Politica

Ingroia. “Napolitano indicò Palamara come mediatore con il Quirinale nelle indagini sulla trattativa Stato-Mafia”

Ecco le parole di Ingroia in un’intervista rilasciata per Adnkronos sul caso Palamara:

” Anche in questo caso Nino Di Matteo dimostra di avere buona memoria al contrario del ministro Bonafede, ricordando un episodio da me, peraltro, raccontato. Fu per me stupefacente che in pieno scontro col Quirinale per il famoso conflitto di attribuzioni, il Capo dello Stato, presidente Napolitano, mi mandasse un’ambasciata attraverso il Direttore di Repubblica Ezio Mauro, con la quale mi chiedeva se si poteva trovare un “accordo” per evitare il conflitto davanti alla Corte Costituzio “Anche in questo caso Nino Di Matteo dimostra di avere buona memoria al contrario del ministro Bonafede, ricordando un episodio da me, peraltro, raccontato. Fu per me stupefacente che in pieno scontro col Quirinale per il famoso conflitto di attribuzioni, il Capo dello Stato, presidente Napolitano, mi mandasse un’ambasciata attraverso il Direttore di Repubblica Ezio Mauro, con la quale mi chiedeva se si poteva trovare un “accordo” per evitare il conflitto davanti alla Corte Costituzionale”. E’ quanto dice all’Adnkronos l’ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia commentando quanto detto ieri dal consigliere del Csm Antonino Di Matteo durante l’audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia parlando del processo sulla trattativa Stato-mafia, quando i pm palermitani, tra cui appunto Di Matteo mentre Ingroia aveva coordinato l’inchiesta, andarono a interrogare l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Fonte : articolo completo su AdnKronos

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Davide Donateo

Fondatore e Direttore Responsabile di Database Italia.

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Enrico Maria Indraccolo

Un commento ai fatti non è possibile! Si deve tornare molto indietro nel tempo. A quando cioè le indagini erano di competenza delle Forze dell’ordine su denunzia dei Cittadini e/o d’ufficio. Completate le quali trasmesse all’Autorità giudiziaria. La garanzia dell’indagato ante e non post indagini ha Invero attribuito il potere di (non) indagare alla Magistratura…, indenne di fatto sia in materia penale che civile. Il Cittadino non è garantito dalla legge se l’organo che lo deve giudicare ha il potere, al meglio, di distrarsi, senza subire alcuna conseguenza. Esso potrà quindi aggirare la legge e favorire qualcuno in danno di altro. E come si sa, una volta per favore e talaltra per interesse… Eppure basterebbe una piccola modifica all’art.35 della CEDU, aggiungendo che se la violazione riguarda anche il diritto riconosciuto e tutelato dall’art.6.1 CEDU, la Corte può essere adita entro sei mesi dal provvedimento che vi ha dato causa. In questo modo 4,5 milioni di Avvocati (che non rischiano di essere cancellati come la D.C. e il P.S.I.) potranno tutelare davanti ai Giudici delle Corti sovranazionali i Cittadini danneggiati, isolando i responsabili dalla Magistratura “correntizia” (emersa di recente e che ne protegge l’operato), così togliendosi il “giocattolo” delle responsabilità dalle mani del sistema “correntizio”. Cosa fattibile se al potere reale (non democratico) non servisse un “giudice” che attraverso la sua non responsabilità potrà favorirlo con in cambio, quantomeno un bell’avanzamento di carriera con i correlati aumenti di stipendio e futura pensione. Questi gli intrecci tra politica e Magistratura, che seguono a quelli tra mafia e politica, con il risultato del tris tra Mafia, politica e Magistratura. La modifica del citato art. 35 CEDU è quindi l’unico rimedio ad una situazione non altrimenti gestibile allo stato delle libertà compromesse. Chiunque legga queste mie considerazioni potrà-se le condivide- divulgarle con ogni mezzo. Chissà se giungendo nelle orecchie giuste ad esse considerazioni non seguano delle valutazioni di opportunità da far valere al Parlamento europeo quale garanzia di una giustizia comune a tutti gli Stati dell’Unione.

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