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IL FRONTE DEL DISSENSO DENUNCIA LE LIMITAZIONI DEL GOVERNO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 18 MAGGIO 2021


COMUNICATO STAMPA

Siamo medici e operatori sanitari. Gli eroi decantati. Ora angeli decaduti.
Siamo qui per difendere la nostra professionalità. Siamo qui per difendere il nostro diritto al lavoro.
Siamo qui per difendere il diritto alla salute, il nostro e anche il vostro. Non può esistere Stato senza
il rispetto del singolo individuo, come non può esistere Sanità senza il coinvolgimento del paziente
nella comprensione e l’adesione libera al trattamento terapeutico e farmacologico. La politica deve
“tornare” a tutelare i diritti sanciti dalla nostra Carta Costituzionale e smettere di discriminare la
cittadinanza a causa di classe sociale, delle patologie, della categoria di appartenenza,
dell’autodeterminazione nelle scelte della salute e il mantenimento della stessa. Questo sistema
sanitario alla deriva ha sacrificato l’assioma “primun non nocere” sull’altare di protocolli
assurdi, calati dall’alto, giustificandosi con un’emergenza che dura ormai da decenni, causata dalle
stesse istituzioni pubbliche che hanno favorito le speculazioni del privato e ridotto la sanità a un
semplice “bacino di voti e favori di parte”. E dopo un anno e mezzo dalla dichiarazione
dello stato di emergenza nulla si è fatto nella direzione di un miglioramento strutturale del sistema
sanitario ma, viceversa, si è scelto coscientemente di rendere l’accesso alle cure più difficoltoso per
tutti quei pazienti che ne avrebbero necessità e urgenza: malati cronici, oncologici, cardiopatici,
psichiatrici, con malattie degenerative e molti altri, determinando danni per il ritardo diagnostico-
terapeutico e finanche decessi; situazioni inaccettabili ignorate dai media e sottovalutati dall’opinione
pubblica. Nel frattempo, i pazienti colpiti dal Covid-19, in buona parte anziani e malati cronici, cui
si sono negate le cure ordinarie, sono stati abbandonati nelle loro stesse abitazioni con un
protocollo blindato di “inutile attesa” che ha prodotto aggravamenti dello stato di salute e ricoveri
urgenti, tardivamente e solo quando la situazione clinica era già compromessa. Pazienti che
arrivavano con le loro gambe in ospedale e che in pochi giorni venivano colpiti fatalmente dalla
morte per via della compromissione clinica che il ritardo diagnostico e terapeutico aveva
comportato. In questa folle corsa a briglie sciolte, noi professionisti sanitari siamo stati costretti a
turni massacranti e abbiamo lavorato in condizioni disastrose e con l’assenza totale delle norme di
sicurezza previste e dal piano pandemico e dal Testo Unico 81/08. E’ giusto dirlo, è giusto che si
sappia che noi “EROI lo siamo stati davvero”. Lo siamo stati quando abbiamo lavorato
senza le giuste tutele previste dal D.lgs. 81/08 per il bene del nostro Paese. Lo siamo stati quando ci
ammalavamo e non avevamo neanche il diritto di fermarci perché lo stesso DPCM ce lo impediva.
Ci siamo ammalati per colpa del nostro datore di lavoro. Ci siamo ammalati per colpa delle Unità
di Crisi che davano disposizioni senza senso. Ci siamo ammalati per colpa della Protezione Civile
che acquistava “pseudo dispositivi di sicurezza” non a norma. E i nostri famigliari si sono
ammalati per colpa del nostro datore di lavoro, dei nostri dirigenti e dei nostri preposti. E i nostri
famigliari sono morti per colpa dei DPI acquistati dalla protezione civile che non erano a norma e
che non ci proteggevano dal rischio infezione e di conseguenza dal rischio di trasmissione della
malattia che era ed è a alta contagiosità e a bassa mortalità. Abbiamo assistito all’assurdo più
assurdo, forniture di farmaci e strumentazioni limitate, con indicazioni troppo spesso
contraddittorie e limiti alle scelte terapeutiche e di ricerca clinica, che hanno ritardato la
comprensione del fenomeno e il suo contenimento. Abbiamo assistito al più grande disastro
organizzativo che ha distrutto il nostro diritto alla salute e la stessa sanità pubblica. Ci siamo
adoperati al meglio che potevamo, senza nessuna esitazione abbiamo sacrificando la salute
personale senza mai chiedere nulla in cambio. Abbiamo lottato spesse volte per non abbandonare
l’etica che ci è stata di guida. A oggi ancora nulla è cambiato. Gli stessi autori di questo disastro
sociale e sanitario sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale, ora ci impongono l’ennesimo
protocollo terapeutico privo di certezze scientifiche, autorizzato in emergenza, negando la solidità di
cure efficaci e puntuali. Ci impongono una terapia sperimentale che chiamano vaccino e senza
nessuna evidenza, senza nessuna certezza, ancora in corso di monitoraggio addizionale.
Un trattamento sanitario obbligato con il ricatto della sospensione dal lavoro, del demansionamento
e il mobbing dei datori di lavoro che ignorando il diritto alla privacy fanno spesso pressioni illecite
per l’adeguamento al DL 44/2021 ancora prima delle procedure che questo impone.
Ma l’aspetto più irricevibile di questo decreto è la sua impostazione giuridica che richiama alla
protezione collettiva. La quale dovrebbe essere raggiunta attraverso vaccini sperimentati per la loro
eventuale efficacia sulla riduzione della patologia Covid-19 e quindi a protezione individuale.
Mentre nulla si garantisce per mancanza di evidenze sulla presunta efficienza d’interruzione di
contagio e di eventuali danni e reazioni avverse a breve, medio o lungo periodo. In questo contesto
di totale incertezza terapeutica ci viene anche chiesto di prenderci la piena responsabilità di quei
danni “eventuali” che noi stiamo osservando nelle strutture dove lavoriamo. Che stiamo osservando
fra i nostri colleghi vaccinati. Che stiamo osservando nei pazienti vaccinati che arrivano nei pronto
soccorsi.
Non abbiamo intenzione di cedere a questi ricatti. Non barattiamo i nostri diritti sotto la minaccia
dell’isolamento sociale. Lottiamo e lotteremo finché ne avremo la forza, chiedendo a gran voce il
sostegno e il coinvolgimento di tutte le categorie e della società civile, per un risveglio collettivo e il
ripristino della democrazia. E non ci fermeranno neanche le limitazioni che oggi ci hanno imposto,
negandoci il diritto di manifestare sotto le finestre della casa del popolo, il Parlamento, che ospita a
tempo determinato i rappresentanti che NOI abbiamo scelto e ai quali TOGLIEREMO la nostra
delega appena ci sarà consentito. Questi ex rappresentanti che stanno legiferando sulle nostre teste,
in barba ai diritti naturali dell’essere umano, alla Carta Costituzionale e ai trattati internazionali,
senza nessuna competenza e senza nessun interesse per il Paese e per il Popolo che
rappresentano. Alle stesse forze dell’ordine, alle quali oggi è stato chiesto di tenerci lontani da quel
palazzo, rivolgiamo il nostro appello: non impediteci di manifestare sotto le finestre della Casa del
Popolo. E’ un nostro diritto!

Non possiamo chiedervi di schierarvi al nostro fianco. Vi chiediamo di rispettare i nostri diritti:

COSTITUZIONE, LIBERTÀ, LAVORO, SALUTE e DIGNITÀ.


Per l’Associazione Istanza Diritti Umani Piemonte, Liguria e Val d’Aosta
Il Presidente Giusy Pace
Per il Comitato di Sana Robusta Costituzione
Raffaele Varvar



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