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L’ULTIMO ANTICRISTO 2 – L’ASTRO DECADUTO, FIGLIO DELLA DISTRUZIONE

L'ultimo anticristo verrà con la forza di satana, che sarà e parlerà in lui.

Nell’articolo precedente abbiamo esaminato il primo dei segni che anticipano, secondo l’apostolo Paolo, la venuta nella gloria del Messia, cioè, l’apostasia (QUI). L’altro segno è la rivelazione dell’«uomo iniquo», letteralmente, dell’uomo dell’ «anomia», cioè, il senza legge, chiamato anche «figlio di perdizione».

Ripartiamo dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi, nella traduzione a cura di Giovanna Cheli: [1]

Perché se non viene prima l’apostasia e non è rivelato l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, 4che si contrappone e che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o oggetto di culto, fino ad insediarsi nel tempio di Dio, mostrando se stesso come se fosse Dio . . . 5Non ricordate che essendo ancora presso di voi vi dicevo queste cose? 6E ora conoscete ciò che lo trattiene per essere rivelato a suo tempo. 7Infatti, il mistero dell’iniquità già opera; solo che chi finora lo sta trattenendo sia tolto dal mezzo . . . 8e allora sarà rivelato il senza legge, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca e annienterà con la manifestazione della sua venuta, 9la cui venuta è secondo la forza di satana con ogni potenza e segni e prodigi di menzogna 10e con ogni seduzione d’ingiustizia per coloro che si perdono, perché non accolsero l’amore della verità per essere salvati. 11 E per questo Dio manda loro una forza di inganno perché essi credano alla menzogna, 12affinché siano giudicati tutti coloro che non credettero alla verità compiacendosi invece dell’ingiustizia. (2Ts 2, 3-12)

TIPO E ANTITIPO

Nella sacra Scrittura esistono delle figure (tipi) che ne preannunciano altre (antitipi). Il tipo (túpos)è la prefigurazione profetica di una realtà, che si manifesterà in futuro. Letteralmente, túpos significa calco, copia, figura, di cui l’originale è detto antitipo (antítupos), controfigura, cioè, il modello da cui è tratta la copia. Nelle lettere paoline, alcuni personaggi, episodi e riti dell’AT sono descritti come l’ombra di un corpo, cioè, proiezioni nell’antichità delle realtà ultime: «Queste cose sono ombra di quelle che devono venire, mentre il corpo (la realtà) è di Cristo» (Col 2,17); «Ora tutte queste cose accaddero a loro come figura (tupikõs) e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è giunta la fine dei tempi» (1Cor 10,11). Per tale ragione, gli anticristi che si sono succeduti nella storia costituiscono delle prefigurazione (tipi) dell’ultimo anticristo (antitipo), colui che si oppone a Cristo giungendo alla massima empietà. Ciò fa sì che le caratteristiche dei primi si possano ritrovare nell’ultimo e i passi biblici, che descrivono questi personaggi del passato, possano riguardare anche l’ultimo anticristo. È per questo che l’Apostolo, descrivendo l’ultimo anticristo, si richiama alla figura di Antioco IV Epifane, che si fece dio e profanò il Tempio, consacrandolo a Giove.

IL DISTRUTTORE

Paolo con pochi tratti delinea un identikit perfetto. Lo chiama «uomo dell’anomia», che potremmo tradurre come «il senza legge» o, meglio, la negazione della legge per eccellenza, cioè, della legge di Dio, quella legge che ci chiede di amare Dio con tutto il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente, e il nostro prossimo come noi stessi. Ma se la forma più alta di amore è la Verità che salva, allora il senza legge tenterà di affogare la Verità nell’opinione, e poiché viene con la «forza di satana», sarà come il padre suo, che era «omicida fin da principio e non stette nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44). Con la sua falsità, l’ultimo anticristo ucciderà molte anime.

L’altro titolo «figlio di perdizione» è molto significativo. Il sostantivo greco apôleia vuol dire perdizione, distruzione, da cui deriva Apollyôn, il distruttore, che risponde all’ebraico ‘Abadon, termini che ritroviamo al cap. 9 dell’Apocalisse: «Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione (‘abadon), in greco Sterminatore (Apollyôn). A scatenare l’abisso sulla terra, secondo il veggente di Patmos, è un «astro caduto dal cielo sulla terra», cui è stata data «la chiave del pozzo dell’Abisso», con cui aprì «il pozzo dell’Abisso» e da questo «salì un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera» (Ap 9,1-2). Cosa si intende per astro caduto dal cielo? Nel rotolo del profeta Isaia, riguardo alla caduta del re di Babilonia, prefigurazione dell’anticristo, si legge:

Come mai sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell’aurora? Come mai sei stato abbattuto a terra, tu che sconfiggevi/uccidevi le genti? Dicevi in cuor tuo: «Salirò nei cieli, sulle stelle di Dio innalzerò il mio trono, mi insedierò sul monte dell’assemblea, nelle parti recondite di Tsaphon. Salirò sulle sommità delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo». E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! (Is 14,12-15)

La versione aramaica di Isaia traduce e parafrasa: «Come sei caduto dall’alto, tu che eri nobile tra i figli dell’uomo, come la stella del mattino tra le stelle? … Salirò sopra a tutti i popoli, diverrò più alto di tutti loro». Nel libro del Siracide, riguardo al sommo sacerdote Simone, figlio di Onia, è scritto che era «come astro mattutino in mezzo alle nubi» (Sir 50,6). Da questi passi, possiamo intuire che l’astro decaduto altro non sia che un vescovo, che ha perso la sua dignità e santità e che cerca di raggiungere un potere che non gli spetta, innalzandosi sopra gli altri vescovi (stelle) e per questo sarà precipitato nello Sheol, «ai confini della fossa della perdizione». Non è un caso che il titolo «figlio di perdizione» sia stato usato per Giuda (Gv 17,12) l’apostolo (vescovo) che tradì il Maestro. Gli evangelisti dicono che «Satana entrò in Giuda, detto Iscariota» (Lc 22,3; Gv 13,27) e che questo uscì nelle tenebre, di notte (Gv 13,30). Il senza legge, quindi, verrà con la «forza di Satana», poiché Satana è in lui, e verrà «con ogni potenza e segni e prodigi di menzogna e con ogni seduzione d’ingiustizia» e sarà rivelato, cioè, sarà smascherato (da Dio). Le sue menzogne mieteranno vittime, attirando a sé tutti coloro che vorranno prestare ascolto al figlio del «padre della menzogna» – che parlerà in lui – e che saranno sedotti dalla sua ingiustizia e per questo si perderanno, cioè, si uniranno al destino del «figlio di perdizione». Nel momento in cui l’ultimo anticristo si contrappone e s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o è oggetto di culto, cioè, si fa adorare come fosse una divinità, fino ad insediarsi nel tempio di Dio, mostrando se stesso come se fosse Dio, proprio lì, nel velleitario tentativo di prendere il posto dell’unico Dio, sarà precipitato e il suo corpo «gettato via dal suo sepolcro», poiché avrà «distrutto il suo paese, ucciso il suo popolo» (Is 14,19-20). Egli trascinerà con sé coloro che lo seguiranno, soggiogati dalla forza d’inganno che Dio permette per coloro che rifiutano la verità.

Nell’ «uomo dell’iniquità» e in ciò che lui rappresenta, c’è persino un intento blasfemo, la sua autoesaltazione è tale da volersi «insediare nel tempio di Dio», azione che è propria dell’intronizzazione regale-divina e descrive quindi un’usurpazione: questo personaggio pare un dio, ma non lo è perché si appropria del tempio, un luogo che non gli appartiene. La sua ridicolizzazione è ancora più sottile: l’«uomo dell’iniquità» non suscita un’acclamazione spontanea da parte dei presenti; il quadro di un annunciato strapotere, si trasforma in una scena a dir poco imbarazzante. L’espressione «mostrando se stesso come se fosse Dio» (2,4) ha valore di ipotesi irreale oppure ha valore dichiarativo, in questo caso significherebbe «mostrando se stesso (che): è Dio», cioè «sono Dio!». Egli, in altri termini, deve ricorrere ad un’autoproclamazione, perché i suoi gesti fittizi e inconcludenti non convincono nessuno.[2]

Le sacre Scritture sembrerebbero, dunque, confermare quanto p. Malachi Martin disse alla radio rispondendo a Art Bell (QUI):

Art Bell: Voglio leggere velocemente ancora alcune cose, Padre, una di un amico australiano, che dice: “Alcuni anni fa, a Perth, un prete gesuita mi ha detto qualcosa di più sul Terzo Segreto di Fatima. Ha detto, fra le altre cose, che l’ultimo papa sarebbe stato sotto il controllo di satana. Papa Giovanni svenne, pensando che avrebbe potuto essere lui. Siamo stati interrotti prima che avessi potuto ascoltare il resto.” Ha qualche commento?

Malachi Martin: Sì. Sembra che stesse leggendo o che gli fosse stato rivelato il testo del Terzo Segreto.

Art Bell: Oh, mio Dio!


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[1] Le lettere di San Paolo. Nuova traduzione e commento”, vol. 2, Cantagalli – Città Nuova, Siena-Roma, 2019, p. 1157.

[2] Ibidem, p. 1161.

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Armando Savini

Armando Savini è un economista, saggista, cultore di esegesi biblica e mistica ebraica. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in HR Management, si è occupato di scienza della complessità e delle sue applicazioni all’economia. Già cultore della materia in Politica economica presso la cattedra del Prof. Giovanni Somogyi alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, è stato docente a contratto di storia economica, economia, HR management e metodi di ricerca per il business. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sovranità, debito e moneta. Quello che dovresti sapere e non ti hanno mai detto (‎2021); Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele (Diarkos 2020); Le due sindoni (Chirico, 2019); Il Messia nascosto. Profezie bibliche alla luce della tradizione ebraica e cristiana (Cantagalli-Chirico, 2019); Maria di Nazaret dalla Genesi a Fatima (Fontana di Siloe, 2017); Risurrezione. Un viaggio tra fede e scienza (Paoline, 2016); Dall’impresa-macchina all’impresa-persona. Ripensare l’azienda nell’era della complessità (Mondadori, 2009).

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