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LA LATITANZA DELLA GESTIONE DEL RISCHIO NELLA SANITÀ PUBBLICA

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A cura di Claudio Daniel Caceres Peters, Msc
Comandante di linea aerea, Master in gestione della sicurezza e Master nella gestione delle compagnie aeree (City University of London), investigatore di sicurezza (Cranfield University).
Docente e auditore di sicurezza operativa c/o Continuous Safety/Switzerland.

Un incidente aereo, con cento morti al giorno viene considerato non accettabile. Cento decessi (evitabili) al giorno in sanità vengono considerati come ‘normali’. La differenza risiede su un’efficace processo di gestione del rischio. Il problema e’ che richiede un grande impegno dai decisori e spesso viene percepito come inutile e dispendioso. Il sistema stesso continua ad erogare infortuni e vittime.

In aviazione, 20 anni fa sono stati stabiliti degli obiettivi di sicurezza operativa (safety) a livello globale. Nel 2021, con 20.000.000 ca. di partenze, in aviazione commerciale, ci sono stati meno di 100 decessi a seguito incidenti aerei.

Come si sono raggiunti questi obiettivi in aviazione

In passato, la sicurezza operativa veniva fatta attraverso la prevenzione di incidenti. Questo faceva si che l’incidente fosse parte del sistema. La gestione del rischio consente ai singoli e alle organizzazioni di poter lavorare sui precursori che potenzialmente potrebbero portare ad un incidente.

Come si concretizza il processo della gestione del rischio

Un sistema per la gestione del rischio si basa su 4 pilastri. In breve:

1. Primo pilastro: l’alta direzione stabilisce la politica e gli obiettivi di sicurezza, riconosce il proprio impegno e nomina e addestra un responsabile per la gestione del programma della sicurezza operativa, stabilisce un sistema per la gestione delle emergenze e documenta tutto il processo.

2. Secondo pilastro: la gestione del rischio identifica i maggiori rischi operativi e le conseguenze negative, misura il grado di esposizione, identifica le misure di contrasto più idonee e rivaluta il livello del rischio residuo, il quale può essere tollerabile o accettabile. Qualora il livello del rischio fosse non accettabile, non si procede e si cerca di rafforzare le misure di mitigazione.

3. Terzo pilastro: l’assicurazione della sicurezza operativa verifica se l’organizzazione sta operando come si era proposta attraverso gli indicatori di prestazioni (SPI) e relativi obiettivi (SPT). Inoltre, mitiga gli effetti negativi che potrebbero derivare da una modifica (visto che si sa’ che le modifiche sono la madre dei rischi). Un sistema di segnalazioni obbligatorie e volontarie informa i decisori circa le non conformità residenti nel sistema, molte delle quali servono proprio al miglioramento continuo e non apparirebbero senza il contributo dell’informatore. L’informatore viene incoraggiato a segnalare e protetto da qualsiasi tipo di ritorsione. L’alta direzione promuove costantemente questo processo.

4. Quarto pilastro: la promozione e la comunicazione in materia di sicurezza offrono la formazione iniziale e ricorrente in materia di sicurezza operativa, sopratutto coinvolgendo i contributi dei singoli al successo del programma per la gestione della sicurezza operativa. Informa tutti circa le modifiche a seguito di segnalazioni, includendo i casi dove non sono state necessarie variazioni al sistema ma continua a nutrire positivamente la salute del sistema delle segnalazioni.

L’obiettivo finale rimane quello di conquistare i cuori e le menti di tutte le risorse, a tutti livelli organizzativi dell’impresa.

Quali sono maggiori rischi in medicina (che tutti conoscono)?

I rischi in sanità non sono nuovi e sono ben noti (a tutti). Il rischio principale è l’errore umano. L’errore umano non e’ evitabile, ma gestibile. Le conseguenze degli errori umani possono essere mitigate e/o attenuate. Lo sforzo necessario risiede nell’alta direzione la quale deve prendere a cuore il problema, creare, implementare e mantenere una cultura della sicurezza positiva che promuova a tutti livelli una politica efficace di contrasto.

Altri rischi sono le infezioni ospedaliere, le prescrizioni sbagliate, la medicazione sbagliata, la caduta di un paziente, ecc. L’effetto di un sistema di sorveglianza attiva validerebbe le buone pratiche volte a lavorare meglio, mitigando i rischi ospedalieri.

Infine, se la volontà di chi paga gli stipendi c’è’, un efficace gestione del rischio non solo comporta vite umane salvate ma sopratutto sicurezza, legalità’, efficacia, efficienza e sostenibilità.

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