Politica

LA LEADER DI FDI COME MARINE LE PEN?

"Giorgia Meloni cerca di essere come Marine Le Pen". È un segnale forte, non tanto per la fonte da cui promana, quanto per la similitudine e sul motivo che potrebbe spingere la leader di una falsa opposizione a emulare una vera leader conservatrice del timbro della Le Pen.

Non mi sono mai trovato in accordo con certe voci e pensieri, spesso frutto di ideologie e alleanze malsane, ma quanto affermato qualche giorno fa dall’i-esimo politicante qualunquista, credo possa essere (accidentalmente) oggetto di riflessione. “Giorgia Meloni cerca di essere come Marine Le Pen“. È un segnale forte, non tanto per la fonte da cui promana, quanto per la similitudine e sul motivo che potrebbe spingere la leader di una falsa opposizione a emulare una vera leader conservatrice del timbro della Le Pen.

Non so se è una questione di sfortuna, ma ogni volta che mi sono ritrovato a interagire con qualche esponente di Fratelli d’Italia (FdI) il mio naso ha percepito un forte odore di mediocrità qualunquista/opportunista. Ma sicuramente è solo sfortuna (o colpa del mio naso): chissà che la legge dei grandi numeri non sia una mega bufala! Stando al rasoio di Ockham, però, la soluzione più semplice da ipotizzare dovrebbe essere quella per cui il partito sia stato forgiato a immagine e somiglianza della sua leader: una persona che sembra non avere né arte né parte, come dicono a Roma, senza un titolo di studio adeguato e che, come tanti, sembrerebbe essersi svenduta ai noti gruppi di pressione per essere considerata ciò che non è e mai sarà. Insomma, Ockham vorrebbe che pensassimo a una leader allo sbaraglio che, già come tanti altri, ha mostrato un alto tasso di volatilità, gonfiandosi e afflosciandosi a seconda delle correnti d’aria.

Dalla denuncia “La Massoneria discrimina chi non è massone” all’adesione all’Aspen Institute – il noto think tank che raggruppa di tutto e di più, da Monti a Letta (ora grandi amici di Giorgia), da Tremonti a Lucia Annunziata, etc. – Giorgia Meloni ha dato prova di grande versatilità. Ma d’altronde, si sa: Palazzo Chigi val bene una loggia! Dopo aver gridato no al green pass, perché violava i diritti fondamentali della Costituzione, cambiò idea in soli 20 giorni, dicendo che era uno strumento necessario, soprattutto per la ripresa economica. (Certo è che se, oltre a un po’ di economia, avesse studiato un minimo di diritto costituzionale all’Università, senza limitarsi a citare pedestremente il Mortati, forse avremmo avuto un’opposizione stricto sensu e magari più intelligente e costruttiva!).

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Qualche anno fa, la Meloni disse che il Parlamento doveva essere ridotto per risparmiare sui conti pubblici e votò a favore della nota riforma costituzionale, prendendo parte al più grande progetto eversivo della storia della Repubblica, lo stesso propugnato dalla loggia massonica P2 e spalleggiato dal PD, oltre che da una certa sinistra invisa alla leader di centro-destra, almeno apparentemente. E che dire dell’appoggio di FdI al Governo Draghi – nominato (non votato) dal Presidente della Repubblica Mattarella, in barba ad ogni principio democratico – e del sostegno dato alla sua candidatura al Quirinale, in cambio della consegna brevi manu della Presidenza del Consiglio, proprio lei che – ipsa quoque immunis rastroque intacta – soleva sbraitare ai quattro venti: “Noi andremo al governo solo con i voti degli italiani”?

Come potrà mai un simulacro sbiadito, senza colore né forma, calcare solo lontanamente l’icona di una leader conservatrice, forte, risoluta, coerente, di una vera patriota in grado di difendere il proprio Paese dal liberismo globalista senza se e senza ma, dotata di carisma e di una notevole capacità intellettuale difficilmente emulabile – e, soprattutto, di una laurea in legge – come Marine Le Pen? Anche vestisse in camicetta bianca e completo nero, gli sforzi della leader FdI non varcherebbero la soglia della triviale imitazione.

L’inconsistenza della conservazione globalista, goffamente incarnata dai Fratelli d’Italia (denominazione alquanto sospetta, che rimanda palesemente ad ambienti latomistici), richiama alla mente l’eco di una celebre espressione thatcheriana: “wet, wet, wet”. D’altronde, i politici annacquati, e magari “pronti a governare il Paese da filo-atlantisti”, non costituiscono, forse, la crème de la crème delle “liste di collocamento” gestite dai centri del potere mondialista?

Come le élite governano il mondo Savini
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Armando Savini

Armando Savini è un economista, saggista, cultore di esegesi biblica e mistica ebraica. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in HR Management, si è occupato di scienza della complessità e delle sue applicazioni all’economia. Già cultore della materia in Politica economica presso la cattedra del Prof. Giovanni Somogyi alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, è stato docente a contratto di storia economica, economia, HR management e metodi di ricerca per il business. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sovranità, debito e moneta. Quello che dovresti sapere e non ti hanno mai detto (‎2021); Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele (Diarkos 2020); Le due sindoni (Chirico, 2019); Il Messia nascosto. Profezie bibliche alla luce della tradizione ebraica e cristiana (Cantagalli-Chirico, 2019); Maria di Nazaret dalla Genesi a Fatima (Fontana di Siloe, 2017); Risurrezione. Un viaggio tra fede e scienza (Paoline, 2016); Dall’impresa-macchina all’impresa-persona. Ripensare l’azienda nell’era della complessità (Mondadori, 2009).

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