Database Italia

LA TRUFFA IN GEORGIA, E L’ARROGANZA DI SOROS di Gianmarco Landi

In un comizio affollatissimo ieri notte a Valdosta in Georgia, Donald J. Trump ha supportato il senatore David Perdue e la senatrice Kelly Loeffler, nelle due sfide di ballottaggio senatoriale decisive per stabilire la maggioranza al Senato. La situazione attuale vede occupate 98 poltrone delle 100 senatoriali, di cui 50 da Repubblicani e 48 da Democratici, perciò il GOP avrebbe la maggioranza se almeno una delle due sfide in Georgia fosse vinta il prossimo 5 di gennaio. Nel corso dell’evento di ieri Trump ha riaffermato di ritenersi il legittimo vincitore della sfida presidenziale, e attraverso dei video ha mostrato in piazza la colossale truffa elettorale compiuta in Georgia, uno stato tradizionalmente repubblicano.  Sono stati mostrati in alcuni video ampi scorci di truffe elettorali realizzate nel corso della straordinaria sospensione dello spoglio, con ciò dimostrando come il team di Trump si fosse preparato meticolosamente per cogliere in castagna i criminali all’atto di compartecipare a questi tentativi. Secondo i media mainstream le presidenziali americane avrebbero visto un record di partecipazione, ma l’assurdità di questa fake news del mainstream è evidente nella constatazione che i Democratici non hanno fatto campagna elettorale e nessun raduno numericamente significativo è stato da loro organizzato. Dove, quando e come avrebbero preso tutti questi voti, peraltro con un candidato dall’appeal mediatico ‘moscio’, come giustappunto è Biden?  Tuttavia le narrazioni mediatiche insistono a voler ficcare nel cervello dei beoti che i Dem sarebbero riusciti a vincere e finanche a ribaltare uno stato rosso come la Georgia, con un vantaggio dello 0,2%, cioè appena 12 mila voti. Non si capisce proprio come i democratici avrebbero potuto compiere questa impresa, dato che sia in Ohio, poco più a nord della Georgia, e in Florida, confinanante a sud, ha vinto nettamente Trump? Non è mai successo nella storia americana che un candidato vincesse in Ohio e Florida e perdesse le elezioni, e questo significa che qualcosa di molto artificiale è accaduto in questo stato. La Georgia è già stata protagonista in negativo nel 1861 allo scoppio della prima Guerra civile americana, quella per l’abolizione della Schiavitù, un’abolizione che la Georgia non volle attuare, facendo così un voltafaccia incredibile e costituendo il casus belli della Prima Guerra Civile americana.

 Il team di Trump non ha presentato prove nei tribunali dei vari stati in corso di controversia legale, ben sapendo che ciò sarebbe stato una inutile perdita di tempo, oltre che un vantaggio regalato agli avversari. Tuttavia l’aggressività con cui Sidney Powell si è presentata in Georgia con un atto da 104 pagine, ha svelato un po’ delle armi con le quali Trump aprirà le ostilità in Corte Suprema, e ciò lasciava presagire la speranza da parte del team di Trump di un ravvedimento dell’establishment repubblicana in questo stato, speranza che oggi appare sempre più pia. Si andrà allo scontro duro in Corte Suprema anche in Georgia, e ieri Trump ha mostrato dei video scandalosi, diramando a latere l’esatta dimensione delle truffe elettorali in Georgia, dimostrando di essere pronto alla battaglia per delegittimare gli esiti elettorali visibilmente truccati.I numeri dello smart working (lavoro furbo) adoperato dai Dem grazie al soccorso biologico occorso importando il virus cinese, che ha creato il contesto per espandere le modalità di voto postale, profilano un’opera criminale ben  comprovabile, ma ovviamente ciò sarà fatto solo in Corte Suprema e non in altre assise giudiziarie. Questi i numeri della truffa in Georgia: 
a) 2.506 criminali che non avevano diritto hanno invece votato;
b) 66.248 under 18 illecitamente iscritti al voto e votanti via posta;
c) 2.423 votanti senza essere mai iscritti, cioè non sono stati registrati perchè non lo hanno richiesto ma risulta che hanno votato;
d) 4.926 hanno votato oltre la data di registrazione;
e) 10.315 morti risultano registrati e votanti;
f) 395 hanno votato in un altro stato oltre che in Georgia;
g) 15.701 residenti fuori dallo stato hanno votato in Georgia;
h) 40.279 hanno cambiato contea e si sono nuovamente registrati per poter votare due volte. 

Queste vergognose evidenze sono state rese pubbliche ieri sera ed è quindi logico pensare che il team legale di Trump abbia tutte le prove, visto che erano state finanche hackerate le telecamere dei circuiti chiusi interni ai seggi, così come dimostrano i video resi pubblici con le valige di schede elettorali della vergogna. Sempre ieri il figlio di Trump, Eric, ha twittato un video da cui si evince che i salti di voti fatti da Biden durante lo spoglio in Georgia, fossero proprio in coincidenza con l’immissione di queste valigie di schede pro Biden arrivate nottetempo in guise palesemente criminali.  Si consideri inoltre che essendo la procedura di voto postale innescata attraverso una richiesta e mail, cioè attraverso un processo digitale, è assolutamente plausibile poter controllare tutto il processo dall’esterno per oggettivizzare le prove dei brogli, facendo emergere voti da parte di non aventi diritto, morti o voti multipli. Se il governatore Kemp fosse stato onesto, per poter far vincere Trump in Georgia sarebbe bastato che lui avesse fatto esercitare il controllo di firma, che avrebbe defalcato dai conteggi le schede illegali. Secondo Sidney Powell il governatore Brian Kemp sarebbe stato corrotto con capitali cinesi, mentre secondo Trump il governatore della Georgia  sarebbe addirittura minacciato da organizzazioni di stampo criminale. Più volte Trump si è rivolto ieri a Kemp, stranamente non presente all’evento a sostegno dei due senatori repubblicani, benché lui fosse repubblicano e sul suo stato fosse arrivato il Presidente. Trump è andato giù pesantissimo,  affermando che il governatore della Georgia non è uomo libero, e sarebbe minacciato per non far emergere i voti illegali, praticamente assimilando in implicito il team di Biden ad un’organizzazione di criminalità organizzata con stampo mafioso. La pretesa che Biden possa essere eletto da un’assemblea grandi elettori costituita con timbrature burocratiche di questo tipo, appare sempre più stupida oltre che velleitaria.

Le note di colore non sono mancate ieri sera, quando il Presidente è parso frizzante e aggressivo in forme smaglianti. Pensate, ad esempio, che la password wi-fi  con la quale i giornalisti presenti all’evento di ieri hanno potuto collegare ad internet i loro smartphone e PC, è stata una chicca di genialità trumpiana: elezionitruccate (riggedelection). Ma ancora più esaltante ieri sera è stato il ‘dress code’ di Melania Trump, che con un paio di scarpe zebrate e un impermeabile rosso fiammante, ha annunciato l’arrivo di un tuono repubblicano (Doppia zebra significa Thunder e rosso è il colore dei repubblicani o dell’allarme come spiega Q).


 Ieri si è compreso che la strategia di Trump è quella di continuare a far apparire Biden Presidente abusivo per un altro po’, magari anche facendolo eleggere dall’assemblea grandi elettori con la spada di Damocle del sub iudice da parte della Corte Suprema. Il fine è quello di logorare i Dem delegittimandoli lentamente attraverso lo scientifico snocciolare di prove portate al grande pubblico,  sfruttando l’importantissima campagna elettorale in Georgia per l’assegnazione della maggioranza in Senato, che durerà fino al 5 gennaio prossimo. Sembra proprio che Trump voglia attuare una sorta di tortura medievale della goccia in fronte (stillicidio), anche allo scopo di fare impazzire media e avversari, prima di sferrare l’attacco decisivo della proclamazione della legge marziale.
 Il duro botta e risposta tra Kemp e Trump di ieri poco prima dell’evento elettorale di Valdosta di cui ho già detto, aveva fatto capire che la strategia del fronte politico a favore  Biden è quella di certificare la maggioranza dell’assemblea dei grandi elettori per Biden, andando avanti dritto come dei treni e come se nulla fosse, in modo da far risultare Biden eligendo già l’8 di dicembre e presidente eletto dal 14 dicembre. Kemp aveva twittato sabato mattina citando un tweet su Trump e dicendo che “come ho detto al presidente questa mattina, ho pubblicamente chiesto un audit della firma tre volte (11/20, 11/24, 12/3) per ripristinare la fiducia nel nostro processo elettorale e garantire che solo i voti legali siano conteggiati in Georgia“. Pronta la risposta di Trump sempre su Twitter, con la quale il Presidente aveva pubblicamente chiesto a Kemp perchè non avesse consentito una sessione di controllo sulle firme, attraverso cui si sarebbero rivelate le schede legali e quelle illegali: “Ma non hai mai ottenuto la verifica della firma! La tua gente si rifiuta di fare quello che chiedi. Cosa nascondono? Chiedete almeno immediatamente una sessione straordinaria della legislatura. Che si può facilmente, e immediatamente, fare. #Transparency“, ha scritto Trump,  poco prima di aprire l’evento elettorale di ieri.

Molti commentatori nell’arco della giornata di sabato scorso avevano manifestato preoccupazione per le elezioni al ballottaggio senatoriale in Georgia e per aver fatto pressioni sulla gente repubblicana sempre più disorientata, nonostante il fatto che i candidati e il governatore del GOP (i repubblicani) non si fossero dimostrati a favore di Trump. Altri hanno sostenuto che il GOP dovrebbe guadagnarsi i voti del popolo per il senato, combattendo dalla parte del Presidente in carica, cosa che non tutti stavano facendo. Tuttavia Trump ha supportato i candidati al senato ma ieri è apparso evidente come in Georgia sia in essere una spaccatura molte forte tra i repubblicani pro e quelli contro Trump,  ma anche lo spirito guerriero e pronto a tutto, sciorinato dal Presidente.

Opposto a Trump nella determinazione di spirito, è apparso però anche George Soros, che sabato pomeriggio ha testimoniato tutta la sua arroganza e mancanza di rispetto per la Democrazia e per il Popolo americano. L’alto faccendiere delle grandi famiglie Khazare detentrici del 40% delle ricchezze del Mondo, proprio ieri ha annunciato una nuova leadership alla sua creatura politica più nota e forte, cioè quella Open Society Foundation che foraggia ONG, colpi di stato e crimini politici con guanti di velluto in tutto il Mondo. Il nuovo presidente di Open Society, è Lord Mark Malloch Brown, cioè il presidente di Smartmatic, la società retrostante a Dominion Voting Systems, adoperata per rubare le elezioni in favore di Joe Biden, e perciò finita al centro degli atti con i quali Sidney Powell e Lin Wood intendono dare battaglia in Corte Suprema. 

Questa società detiene i software ed i know how degli algoritmi attraverso cui sono state truccate le elezioni in giro per il Mondo, in America latina, in Europa e finanche in Italia, ovviamente a nostra totale insaputa, prima che questa strategia di Trump non facesse in modo di rendere pubblici tutti i turpi traffici informatici che inquinano le espressioni elettorali. L’uomo di Soros di Smartmatic è stato in precedenza anche vicepresidente dei Fondi di investimento del magnate ungherese-americano e persino vice segretario generale delle Nazioni Unite vicino a Kofi Annan, con ciò dandoci una cartina al tornasole di cosa sia l’ONU oggi, e cioè un veicolo di truffe elettorali, guerre, colpi di stato e lotta alla Democrazia e alla Libertà dei popoli, evidentemente da schiavizzare con l’ausilio della Cina. A tal proposito giova considerare che gli indirizzi e le specifiche dei server da cui sono partiti gli hackeraggi dei voti fanno riferimento fisico alla Cina, come potete constatare al seguente link di Dominion:  https://dnslytics.com/domain/dominionvotingsystems.com .

Inoltre sappiate che i proprietari di Smartmatic erano stati denunciati nel giugno 2004 dalla stampa per aver ricevuto un investimento azionario di 200 mila dollari da un fondo di joint venture della Repubblica del Venezuela (BRV) chiamato FONCREI, un’organizzazione di Chavez,  da cui si deduce una connessione forte tra i pastrocchi di Soros, Francoforte, la Cina e il dittatore Chavez. Come se la nomina di Mallow non bastasse, anche un consigliere della campagna di Chavez è stato inserito nel consiglio di amministrazione di Open Society, la Fondazione di Soros, con ciò dando chiaramente un segnale di strafottenza ben preciso. 

La protervia di questa mossa di Soros di ieri, il quale ha chiaramente messo il cappello dei mafiosi khazari (sionisti) come certificazione della vittoria di Biden, farà paura al Presidente e all’Esercito degli Stati Uniti, e li fermerà dalla proclamazione della legge marziale e di tutto ciò che essa comporterà? Lo scopriremo nei prossimi giorni, tuttavia le scarpe zebrate, l’impermeabile rosso fuoco e lo sguardo indomabile attraverso cui ieri Melania ha accompagnato il marito in Georgia, non sembrano aver turbato lo stato d’animo di casa Trump. 



Segui Database Italia su Google News: Database Italia

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

I commenti sono chiusi.