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LE DECISIONI LIBERTICIDE DI BIG TECH SONO IL VERO INCITAMENTO ALL’ODIO E ALLA VIOLENZA. LA POLITICA DEVE INTERVENIRE

Le mosse di Big Tech per estromettere il presidente Donald Trump dai social media sono state annunciate da alcuni come una vittoria. Ma uno stato gestito da corporazioni con i politici che fungono da semplici prestanome equivale allo stesso fascismo a cui affermano di opporsi.

L’aria compiaciuta e palpabile da “missione compiuta” emanata da Facebook, Twitter e Google nelle settimane successive all’elezione di novembre per il democratico Joe Biden è stata difficile da ignorare. Grazie a una presa ferrea sulla narrativa politica e alla soppressione con la mano pesante di qualsiasi voce dissenziente anche influente, queste società follemente ricche ei loro partner nell’establishment dei media sono riusciti a ribaltare con successo ciò che restava del processo democratico degli Stati Uniti e del mondo intero. 

In breve, hanno motivo di festeggiare, avendo messo a segno il primo colpo di stato mediatico riuscito a livello nazionale nella storia degli Stati Uniti. E ancora meglio – almeno per loro – avendo aiutato il ragazzo “giusto” a vincere, questa volta non dovranno rispondere a nessuna falsa accusa di collusione russa. In effetti, addirittura il Dipartimento per la sicurezza interna si è fatto avanti per dichiarare il voto come il più sicuro nella storia degli Stati Uniti – un’affermazione sconcertante nella migliore delle ipotesi, dato che gli stessi funzionari hanno passato mesi a insistere che l’infiltrazione straniera avesse presumibilmente appeso la democrazia a un filo. 

È quasi garantito, vista anche la mole epica di “perle” che ha seguito la marcia di mercoledì sul Campidoglio, con tanto di dirette che invece di seguire le pacifiche manifestazioni pro-Trump mostravano scene di film apocalittici (non è uno scherzo, chiedete a Enrico Mentana), si tradurrà in ulteriori restrizioni sul discorso online – e come molti osservatori hanno notato , è proprio così che vogliono Big Tech e Big Brother. Non sono state fornite spiegazioni sul motivo per cui il Campidoglio è stato in gran parte lasciato incustodito durante le proteste, nè tantomeno sul perchè siano stati alcuni poliziotti ad invitare i supporter (Infiltrati) ad entrare a Capitol Hill. Né era chiaro il motivo per cui il sindaco Muriel Bowser abbia aspettato così tanto prima di inviare la polizia e l’esercito per tenere a freno il caos. 

Il palcoscenico sembrava essere stato deliberatamente impostato per il disastro, proprio il tipo di spettacolo di cui un intelligente asse Big Business-Big Tech ha bisogno per terrorizzare le masse facendogli credere che un’insurrezione totale sia in corso. Le dirette dall’Italia invece di immortalare la famigerata insurrezione(?) o di inviare reporter sul posto avevano già il loro palcoscenico pronto ad attenderli. Un centinaio di persone messe lì in uno ridicolo teatrino mediatico a formare la scritta “Trump is Guilty” (Trump è colpevole). Vi rendete conto? potere delle immagini. C’erano centinaia di migliaia di persone quel giorno, eppure gli unici che abbiamo visto fin nei dettagli più osceni sono personaggi improbabili e ridicoli vikinghi.
Non una voce, non un intervista, il più grande blackout informativo durante un simile evento che si sia mai visto in un paese democratico.

Distraendo il pubblico, attribuendo la violenza che ha causato la perdita di ben cinque vite agli onnipresenti Radicalized Domestic Extremists ™ e bandendo un numero sempre crescente di argomenti di discussione, Facebook, Twitter e Google possono evitare l’abrogazione totale delle protezioni di responsabilità della Sezione 230. Non importa l’assenza di visibili “suprematisti bianchi”, nazisti e altri indesiderabili che presumibilmente guidano il contingente pro-Trump: è sempre possibile utilizzare Photoshop con un’insegna nazista in qualche POST.

In definitiva, la narrazione si discosta dalla realtà quel tanto che basta per fare il suo punto, additando i social media come colpevoli e inducendo però l’americano medio a sostenere ulteriori incursioni nelle loro libertà del Primo Emendamento. La morale della storia diventa “ Smetti di pensare, prima che qualcuno si faccia male. 

Io consiglio alla politica di prendere una posizione netta finchè si è in tempo perchè  Big Tech può facilmente far fallire qualsiasi tentativo legislativo di rompere il suo monopolio semplicemente minacciando di svelare i segreti delle dozzine di agenzie governative che hanno i loro dati archiviati nel cloud. Aziende come Facebook e Twitter, Amazon e Google hanno ciò che resta della “democrazia”, e se qualche politico crociato tentasse di interrompere la loro relazione intima, quasi certamente vivrebbero per pentirsene. 

Il controllo dei media da parte di queste aziende è così ermetico che uno “scandalo” artificiale potrebbe essere inventato e lanciato nel cyberspazio nel giro di poche ore. Tale rappresaglia servirebbe al duplice scopo di distruggere la carriera del crociato politico e ricordare ad altri aspiranti benefattori di non fare nulla di sciocco, come combattere per difendere il proprio paese dalle megacorporazioni che lo tengono in ostaggio. 

Impedendo a Trump anche di pubblicare su Twitter e Facebook e sulla piattaforma di live streaming Twitch, Big Tech ha chiarito di non essere più soddisfatto di un semplice monopolio su uno dei pochi settori redditizi rimasti negli Stati Uniti. Non smetteranno di accumulare potere finché non gestiranno la politica, dalla presidenza alle più piccole elezioni locali. Con le rivolte di mercoledì, la danza attentamente coreografata tra dirigenti tecnologici e politici che eseguono i loro ordini ha avuto il via libera per salire al livello successivo.

Deplatformare Trump è solo l’inizio di una crociata megalomane contro tutti coloro che metterebbero in discussione un governo dagli algoritmi.

Attenzione! La censura sistematica, l’estromissione di un presidente in carica e dei suoi più seguiti collaboratori dal discorso politico, la manipolazione sistematica delle informazioni reali e la sospensione di migliaia di account costituisce un ovvio incitamento alla violenza e all’odio. Come pensate che stiano reagendo i 75 milioni di americani che votano Trump? A sentire parlare i media sembra che Trump abbia una decina di esaltati al seguito. Ecco dove tutto si deve fermare. Ricominciamo da qui: “Trump ha oltre 75 MILIONI di voti”.

Le Big Tech si stanno comportando in modo irresponsabile e pericoloso.
Non venitemi a dire che sono società private e fanno quello che vogliono perchè hanno beneficiato di tutti gli incentivi possibili per anni proprio per la loro connotazione Social, cioè spazi di libertà e di libera espressione.
Miliardi di persone si sono iscritte con questa illusione e ora ecco il cavallo di Troia. Ecco la truffa. Si sono mostrati ora per ciò che veramente sono, il braccio esecutivo di un governo autoritario globale tecnocratico.

Davide Donateo


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