Deep StateEconomiaEight O’Clock in the Morning

LA FINE DEI MERCATI GLOBALI

Video: Adrian Fiorelli – Audio: Davide Donateo

Gli obbligazionisti di China Evergrande Group, fondo di investimento indebitato con il sistema delle banche globali per 300 miliardi di dollari, sono preoccupati che il più grande fondo immobiliare cinese sia vicino al default non avendo ottemperato da settembre i rateali pagamenti del debito. Il crack rischia di essere  il più grande default non solo della Cina, ma scatenando un effetto domino a cascata, anche capace di inguaiare tutte le principali multinazionali del Mondo. Il fondo emittente di Evergrande è infatti Vanguard, che insieme a Black Rock detiene il controllo di 450 tra le prime 500 multinazionali globali. Vanguard gestisce patrimoni per oltre 7 trilioni, cioè 7 mila miliardi di dollari in asset, e negli ultimi 20 anni tutti i soggetti da lui controllati hanno beneficiato in complessivo di svariate decine di migliaia di miliardi di dollari presi in prestito.  Black Rock è il primo fondo di investimento al Mondo con quasi 10 trilioni di asset,  mentre  Vanguard è il secondo al Mondo con 7, ma in realtà si tratta di un unico soggetto interdipendente nel sistema finanziario in forza di partecipazioni di controllo intrecciate. La maggior parte dei quasi 300 trilioni di debito in capo all’umanità, sono debiti creati da questi due fondi di investimento.

 Per questo motivo Evergrande costituisce un enorme problema. Giova sapere che dopo 4 anni di Presidenza Trump in cui l’economia nazionale è ripartita e le importazioni dalla Cina drasticamente diminuite, oggi in Cina non ci sono più i dollari per tenere in piedi un castello finanziario globale, che funziona proprio come la catena di Sant’Antonio, cioè il denaro che si crea dal nulla alla base ingrossata, serve a pagare gli interessi sul denaro creato sopra.  Evergrande, quindi, è il classico  piede di argilla su cui poggia il gigante di agglomerati delle multinazionali delle Globalizzazione. A settembre sia la il Partito comunista cinese sia il Sistema Finanziario globale  non sono riusciti a pagare un valore combinato di 131 milioni di dollari che Evergrande avrebbe dovuto pagare entro il 23 settembre e il 29 settembre, e per questo motivo si scorge l’apertura nel Sistema di un enorme buco di 300 miliardi di dollari, che in Cina non ci sono.  Arriva un’onda d’urto di dollari che il Sistema finanziario a moneta fiat, cioè creata facendo debiti, non ha più a disposizione. L’effetto default rischia di moltiplicarsi attraverso mancati pagamenti di coupon su obbligazioni in dollari e susseguenti fallimenti di altri soggetti collegati a Vanguard e BlackRock, aprendo  così una voragine  da decine e decine di trilioni di dollari (ricordiamo che un solo trilione di dollari equivale a mille miliardi), in grado di inghiottire la Globalizzazione e tutti i suoi figli. 

La fine  dei mercati globali e di chi li ha voluti a capo dell’Umanità, è prossima??? 

A Canale Italia ieri sera abbiamo parlato proprio di questo, con un esperto finanziere operante da 20 anni  ad altissimo  livello nei mercati asiatici, più noto come giornalista americano redattore del The Gateway Pundit, Joe Hoft. Hoft è vicinissimo a Donald Trump ed è sempre più evidente che solo chi è vicino al 45esimo Presidente Americano può avere chiaro cosa succederà e come, probabilmente,  Joe Biden si trovi seduto sulla poltrona della Casa Bianca, potere che i Democratici hanno fortemente voluto a tutti i costi,   con le braccia legate ai braccioli come Hannibal Lecter nel Silezio degli Innocenti, e quindi lui e i Demcratici siano incapaci di poter agire concretamente e condurre i giochi politici reali. La situazione in Afghanistan è quella più indicativa della camicia di forza politica che è diventata la Casa Bianca per Biden, e la riunione straordinaria in remoto del G20 tenutasi martedì 12 ottobre in vista del G20 di Roma, profila nuovi equilibri mondiali con i DEM fiori dai giochi. La riunione di martedì ha visto Putin fare la voce grossa senza essere presente, perché la Turchia ha praticamente distrutto i Democratici USA in Medioriente e  la Cina si è sottratta dal ruolo di pivot della Globalizzazione e del NWO, come nei piani delle élite di Davos e del Great Reset.  La Russia non ha partecipato alla riunione di martedì sull’Afghanistan indetta da Draghi, rifilando al nostro premier un bello schiaffone in faccia. Putin ha gongolato da assente perchè la Turchia, cioè Erdogan, il principale partner USA sulle questioni mediorientali,  ha nel corso del summit on line di martedì, pesantemente attaccato le linee ideologiche Democratiche USA puntando il dito contro finto umanitarismo attraverso cui si è creato il terrorismo e si è imposta la tirannide geopolitca del Nuovo Ordine Mondiale  negli ultimi due decenni. Per giunta in questa direzione si è ritrovato concorde pure il ministro degli esteri cinese, e perciò gli spazi politici per l’ex vice di Obama,  si sono liquefatti. E’ forsa giunta la fine della ideologia del Nuovo Ordine Mondiale grazie ad un presidenete USA di paglia ?

Tuttavia in settimana è accaduto l’inquietante black out energetico in Libano, una base operativa del Nuovo Ordine Mondiale che ha visto una terribile esplosione con centinaia di morti, appena un anno fa. Da più parti arrivano segnali che una nuova crisi energetica  in arrivo: 

da chi sarebbe  innescata? 

Forse dal Deep State dei Democratici USA, che ricercano strade tipo quelle degli anni 70 di piombo, con shock petroliferi, auto ferme di domenica e recessione?  Potrebbe essere, del resto i DEM non saprebbero più dove sbattere la testa per preservare la loro posizione di potere in un Mondo che sembra volersi trasformare. 

Oppure la crisi energetica potrebbe essere voluta da chi vorrebbe resettare  il sistema finanziario cancellando la moneta emessa a debito, cioè con dollari sostenuti dall’oro, per il fine di distruggere il sistema finanziario a banche centrali, costruito dalla famiglia Rothschild e poche altre famiglie ad esse sodali?

Alla luce di tutto questo pòpò di roba che sta succedendo, acquisiscono peso e senso più profondo le parole di Garrett Ziegler rilasciate a Luca Labella di DATA BASE Italia un paio di settimane fa.  Ziegler ha detto infatti che………….

Alcuni temporeggiamenti sulle audit presidenziali Usa 2020 appaiono, quindi, divinamente provvidenziali, come se l’ala trumpiana dei Repubblicani, dopo aver ripreso il controllo del partito, indugi nella riconquista immediata della Presidenza, e quindi di premere per far esplodere l’enorme infezione delle Presidenziali 2020, per far maturare tutto il puss possibile e farvorirne lo spurgo delle impurità senza far versare troppo sangue e sentire troppo dolore. 

La vicenda delle presidenziali USA sviscera dei sordidi legami tra i Democratici USA e apparati statali ed ecclesiastici italiani, e in molti si chiedono cosa sia venuta  a fare a Roma, in questo particolare momento,  Nancy Pelosi?

 Non può non destare agli occhi, infatti,  la coincidenza della strana venuta a Roma della Regina dei fatti di Capitol Hill, la Speaker della House, quando il Popolo di Trump il 6 gennaio scorso fu stato da Lei  criminalizzato per aver chiesto rispetto della Democrazia fino al punto, lei denunciò, di entrare nei Palazzi del Potere per distruggerli. Noi però oggi sappiamo che il 6 gennaio furono dei militanti radicali estranei a Trump, a compiere violenti azioni dentro il Parlamento Americano presieduto dalla pupilla di George Soros,  Nancy Pelosi,   e poichè a Roma sabato scorso, con l’assalto della sede CGIL, incredibilmente aperta di sabato e con i poliziotti della Lamorgerse colti di sorpresa nonostante tutto fosse stato stabilito sin dal giorno prima, è lecito pensare che il Nuovo Ordine Mondiale si voglia arroccare per qualche mese a Roma. Sarà per questo motivo,  che anche noi italiani abbiamo  avuto la nostra  Capitol Hill a 10 mesi da quella presidenziale? 

A noi la pantomima rivoluzionaria è stata inscenata per imporci un fake passaporto sanitario, agli americani invece la inscenarono per avere un presidente eletto con i voti postali a causa del Covid 19. Qualcuno spieghi a Draghi che la Capitol Hill originale dopo pochi mesi ha dovuto fare i conti con la realtà, che arriva sempre, puntuale, come un debito che se non si può  onorare. 

Gianmarco Landi

Gianmarco è un uomo della generazione X che oggi è alle soglie dei 49 anni e non ha ancora capito cosa quella X debba significare. E' nato a Brindisi ma vive da 29 anni a Bologna, dove si è laureato in economia, inizialmente specializzandosi in Contabilità Nazionale. Attualmente si occupa di consulenze nel settore finanziario a banchieri e manager finanziari internazionali, e in passato ha fatto il consulente in finanza aziendale alle PMI, l'assistente parlamentare, il consulente in marketing politico, il dirigente in una ONLUS, il funzionario in una holding finanziaria, il giornalista indipendente, e altre cose di apparente minore valenza in giovane età, come l'agente immobiliare, il venditore di tappeti e porcellane cinesi e il facchino sui Tir, esperienze egualmente significative per cercare di descriverlo. I suoi hobby sono innanzitutto il basket, che pratica tuttora nelle minors e sui playgrounds bolognesi (è tifoso della New Basket Brindisi e della Fortitudo Bologna), lo studio della Storia (ha fatto alcuni significativi esami universitari ma non è laureato anche in Storia) e il gioco degli scacchi, che pratica a livello dilettantesco. Per una decina d'anni a cavallo dei trenta anni ha tenuto le fila organizzative di una importante rete di associazioni culturali di area Centrodestra, attiva in tutta la regione Emilia Romagna, un'esperienza che lo ha formato nel senso di tentare di approcciare la realtà con ricerca multidisciplinare e devozione alla cultura umanistica tipicamente italiana. Da sempre è un cattolico molto disorientato, evidentemente precorrendo i tempi attuali, così come da sempre non è considerato di sinistra, anche se sotto molti versi, potrebbe esserlo senza mai averlo saputo. Questa 'limite' o 'merito' gli fu anche rivolto nel 2013 alla fine di un dibattito elettorale a TeleBari, dall'attuale sindaco di Bari De Caro, e dal segretario della Sinistra italiana, Fratoianni, entrambi infastiditi dal doversi confrontare dialetticamente senza chiari steccati ideologici con un liberale di centrodestra esperto di finanza pubblica e privata. Sin dall'inverno 2016 è un sostenitore di Donald Trump, ed è stato tra i primi a sostenere il Presidente del Make America Great Again qui in Italia, con innumerevoli e coraggiosi pezzi editi da Imola Oggi già alle primarie presidenziali del 2016.

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