguenze dell’infezione ossia la possibilità d contrarre la malattia nelle varie forme di gravità
  5. La facilità di trasmissione del virus nelle sue diverse varianti

Tutti questi elementi possono essere valutati all’interno di confini nazionali ma è chiaro che una nazione non è un sistema isolato e interferisce inevitabilmente con il mondo esterno.

Ora la pretesa dello studio è di giustificare la strategia adottata in Italia basata su lockdown e vaccinazione di massa. Più in particolare lo studio ha la pretesa di stimare il “guadagno” che una certa variabile (la “vaccinazione”) ha determinato, in termini di vite umane risparmiate. Una pretesa che vedremo essere veramente irrealistica per una serie di ragioni evidenti:

  1. La relazione della variabile “vaccinazione” con il resto del sistema è estremamente più complessa di una semplice rapporto (una funzione lineare) valutabile con “l’efficacia vaccinale”. Infatti la “vaccinazione” incide su una serie di altre variabili estremamente importanti che fanno parte dello “stato” del sistema pandemia. Ne citiamo alcune:
    1. Lo stato di immunizzazione della popolazione trattata, e questo è evidente. Questo stato tuttavia è un oggetto a sua volta complesso perché evolve nel tempo e dipende dai comportamenti della popolazione interessata. E’ ormai noto che la protezione dal contagi indotta dai “vaccini” decade rapidamente nel tempo e questo provoca come effetto quello di preservare nel tempo strati di popolazione dall’infezione e anche quindi dall’immunizzazione naturale assai più efficace e duratura. Questo equivale a fornire al virus una popolazione in cui diffondersi sempre disponibile anche a distanza di tempo.
    2. Il fenomeno descritto al punto a) ha come conseguenza quello di prolungare nel tempo la durata dell’infezione garantendo quindi al virus maggiore tempo e quindi maggiori possibilità di variare.
    3. A sua volta l’effetto b) si ripercuote sul punto a) perché, come si è ampiamente osservato le nuove varianti diminuiscono (per usare un eufemismo) l’effetto protettivo del “vaccino”. Nel caso della variante Omicron addirittura l’effetto dei “vaccini” diventa quello di favorire il contagio. (Vedi ultima parte del presente articolo)

Lo Studio di ISS riduce invece la relazione tra vaccinazione e decessi ad un semplice rapporto lineare che ha come fattore chiave la cosiddetta “efficacia vaccinale”, sulla cui misurazione peraltro si potrebbe aprire un intero capitolo, che è perfino inutile data la totale assurdità di questa semplificazione.

Ma ancora più assurda è la conclusione dell’ISS se si pensa che in realtà la “vaccinazione” è solo un elemento della strategia complessiva adottata che si compone in realtà di molti elementi. Ne citiamo due tra i più significativi in Italia (ma non solo):

  1. Il lockdown di cui si è fatto ampio utilizzo per diversi periodi.
  2. Il boicottaggio delle cure che molti medici hanno dimostrato essere efficaci. Tra queste vi sono certamente le cure precoci domiciliari, preziosissime nell’evitare l’aggravarsi della malattia, sia le cure per i casi più gravi come la cura del compianto prof. De Donno basata sul plasma dei guariti.

Questi due elementi sono stati adottati in modo combinato e sono stati essenziali nel provocare una serie di fenomeni negativi.

Il lockdown ha avuto l’effetto di preservare dal contagio ampie porzioni di popolazione (giovani soprattutto). Questo effetto, immediatamente positivo, si rivela poi molto negativo nel garantire un terreno di sopravvivenza nel tempo al virus. Questa strategia è stata motivata con due ragioni:

  1. L’assenza di cure efficaci. Una motivazione la cui falsità si sta dimostrando in modo sempre più palese.
  2. La necessità di “guadagnare tempo” in attesa dell’arrivo dei “vaccini”. Questo punto ha presupposto fin dall’inizio un postulato rivelatosi poi a sua volta completamene falso ossia l’efficacia dei “vaccini” stessi che è stata pubblicizzata in modo del tutto fuorviante omettendo sia il rapido degrado degli effetti benefici nel tempo, sia gli effetti collaterali, nascosti per lungo tempo benché noti ai produttori.

Entrambe queste motivazioni, rivelatesi nel tempo sostanzialmente false, hanno giustificato i lockdown, cioè hanno garantito al virus un ampio lasso di tempo di sopravvivenza nella popolazione. In questo lasso di tempo solo una piccola parte della popolazione ha sviluppato anticorpi naturali ed è stata quindi facilmente aggredita dalle varianti che si sono via via presentate. Chi può ragionevolmente affermare che una libera circolazione del virus non avrebbe garantito il suo esaurirsi nel corso di una stagione come avviene normalmente per qualunque influenza?

Chi può negare in modo documentato che una rapida adozione delle cure precoci e del protcollo De Donno non avrebbero salvato molte vite umane tra la popolazione più esposta cioè gli anziani?

Queste due domanda che ISS non si pone nemmeno indicendo il lettore alla solita visione distorta delle alternative in gioco: vaccino o nulla.

Dunque per valutare in modo realistico altre strategie di affronto della pandemia occorre valutare il comportamento di un sistema con un approccio molto più sofisticato di quello adottato da ISS. Occorre cioè costruire modelli matematici si un sistema complesso e simulare le varie opzioni.

Tuttavia esiste fortunatamente un’altra possibilità molto più semplice (e anche più efficace) ed è quella di confrontarsi con altri casi reali in cui è stato adottato un approccio molto diverso e confrontare i risultati.

Il caso del Centro Africa

Il caso del Centro Africa mostra come una strategia esattamente opposta a quella italiana, e di molti altri paesi “evoluti” si sia rivelata invece radicalmente piò efficace. La ragione di questa efficacia è che le scelta fatte hanno determinato un comportamento del “sistema” pandemia estremamente più favorevole, a dispetto delle opinioni di (presunti) esperti che avevano vaticinato effetti catastrofici sui paesi poveri che non potevano permettersi i costosi “vaccini” di Pfizer&c.

In tutte le nazioni del centro Africa infatti la pandemia è stata affrontata senza lockdown e senza “vaccini”. Il risultato è che tutti questi paesi hanno tassi di mortalità e di diffusione del contagio inferiori di 2 ordini di grandezza rispetto al caso italiano e alla quasi totalità delle nazioni che invece hanno seguito lo stesso approccio.

A titolo di esempio la figura riporta un confronto fra i dati italiani e quelli del Kenia ma il confronto si può ripetere per un qualunque paese del centro africa dove la “vaccinazione” si attesta a valori del 5% o inferiori e mai con più di 2 dosi.

Alcuni (presunti) esperti spiegano semplicisticamente questo fenomeno con l’età media della popolazione decisamente inferiore. Questa motivazione può forse spiegare la minore mortalità ma non può spiegare in alcun modo la minore diffusione del contagio, specie in paesi che non hanno adottato strumenti di (presunta) protezione come le mascherine, uso capillare di disinfettanti o particolari norme igieniche.

Il fenomeno si spiega invece perfettamente nei seguenti termini:

  • Il contagio si è diffuso rapidamente.
  • La mortalità è stata molto ridotta a causa della bassa età media della popolazione ma molto probabilmente anche dalla diffusione di antiparassitari (ivermectina e altri) e antimalarici (idrossiclorochina e similari).
  • La rapida diffusione ha garantito una immunizzazione naturale molto rapida e molto efficace che ha dimostrato resistenza anche alle varianti successive (che ora vengono importate dai paesi “evoluti”)

.

Conclusione: la banalizzazione del “sistema pandemia” porta a conclusioni totalmente infondate.

La conclusione è che l’approccio di ISS è un approccio sostanzialmente insensato perché trae conclusioni analizzando un modo ipersemplicistico un sistema estremamente complesso. Le conclusioni che ISS trae dunque sono totalmente avventate e prive di qualunque fondamento. La palese dimostrazione di questo non è un’analisi più accurata basata su modelli matematici più realistici (forse anche possibile) ma sono dati realtà come il comportamento del “sistema pandemia” in regioni geografiche molto ampie che hanno adottato un approccio completamente opposto dimostratosi vincente sotto ogni aspetto.

Piuttosto si pone un problema inverso e molto grave. Se l’Africa fosse stata sottoposta allo stesso trattamento suggerito dagli “esperti” dell’OMS e adottato in Cina e nel mondo occidentale, come sarebbe stato possibile confutare nei fatti affermazioni palesemente false ma spacciate per attendibili dal battage mediatico come quelle di ISS?

Non dimentichiamo inoltre che l’Africa sta soffrendo in questo momento del problema di esser aggredita da un virus di importazione che continua a sopravvivere proprio nei paesi che hanno adottato l’approccio che ISS difende disperatamente. Malgrado questa aggressione se la sta cavando molto meglio della Cina con il suo approccio “zero-Covid” che si sta dimostrando inefficace oltre che gravemente lesivo della dignità umana.

Effetto complessivo della “vaccinazione” sulla salute della popolazione trattata.

Come abbiamo visto lo studio di ISS non si regge dal punto vi dista metodologico anzitutto perché ignora colpevolmente e senza darne né notizia né ragione la natura stessa del sistema complesso di cui tratta.

ISS nell’esprimere le proprie stime fa una seconda ipotesi anche questa sottaciuta. L’ipotesi è che il cosiddetto “vaccino” abbia unicamente effetto sulla patologia Covid. Per questo non si preoccupa minimamente di valutare quale effetto possono esercitare questi farmaci sulla salute delle persone trattate.

Per dirla con una domanda dovemmo chiederci: quali sono le conseguenze in termini di morti, ricoveri e patologie che si sono manifestate o che si manifesteranno per effetto dei trattamenti definiti vaccini?

Come può ISS ignorare una domanda tanto importante soprattutto considerando che tratta di farmaci per i quali sono attivi i clinical trials, cioè il processo di sperimentazione?

Gli indizi della sostanzialità di questa valutazione completamente ignorata non stanno tanto negli indici che vengono pubblicati a AIFA (anch’essi viziati dalla stessa ipotesi di ISS) ma nei grafici dell’andamento della mortalità in eccesso per tutte le cause pubblicati da Euromomo.

Nei grafici che seguono la linea grigia rappresenta l’eccesso di mortalità per tutte le cause nel 2020 (rispetto alla media), quale blu scuro nel 2021 e quella blu chiaro nel 2022.

Come spiega ISS il grafico dell’eccesso di mortalità per gli under-14 che proprio in corrispondenza dell’inizio della campagna vaccinale, a metà 2021, inverte l’andamento e inizia a crescere in modo improvviso? Qual è l’effetto complessivo della “vaccinazione” sulla salute che se ne può evincere? Stiamo parlando di un eccesso di mortalità di oltre 400 ragazzi europei in un anno.

Le stesse domande ISS dovrebbe farsele per altre classi di età.

Tra i 15 e i 44 anni parliamo di un eccesso di oltre 6000 persone. Addirittura 3000 in più rispetto al 2020 primo anno di pandemia senza vaccini. Quale effetto complessivo si può dedurre da questi grafici?

Tra 45 e 64 anni parliamo di un eccesso di 60000 morti con un incremento di 30000 rispetto al 2020.

Tra 75 e 84 anni l’eccesso di mortalità è sostanzialmente identico nel 2020 e 2021. Dov’è il beneficio del “vaccini”? Addirittura si sta osservando un significativo eccesso di mortalità nel 2022.

A differenza dei numeri fornito da ISS questi numeri non sono frutto di ipotesi bensì di una molto più solida osservazione della realtà.

Questi numeri sono ancora più inquietanti se si tiene conto del fatto che nel 2021 esisteva una popolazione molto più numerosa naturalmente già immunizzata. Inoltre nel 2021 la variante originale è stata sostituita da varianti meno letali.

Malgrado questo la mortalità in eccesso è peggiore. Questi dati sono in aperta contraddizione con la tesi di ISS. Esiste una sola spiegazione. Se il “vaccino” ha un’efficacia positiva sul Covid questa è stata evidentemente più che compensata da un effetto negativo su altre patologie e nulla può far presupporre che questo effetto negativo sia esaurisca, mentre l’effetto positivo è sicuramente esaurito.

Si noti che questo altro aspetto è totalmente indipendente dalla prima critica rivolta allo studio e riguardante l’effetto sull’evoluzione del “sistema pandemia”.

Queste aperte contraddizioni con la realtà fanno capire ulteriormente la totale infondatezza delle conclusioni a cui giunge ISS.

Lo studio si chiude al 31/01/2022 perché andare oltre è imbarazzante.

Lo studio ISS pubblicato il 21/4/2021 febbraio e marzo 2022 malgrado i dati siano disponibili da almeno 2 settimane. Non crediamo sia una dimenticanza.

In questi due mesi infatti gli stessi rapporti settimanali dell’ISS testimoniano un crollo progressivo e importante dell’efficacia del “vaccini” sotto tuti gli aspetti e in modo particolare dal punto di vista della protezione dal contagio.

Da queto punto di vista sono particolarmente eloquenti i dati pubblicati dal UK Health Security Agency (week 13) che testimoniano come i non-“vaccinati” abbiano una frazione delle probabilità di contagio rispetto ai “vaccinati”. In altre parole i trattamenti hanno l’effetto di facilitare il contagio d un fattore che varia da 3 a 4 volte.

Questi dati smascherano impietosamente l’ipocrisia dell’ISS che si ostina a pubblicare dati inattendibili perché adottano come neutrale un campione che è in realtà rilevato sui soli non-vaccinati, gli unici obbligati a continui tamponi a cause del lasciapassare. Di nuova una assunzione volutamente (e malevolmente) taciuta da ISS nel calcolare i vari indici.

Per completezza dobbiamo aggiungere che anche l’istituto inglese ha sospeso, a partire dalla 14a settimana del 2022, la pubblicazione di questi dati e la ragione evidente è l’imbarazzo che essi creano e non solo nel regno unito.

Essi mostrano infatti che la pandemia si sta sostenendo proprio a causa della popolazione vaccinata.

E’ evidente che ISS sia in notevole imbarazzo nel giustificare le proprie considerazioni.

C’è a questo proposito una ulteriore annotazione che non può che indignarci riportata dallo studio di ISS pag. 15 e che riportiamo integralmente.

“Questa stima è detta diretta in quanto non considera il possibile impatto indiretto della stessa vaccinazione sulla popolazione non vaccinata (es. le infezioni evitate tra i vaccinati potrebbero aver contenuto la trasmissibilità complessiva osservata in Italia).”.

Cosa dovremmo dire oggi a proposito dell’impatto indiretto della maggiore contagiosità tra i vaccinati che causa il perdurare dell’infezione in tutta la popolazione? Cosa dovremmo dire oggi di obblighi per legge che hanno causato volutamente questa situazione che sta danneggiando tutti?

Sintesi conclusiva.

L’analisi di ISS calcola il beneficio dell’approccio basta su lockdown e vaccinazione ma lo fa adottando una serie di ipotesi completamente irrealistiche.

La prima è che si possa applicare una relazione aritmetica lineare per calcolare i benefici della “vaccinazione” rispetto ad altre strategie trascurando il fatto che la “pandemia” è un sistema complesso dove le diverse variabili in gioco interagiscono in modo complesso fra loro e dipendente dal tempo. La controprova della assurdità delle conclusioni è il confronto con la realtà di molti paesi che hanno adottato una strategia totalmente opposta (no lockdown e niente vaccini) ottenendo risulti migliori di un fattore pari a 100 volte circa.

La seconda è che si suppone, di nuovo tacitamente che i “vaccini” producano effetti solo sulla patologia Covid. Le deduzioni che se ne traggono sono in aperta contraddizione che i dati sulla mortalità in eccesso per tutte le cause (Eurommo) che mostrano chiaramente come l’effetto positivo sul Covid è più che compensato da quello negativo su altri fattori, determinando un risultato complessivo negativo su tutte le fasce di età ad esclusione dei molto anziani (tuttavia già falcidiati nel 2020).

La terza è che vengono ignorati febbraio e marzo 2022 essendo in questo periodo i parametri di efficacia dei “vaccini” in pesante e costante calo ed essendo ormai evidente in particolare che i “vaccini” stanno favorendo fortemente i contagi.

Lo studio dunque oltre ad esporre dati totalmente infondati mostra ancora un a volta una attitudine faziosa i un istituto che dovrebbe tutelare la nostra salute sorvegliando in modo rigoroso le pratiche sanitarie in essere. Tale attitudine consiste nel continuare in una pratica di racconto distorto della realtà, basato su ipotesi infondate e per di più sottaciute.

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Pietro Bracco

Pietro Bracco è Ingegnere dei sistemi, si occupa di business-intelligence e data-analytics per un’azienda internazionale. Collabora con Database Italia per smascherare ed evidenziare la frode perpetrata a danno dei popoli dell'intero pianeta.

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