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Il Tempo nella Storia

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Una linea manipolata e distorta arrivata alla sua fine.

Articolo di Adriana Vitiello Marabelli

Nella sua condizione di animale sociale l’uomo è guidato da molteplici concetti che lo portano ad avere una certa concezione di vita. Il primo tra tutti è il tempo, fattore imprescindibile con cui concepiamo e gestiamo le nostre vite, gli eventi e le giornate. Da sempre lo consideriamo diviso in passato, presente e futuro.

Ma il tempo ha accezioni molto più complesse ed interessanti di così. Prendiamo ad esempio il presente: è effimero, inafferrabile, un lasso di tempo troppo breve per essere percepito, mente lo vivo è già passato.

Anche nella sua rappresentazione grafica vediamo come il presente è un punto su una retta infinita. Ma matematicamente parlando sappiamo che per un punto passano infinite rette, quindi perché convenzionalmente ne consideriamo solo una?

Consideriamo ora il tempo nella sua versione più accreditata e guardiamolo dal punto di vista storico. Gli eventi che conosciamo e che abbiamo studiato vengono collocati nei libri scolastici in modo cronologico: a seguito di un evento “x” c’è stata una situazione “y” alla quale è susseguita una reazione “z”. E questo all’infinito.

Ma all’improvviso (e capita spesso) succede un evento “w”.

Ma da dove viene quell’evento? Che origine ha?

Accettiamo quello che leggiamo sul libro di scuola senza mai farci delle domande. Studiamo e apprendiamo quello che viene predisposto per noi, già filtrato e pronto per essere digerito. Ma scavando appena sotto la superficie è facile vedere che le inesattezze storiche non sono poche, i popoli spuntati dal nulla di cui non ci viene data nessuna provenienza che influiscono sulla storia occidentale sono moltissimi, così come tutte le leggi di cui viene esposta l’applicazione ma mai l’abrogazione. Che fine hanno fatto queste leggi? Sono ancora vigenti? E tutti i popoli comparsi e scomparsi nel corso dei secoli? Perché non si studia la storia Orientale o quella delle Americhe prima del 1492?

Viene da sé pensare che qualcuno ha un’idea ben precisa di cosa abbiamo bisogno di sapere e cosa no.

Ci viene detto solo quello che è necessario privandoci così della verità e dell’accesso a informazioni cruciali per capire le nostre fondamenta.

Sganciandoci dalla visione convenzionale della storia esplorando gli eventi con un occhio critico e una mente pronta a porsi domande, sembra quasi che dietro alla facciata principale vi sia un progetto molto più articolato.

La modalità è quella di lavorare su due piani: quello “visibile”, pubblico, utile per togliere l’attenzione a qualcos’altro che sta accadendo nel piano “invisibile”.

Ammettendo ciò è evidente che la storia sia stata manipolata.

È qui che il tempo si intreccia.

Ciò che consideriamo come “presente” è frutto di un determinato passato al quale sarà conseguente un determinato futuro. Ma se la nostra storia è manipolata il passato e il futuro non sono quelli che conosciamo.

Alla linea orizzontale del tempo se ne aggiunge una verticale, con un suo passato e un suo futuro, che passa però per il nostro presente.

Quindi il nostro “oggi” è frutto di quale “ieri”? E quale sarà il nostro domani se quello che crediamo di sapere è un falso o non è completo?

Analizzare il tempo corrente conoscendo tutte le sfaccettature sul passato è molto più importante di quel che si crede. È la nostra cultura, gli usi e i costumi, le credenze e i diritti a cui sono legati economia e salute odierni, la bussola per quello che avverrà.

L’unica chiave possibile per questa consapevolezza è porsi delle domande, quante più possibili. Ricercare e non affidarsi. Sganciarsi, con le proprie tempistiche, dal ragionamento convenzionale, sperimentare anche una dissonanza cognitiva per quel che si potrebbe scoprire. Ma continuare.

Sono più che certa che il futuro che ci aspetta sia glorioso, ma per riuscire a vedere dove stiamo andando serve una forte presa di coscienza di chi siamo e da dove veniamo, altrimenti sarebbe come continuare a tenere l’ombrello aperto pensando che piova anche se sopra di noi c’è un sole brillante.

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