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LA NUOVA GUERRA CINESE

Articolo di Armando Savini

È stato recentemente pubblicato un rapporto di più di seicento pagine dal titolo «Les Opérations d’influence chinoises. Un moment machiavélien», a cura di Paul Charon e Jean-Baptiste Jeangène Vilmer dell’Institut de recherche stratégique de l’École militaire (IRSEM). Il volume analizza le operazioni d’influenza della Cina dal 2017 ad oggi, mettendo in luce come questa sia passata da un atteggiamento “seduttivo” ad uno “aggressivo”, ispirandosi a Mosca e stringendo una cooperazione con la Russia. È questo ciò che gli autori chiamano “momento machiavellico”.

«Per lungo tempo, si è potuto dire che la Cina, contrariamente alla Russia, cercasse di essere amata piuttosto che temuta; che volesse sedurre, proiettare un’immagine positiva di sé nel mondo, suscitare ammirazione. Pechino non ha rinunciato a sedurre, alla sua attrattiva né alla sua ambizione di foggiare norme internazionali, e resta importante per il PCC non perdere la faccia. Ma allo stesso tempo, Pechino cerca sempre più di infiltrarsi e costringere: le sue operazioni d’influenza si sono considerevolmente irrigidite in questi ultimi anni e i suoi metodi assomigliano sempre più a quelli impiegati da Mosca. È un “momento machiavellico” dal momento che Pechino sembra ormai ritenere che, come scriveva Machiavelli ne Il Principe, “è più sicuro essere temuti che amati” e ciò corrisponde, dunque, ad una “russificazione” delle operazioni d’influenza cinesi».

Prima di esaminare le azioni e gli attori, gli autori espongono alcuni concetti chiave della politica militare cinese: 1) il fronte unito; 2) le tre guerre; 3) le operazioni nella sfera cognitiva; 4) la guerra politica; 5) le misure attive.

Il Fronte unito è l’alleanza che comunisti e nazionalisti strinsero in chiave antigiapponese e che ancora oggi perdura al fine di «mobilitare gli amici del Partito per colpire i suoi nemici». Tale alleanza ha come obiettivo quello di «forgiare delle forze esterne al Partito al fine di assicurarne la perennità». Il Fronte unito fu elaborato da Lenin nel 1920 ed entrò a far parte delle «tre armi magiche» teorizzate da Mao Zedong nel 1938.

La dottrina delle tre guerre, invece, è stata teorizzata nel 2008: guerra dell’opinione pubblica, guerra psicologica e guerra del diritto. La guerra dell’opinione pubblica (o guerra di consenso) consiste nell’utilizzo integrato e pianificato di tutti gli strumenti della comunicazione (giornali, televisione, internet, radio, etc.) volti a suscitare al proprio interno un spirito combattivo e far crollare la volontà di combattere del nemico, orientando l’opinione pubblica internazionale. La guerra psicologia viene usata per demoralizzare le forze nemiche, dissuaderle, farle dubitare fino a terrorizzarle. Si usa per vincere il nemico senza combatterlo e consiste in: coercizione, cercando di forzare l’altro ad agire in un certo modo; mistificazione, per creare confusione e indurre in errore; divisione, sfruttando le falle potenziali e i dissensi in altri Paesi per paralizzare il processo decisionale; difesa, per sollevare il morale delle proprie truppe. Per guerra del diritto si intende l’uso del diritto come arma da guerra per dissuadere, attaccare, contrattaccare, costringere e sanzionare. La sua applicazione consiste nello strumentalizzare i principi del diritto al fine di acquisire un vantaggio, una superiorità normativa, che serve a predisporre il contesto ottimale per permettere alla Cina di avere il diritto dalla sua parte, giustificando durante il conflitto l’uso della forza e legittimando le azioni dell’EPL [Esercito Popolare di Liberazione], e dopo il conflitto per conservare i propri vantaggi. Le operazioni nella sfera cognitiva hanno l’obiettivo di controllare il cervello. Si utilizza la guerra psicologica per forgiare e allo stesso tempo controllare le capacità cognitive del nemico e la presa di coscienza. Il potere di controllo sul cervello consiste «nell’utilizzare delle informazioni spirituali/psicologiche veicolate dai mezzi di propaganda, la lingua nazionale, i prodotti culturali, etc. come arma per infiltrare, influenzare e dirigere la conoscenza, l’emozione e la coscienza del pubblico e delle élite nazionali. Il fine ultimo è manipolare i valori, lo spirito, l’ethos nazionale, le ideologie, le tradizioni culturali, le credenze storiche, etc., di un Paese per incitarli ad abbandonare le loro comprensioni teoriche, i loro sistemi sociali e la loro via di sviluppo e raggiungere gli obiettivi strategici senza vittoria». La guerra politica designa «l’impiego di tutti gli strumenti a disposizione di una nazione, all’infuori della guerra, al fine di raggiungere i propri obiettivi». Le misure attive sono state fabbricate e gestite dal KGB, al fine di creare all’estero un ambiente favorevole all’Unione sovietica. Si tratta di “misure di difesa offensive”, atti di controspionaggio volti a capire le intenzioni del nemico per anticiparlo e indurlo in errore, prevedendo anche atti di sabotaggio.

Le azioni poste in essere dalla Cina rivelano due obiettivi principali: sedurre e soggiogare il pubblico internazionale, mostrando forza, determinazione e benevolenza verso tutti, ma al tempo stesso, infiltrare e restringere il campo d’azione di tutti quei movimenti ostili al Partito, controllando i media (monopolio pressoché totale), censurando i social network e investendo molti soldi per «amplificare artificialmente il loro audience online». La manipolazione dell’informazione è la chiave di volta della propaganda. Vengono create false identità per diffondere le idee del Partito, ricorrendo ai troll e all’astrosurfing per simulare movimenti popolari spontanei e pagando migliaia di commentatori internet per guidare l’opinione pubblica. «In generale, controllati dall’ EPL … i troll difendono, attaccano, suscitano le polemiche, insultano, molestano … L’ EPL è il cuore delle manovre: esso utilizza le reti sociali da una parte per l’influenza «aperta», diffondendo la propaganda, spesso ai fini della dissuasione e della guerra psicologica, e dall’altra per operazioni clandestine e ostili contro bersagli stranieri».

A livello diplomatico, oltre alle azioni classiche, Pechino fa ricorso a «operazioni d’influenza clandestine (pressione economica e politica, cooptazione, coercizione e corruzione) al fine di rinforzare la sua influenza», assumendo la posizione del «lupo guerriero». In campo economico, la coercizione è evidente: divieto d’accesso al mercato cinese, sanzioni commerciali, limiti agli investimenti, dumping di ogni genere, contingentamento del turismo etc. Ma soprattutto ha fatto della «censura il prerequisito per l’accesso al proprio mercato e molte imprese si sono piegate a questo gioco». Scuola e università sono totalmente controllate attraverso la dipendenza finanziaria, l’intimidazione e la sorveglianza. Tutto e tutti devono essere omologati alle direttive del Partito. Pechino esercita influenza anche su alcune università straniere, affidandosi per la sua propaganda a influencer e youtuber occidentali filocinesi; crea dei think tank all’estero ed esporta prodotti culturali come libri, film serie televisive, che sono «potenti vettori di seduzione». Esercita influenza anche sui prodotti culturali esteri, come a Hollywood, che per non contrariare Pechino si è più volte imposta l’autocensura, tagliando e modificando le scene dei suoi film, al fine di non perdere il gigantesco mercato comunista.

Non è un caso, forse, che da qualche mese a questa parte, emergano alcune affinità tra le operazioni di influenza cinese e le politiche sanitarie poste in essere nelle cosiddette democrazie occidentali. Che siano, forse, i prodromi di quel famoso processo di cinesizzazione globale progettato e conclamato dalle élite? (QUI). 

LINK:

https://drive.google.com/file/d/1qxUvLrLG4SSg8ANZnqvBfDOxUrtPmaB5/edit

https://www.irsem.fr/

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