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IL PROTO CODICE RATZINGER

Primum vivere, deinde filosofari dicevano i latini, ovvero: prima si pensi prima alle cose concrete e poi alle speculazioni del pensiero filosofico. In ambito tradizional-sedevacantista o errorosostanzialista pare che, tuttavia, questa massima non venga presa in grande considerazione.

Il Proto Codice Ratzinger e le tecniche elusive dei tradizional-sedevacantisti. Primum vivere, deinde filosofari dicevano i latini, ovvero: prima si pensi prima alle cose concrete e poi alle speculazioni del pensiero filosofico. In ambito tradizional-sedevacantista o errorosostanzialista pare che, tuttavia, questa massima non venga presa in grande considerazione.

di Andrea Cionci

Il Proto Codice Ratzinger: la Declaratio di Papa Benedetto

Restano infatti costantemente senza risposta i quesiti posti dallo scrivente ai sostenitori di quella teoria, che fiorisce soprattutto in ambito Usa, secondo la quale Benedetto XVI ha fatto una Declaratio che, come rinuncia al papato era invalida, ma questo è avvenuto perché egli avrebbe avuto una concezione modernista del papato, e riteneva che potesse essere legittimamente scomposto in due incarichi, uno attivo e uno contemplativo.

Ora, premesso che si è tutti d’accordo sul fatto che la Declaratio non possa essere una rinuncia valida, lo scrivente ha posto loro in almeno 4 articoli + un’intervista sottotitolata.

Andrea Cionci Risponde alla Lettera Aperta del prof. Edmund Mazza

Mr. Docherty, il Codice Ratzinger svela: Benedetto XVI papa legittimo-contemplativo, Francesco illegittimo-attivo

Il Codice Ratzinger per Barnhardt e Mazza. Papa Benedetto XVI è un genio e Bergoglio si è reso antipapa

L’evidenza per cui Benedetto, costretto a togliersi di mezzo dai poteri globalisti e dalla fronda ecclesiastica modernista che sosteneva Bergoglio, nel 2013 non ha affatto abdicato, ma ha “messo alla prova” i suoi nemici con una candida, sincera dichiarazione in cui, rinunciando all’esercizio del potere, si ritirava in sede impedita, uno status canonico dove il papa è prigioniero e impossibilitato a comunicare liberamente.

Così, egli è rimasto il papa a tutti gli effetti, benché contemplativo e privato della facoltà di governare, e i suoi nemici, accecati dalla brama di potere, arraffando il primo atto che parlasse di “rinuncia”, si sono scismati e annullati da soli convocando un conclave nullo a papa né morto, né abdicatario.

Il Proto Codice Ratzinger e le tecniche elusive dei tradizional-sedevacantisti
Il Proto Codice Ratzinger e le tecniche elusive dei tradizional-sedevacantisti

Il Proto Codice Ratzinger: il mistero del doppio papato

Si svela così il mistero del doppio papato: “una sorta di ministero allargato” fra due papi, sì, ma uno legittimo-contemplativo (Benedetto XVI) e l’altro illegittimo-attivo (Bergoglio). Per distinguersi dall’antipapa, Benedetto è, dunque, l’”emerito”, non “il papa in pensione” (giuridicamente impossibile e, infatti, inesistente), ma “colui che merita”, che “ha diritto” di essere papa, dal verbo emereo.

Ora, questa realtà è esplicitata dallo stesso autore della Declaratio in decine e decine di messaggi da lui disseminati in 9 anni di lettere, interviste e libri. E’ quello che abbiamo chiamato “Codice Ratzinger”, uno stile comunicativo che ricalca in modo totale quello di Gesù coi suoi nemici ed è destinato a chi “ha orecchie per intendere”.

Ci sono frasi talmente patenti che non necessitano nemmeno di una grande riflessione. Oppure gesti eclatanti come la benedizione apostolica, data da Benedetto XVI ancora in febbraio, che è prerogativa esclusiva del papa regnante. Se lui da nove anni ripete che il papa è uno solo, non spiega quale e poi dà la benedizione apostolica che è esclusiva del papa regnante…. Farsi una domanda?

Di questa “enciclopedia di evidenze” parla il libro-inchiesta dello scrivente “Codice Ratzinger” ByoBlu editore, appena pubblicato: in 4 giorni ne sono state ordinate già 400 copie.

Ma niente: tutto inutile. Gli errorsostanzialisti continuano ad appellarsi a scritti pleistocenici di conoscenti di Ratzinger che parevano accennare a una scomposizione del papato.

Uno di questi “documenti probanti” sarebbe la tesi di tale Miller dove sono citate alcune frasi di Ratzinger in cui egli accennava alla possibilità di un nuovo uso del ministerium, cioè l’esercizio pratico del potere del papa, detentore del munus, il titolo divino.

Certo, ovviamente: ci sono stati papi sedentari come Pio XII e papi viaggiatori come Giovanni Paolo II, e ci sono stati papi come Benedetto XVI che hanno perfino sospeso l’esercizio del ministerium rinunciandovi per ritirarsi in sede impedita.

Dove si legge la possibilità di due papi legittimi, con due munus? Da nessuna parte si cita una scomposizione del munus del papato o un suo rinnovamento. Questo già la dice lunga su quanto possano essere stati compresi tali scritti del passato.

Il codice Ratzinger

Ma l’errore è soprattutto di metodo: di fronte alle marchiane evidenze del Codice Ratzinger dove Benedetto spiega in tutte le salse che è impedito e che Bergoglio è il papa illegittimo, gli errorsostanizalisti preferiscono trastullarsi con scritti di anni fa e rifiutano meccanicamente di rispondere alle frasi in Codice che abbiamo loro sottoposto.

Di fronte alla brutale concretezza dei messaggi di un papa che urla dalla prigionia, loro preferiscono perdersi in fumisterie filosofiche che non hanno LA MINIMA ATTINENZA con la questione legale canonica e comunicativa. Ovvero, ammettendo pure, per assurdo, che papa Benedetto avesse avuto delle strane idee sul papato, quando si scopre che la rinuncia è canonicamente invalida e che lui in una miriade di messaggi spiega che l’ha fatto apposta per ritirarsi in sede impedita, capite bene che tutta la fuffa filosofica deve per forza di cose cedere il passo. E’ una questione di metodo.

Mi riferisco spesso al caso di Jeremiah Denton, il prigioniero americano che, sbattendo le palpebre, compitava in Codice Morse la parola “tortura” mentre recitava un discorso davanti alle telecamere imposto dai suoi aguzzini.

Qualcuno della Us Navy controllò che quei battiti di ciglia corrispondevano al Codice Morse e alla parola tortura. Gli errorsostanzialisti, in quel caso, si sarebbero attaccati alla cartella clinica di Denton scovando un episodio in cui lui a 12 anni, aveva avuto la congiuntivite: “Ecco, vedete? Quello strano battito di ciglia è perché da ragazzo aveva sofferto di congiuntivite, siamo quindi di fronte a una recidiva”.

E si rifiutano di ascoltare quell’ufficiale che, urlando, spiega: “Ma Santo Dio, volete controllare? Quello che vi sembra un casuale battito di ciglia è un preciso codice Morse!”. E niente: più l’ufficiale urla e batte sotto il loro naso la decodificazione, più loro insistono sull’anamnesi adolescenziale di Denton, e si rifiutano di controllare.

CODICE RATZINGER, IL LIBRO-INCHIESTA. PAPA FRANCESCO NON ESISTE
Il Proto Codice Ratzinger e le tecniche elusive dei tradizional-sedevacantisti

Lo sosteneva Galileo Galilei

Esattamente come diceva Galileo: «Che dire dei più celebri filosofi di questo Studio i quali, colmi dell’ostinazione dell’aspide, nonostante più di mille volte io abbia offerto loro la mia disponibilità, non hanno voluto vedere né i pianeti, né la luna, né il cannocchiale?». Si ha paura dell’evidenza, della verità, si ha paura di guardare attraverso il cannocchiale, perché se ci metti l’occhio, VEDI e allora devi ammettere che hai avuto torto.

Sono passati esattamente 400 anni dal processo allo scienziato, ma nulla è cambiato. E proprio un professore liceale di filosofia italiano recentemente ha pubblicato un volumone per dimostrare che Ratzinger “era modernista e quindi ha commesso un errore sostanziale”. Eppure era stato continuamente informato sulle sempre nuove acquisizioni del Codice Ratzinger, alle quali lui non ha mai risposto. Una bella responsabilità storica.

Francamente si potrebbe anche nutrire qualche dubbio sulla capacità di comprendere la teologia di Ratzinger da parte di chi, di fronte a un enigma elementare che dura da nove anni come “il papa è uno solo” (senza dire quale), non si sia posto nemmeno una domanda. Un indovinello alla portata di un bambino di otto anni, come già abbiamo illustrato. E vi aspettate che tali filosofi abbiano capito tutto della teologia di Ratzinger? Qualcuno di loro sostiene che Benedetto strizzasse l’occhio al Nuovo ordine mondiale massonico citando un discorso di Natale del 2005 nel quale, però, papa Benedetto diceva che l’unico nuovo ordine mondiale auspicabile è quello che prende per mano Gesù Bambino. Capite il livello di travisamento totale?

Ma appunto, anche se il “teologo bavarese”, come lo chiamano sprezzantemente, avesse per assurdo creduto negli Ufo e negli alieni che ci hanno creato inseminando le scimmie, questo non inficia minimamente la questione legale: l’invalidità della rinuncia e la sua piena consapevolezza nell’annunciare una sede impedita e quindi l’antipapato di Bergoglio. Capite? Non c’entra niente l’impostazione teologica di Benedetto XVI con l’aspetto canonico-legale e con quello del Codice.

Nessuno dopo Pio XII

E qui entrano a gamba tesa – scorrettissimamente – i sedevacantisti, per i quali nessun papa è valido dopo Pio XII. Lo decidono loro quali sono i papi validi: secondo loro Cristo avrebbe lasciato la Chiesa senza vicario da almeno 70 anni. Ma va bene, ammettiamo pure: siccome “Benedetto XVI è modernista e crede negli Ufo” non è legittimo papa. Loro però utilizzano questo assunto per evitare ancora una volta la questione. E invece, se fossero intellettualmente onesti, dovrebbero comunque ammettere che “antipapa modernista Benedetto XVI” ha scismato antipapa ultramodernista Francesco ritirandosi in sede impedita.

L’aspetto legale canonico, infatti, resisterebbe anche in una struttura capeggiata da un signore vestito di bianco che loro non riconosco come papa. E la lingua italiana e la logica non è che vengono sminuite nel loro significato se a usarle è un papa o un antipapa. “Antipapa Benedetto XVI” quando scrive certe cose dimostra esplicitamente che lui è perfettamente consapevole di essersi ritirato in una “sede antipapale impedita”.

Quindi, come vedete siamo di fronte a strategie elusive clamorosamente evidenti e del tutto prive di correttezza scientifica.

Peraltro, le argomentazioni di tali filosofi, in molti casi, o vogliono leggere cose che Ratzinger non ha mai scritto, oppure non hanno compreso quanto egli stava preparando da decenni.

Primo esempio: alcuni dicono che Benedetto ha mentito facendo dichiarare al card. Sodano che il Terzo Segreto di Fatima si riferiva all’attentato a Giovanni Paolo II. Andate a controllare sul comunicato di allora.

Il terzo segreto di Fatima

Benedetto dice che “per i pastorelli” il vescovo vestito di bianco era il papa. Punto. “Per i pastorelli”: loro ritenevano così, ma potevano benissimo sbagliarsi. Poi dice, in un’altra frase, che Giovanni Paolo II dedicò la pallottola alla Madonna di Fatima. Punto. E allora? Leggete voi una frase del tipo: “il Terzo Segreto di Fatima si riferisce all’attentato a Giovanni Paolo II”? NO.

Chiosa Sodano-Ratzinger: “Anche se le vicende a cui fa riferimento la terza parte del segreto di Fatima SEMBRANO ormai appartenere al passato, la chiamata della Madonna alla conversione e alla penitenza, pronunciata all’inizio del ventesimo secolo, conserva ancora oggi una sua STIMOLANTE ATTUALITÀ”.

Quindi, Ratzinger diceva che nonostante le apparenze, il Terzo Segreto non si era affatto realizzato, nonostante quello che pensava Suor Lucia e nonostante la dedica della pallottola alla Madonna di Fatima.

Eppure alcuni dicono che Ratzinger “mentì” sul Terzo Segreto. Ma ognuno vuole leggere le sue parole come gli fanno comodo. Viene in mente il Salmo 56: “Travisano tutto il giorno le mie parole,
ogni loro progetto su di me è per il male”.

Per capire Ratzinger bisogna essere teutonicamente precisi e illuminati dalla ragione, soprattutto prestando attenzione a quello che lui NON DICE. Un esempio di tale stile è la stessa Declaratio, dove lui, in latino, non ha mai detto che avrebbe abdicato.

Altri suoi provvedimenti che vengono contestati dai tradizionalisti si possono capire solo col senno di poi. Un esempio: quando fu eletto papa, Benedetto XVI tolse la tiara dallo stemma pontificio e la sostituì con una mitria vescovile. I modernisti rimasero contenti (e canzonati): “Bene, la sinodalità, il papa vescovo primus inter pares” etc. I tradizionalisti se li portò il diavolo, dalla rabbia: “Ma come! La tiara pontificia! Il segno della sovranità del papa che si usa da secoli etc”.

Oggi col senno di poi, si capisce che se Benedetto avesse assunto la tiara, ritirandosi poi in sede impedita (come messo in conto da decenni) nell’”emeritato” sarebbe stato poi costretto a RIMUOVERLA dallo stemma dando così un esplicito segnale di abbandono della sua sovranità. Invece, con una innocua mitria vescovile, un perfetto low profile, lui ha potuto dire nel 2017 al card. di Montezemolo il quale gli proponeva un nuovo blasone da “emerito”: “No, grazie, preferisco non cambiare il mio stemma”. Capite?

Del resto, abbiamo dimostrato che fin dal 1983 Ratzinger aveva mutuato il sistema antiusurpazione munus/ministerium dal diritto dinastico tedesco e nel 1992, all’art. 675, il “suo” Catechismo parlava già di un golpe anticristico possibile all’interno della Chiesa. Questo è poi avvenuto, quindi è assolutamente indispensabile considerare l’ultra-diplomazia e la pianificazione a lunga gittata del cardinale Ratzinger, poi papa.

Questo “territorio vergine” è quello che lo scrivente si appresta a indagare: il cosiddetto “Proto-Codice Ratzinger”, un linguaggio essenziale e sottile che gli ha consentito di sopravvivere per decenni fra i lupi e di testimoniare la verità solo a chi aveva orecchie per intendere.

Piano, quindi, col trinciare giudizi sul vero papa e piano con le dietrologie filosofiche. Qui abbiamo 40enni laureati in Zootecnia che danno del vigliacco e del “peggior papa di sempre” a uno dei più grandi intellettuali del ‘900, nonché Vicario di Cristo. Attenzione, per carità. E soprattutto, per favore, rispondete agli interrogativi che vi sono stati posti sul Codice Ratzinger.

Armando Savini

Armando Savini è un economista, saggista, cultore di esegesi biblica e mistica ebraica. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in HR Management, si è occupato di scienza della complessità e delle sue applicazioni all’economia. Già cultore della materia in Politica economica presso la cattedra del Prof. Giovanni Somogyi alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, è stato docente a contratto di storia economica, economia, HR management e metodi di ricerca per il business. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sovranità, debito e moneta. Quello che dovresti sapere e non ti hanno mai detto (‎2021); Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele (Diarkos 2020); Le due sindoni (Chirico, 2019); Il Messia nascosto. Profezie bibliche alla luce della tradizione ebraica e cristiana (Cantagalli-Chirico, 2019); Maria di Nazaret dalla Genesi a Fatima (Fontana di Siloe, 2017); Risurrezione. Un viaggio tra fede e scienza (Paoline, 2016); Dall’impresa-macchina all’impresa-persona. Ripensare l’azienda nell’era della complessità (Mondadori, 2009).

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