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L’ULTIMO ANTICRISTO 4 – BAʿAL, SODOMA E GOMORRA

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In un precedente articolo (QUI), abbiamo accennato al testo del profeta Isaia sulla caduta del re di Babilonia, una profezia che cela alcuni importanti dettagli sull’ultimo anticristo. Riproponiamo qui il testo con alcuni adattamenti:

Come mai sei caduto dal cielo, Hêlēl ben-Šāḥar? Come mai sei stato abbattuto a terra, tu che sconfiggevi/uccidevi le genti? Dicevi in cuor tuo: «Salirò nei cieli, sulle stelle di Dio innalzerò il mio trono, mi insedierò sul monte dell’assemblea, nelle parti recondite di Ṣāpôn. Salirò sulle sommità delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo». E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! (Is 14,12-15)

Hêlēl significa «brillante», e ben-Šāḥar «figlio dell’aurora». Molto probabilmente il profeta prende spunto da un mito cananeo, per cui sarebbe meglio tradurre «figlio di Šāḥar». Šāḥar era figlio di El, il dio supremo dell’olimpo cananeo. Innalzarsi sulle stelle di El potrebbe indicare la volontà di Hêlēl figlio di Šāḥar di sopraffare l’intera assemblea divina, cioè, le divinità inferiori e lo stesso El, prendendone il posto. Questo spiegherebbe l’espressione paolina, che definisce l’anticristo come «colui che si oppone e si innalza su tutto ciò che è chiamato Dio o che è oggetto di culto, fino a sedersi egli stesso nel tempio di Dio, dichiarando se stesso Dio» (2Ts 2,4). Nell’olimpo cananeo, infatti, le divinità inferiori potevano essere oggetto di culto insieme all’ente supremo (enoteismo).

Ṣāpôn in ebraico vuol dire nord ma qui molto probabilmente si intende il Monte Ṣāpôn, la dimora di Baʿal, dove sorgeva il tempio e la torre dei sacrifici in cui venivano offerti i bambini (cfr. Ger 19,5). È bene ricordare che il profeta usa elementi mitologici in un contesto monoteistico, allo stesso modo in cui noi oggi potremmo rifarci ad un personaggio della mitologia greca per descrivere una persona o un evento. L’ultimo anticristo cercherà di assaltare il cielo all’insegna di Baʿal, cioè, chiederà il sacrificio umano e, in particolare, dei bambini.

Un altro elemento che caratterizza l’ultimo anticristo lo ritroviamo al cap. 9 dell’Apocalisse, dove si parla di un «astro caduto dal cielo sulla terra», cui è stata data «la chiave del pozzo dell’Abisso», con cui aprire «il pozzo dell’Abisso» e da questo «salì un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera» (Ap 9,1-2).

Seguendo l’interpretazione di alcuni Padri, come san Cesario di Arles e Beda il Venerabile (in linea con Ticonio), l’astro decaduto non è un angelo ma un uomo (o un popolo peccatore) che a causa dei propri peccati esce dalla Chiesa (il cielo) – quindi uno scomunicato, un eretico – aprendo il pozzo dell’abisso per scatenare l’angelo dell’Abisso, lo Sterminatore, cioè, il diavolo. Nel libro dei Numeri (24,17), è scritto: «una stella sorgerà da Giacobbe e uno scettro si alzerà da Israele». La Settanta (Bibbia greca) traduce «scettro», riferito a «stella», con ànthropos, uomo, mentre il Targum (Bibbia aramaica) rende il termine «stella» con «re» e «re potente».

Ricevette la chiave del pozzo dell’abisso, cioè, la potestà del suo cuore, per aprire il suo cuore, al quale il diavolo è congiunto, e a cui non è impedito di compiere la sua volontà. E aprì il pozzo dell’abisso – manifestò il suo cuore senza alcun timore né vergogna di peccare -, e dal pozzo salì un fumo, cioè, salì un popolo che ricopre e oscura la Chiesa, come viene detto: E il sole e l’aria furono oscurati dal fumo del pozzo. Il sole è stato oscurato, dice, ma non è caduto: infatti i peccati degli uomini cattivi o orgogliosi, che vengono commessi qua e là sulla terra, oscurano il sole, cioè la Chiesa, e diffondono a volte l’oscurità sui santi e sui giusti, poiché il numero dei cattivi è tale che a volte i buoni si distinguono appena tra di loro.[1]

L’espressione «come il fumo di una grande fornace» richiama il celebre passo della Genesi, dove si legge che Abramo «contemplò dall’alto Sodoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace» (Gn 19,28).

Benedetto XVI, nel libro-intervista di Peter Seewald, rivela che l’anticristo porta avanti un credo anticristiano che poggia sui pilastri dell’aborto (sacrificio dei bambini) e del matrimonio omosessuale (Sodoma e Gomorra):

Cento anni fa chiunque avrebbe ritenuto assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Oggi coloro che vi si oppongono sono socialmente scomunicati. Lo stesso vale per l’aborto e la produzione di esseri umani in laboratorio. La società moderna intende formulare un credo anticristiano: chi lo contesta viene punito con la scomunica sociale. Avere paura di questo potere spirituale dell’Anticristo è fin troppo naturale e occorre davvero che le preghiere di intere diocesi e della Chiesa mondiale vengano in soccorso per resistervi.[2]

Per papa Benedetto, l’anticristo è, inoltre, un grande erudito (astro), che usa l’esegesi per stravolgere il messaggio di Dio, etichettando la vera fede come fondamentalismo:

L’interpretazione della Bibbia può effettivamente diventare uno strumento dell’Anticristo … Oggi la Bibbia viene assoggettata da molti al criterio della cosiddetta visione moderna del mondo, il cui dogma fondamentale è che Dio non può affatto agire nella storia – che dunque tutto ciò che riguarda Dio deve essere collocato nell’ambito del soggettivo. Allora la Bibbia non parla più di Dio, del Dio vivente, ma parliamo solo noi stessi e decidiamo che cosa Dio può fare e che cosa vogliamo o dobbiamo fare noi. E l’Anticristo ci dice allora, in atteggiamento di grande erudito, che un’esegesi che legga la Bibbia nella prospettiva della fede nel Dio vivente, prestandogli ascolto, è fondamentalismo; solo la sua esegesi, l’esegesi ritenuta autenticamente scientifica, in cui Dio stesso non dice niente e non ha niente da dire, è al passo con i tempi.[3]

L’ultimo anticristo, essendo la scimmia di Cristo, sarà anticipato da uno o più precursori. Al cap. 8 dell’Apocalisse (8,10-11), si legge:

Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella ardente come una torcia e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare.

Una stella decaduta, anche qui, indica un uomo potente o «gli uomini grandi che con i loro cattivi costumi e le loro iniquità, cadono dalla Chiesa come dal cielo».[4] Il profeta Geremia, contro i pastori che fanno perire e disperdono il gregge, i sacerdoti empi e a coloro che profetano in nome di Ba’al, annnuncia:

Ecco, farò loro ingoiare assenzio e bere acque avvelenate, perché dai profeti di Gerusalemme l’empietà si è sparsa su tutta la terra. (Ger 23,15)

L’assenzio simboleggia, dunque, l’empietà che dilaga, portando con sé amarezza e morte. Nel Deuteronomio (29,17), Mosè comanda: «Non vi sia tra voi uomo o donna o famiglia o tribù che volga oggi il cuore lungi dal Signore nostro Dio, per andare a servire gli dei di quelle nazioni. Non vi sia tra di voi radice alcuna che produca veleno e assenzio (pikria)».

L’astro decaduto, cioè, «una stella grande ardente come torcia (astēr megas kaiomenos hōs lampas)», richiama ciò che «come una grande montagna di fuoco ardente (hōs oros mega pyri kaiomenon) fu gettata nel mare» (Ap 8,8). Nel libro di Enoch (13,12-16), le «grandi montagne ardenti (hōs orē megala kaiomena)» indicano gli angeli ribelli imprigionati nel deserto che, nell’apocalisse, vengono scagliati nel mare. Sembrerebbe che questi escano dalla loro prigione per invadere il mare – il luogo del caos primordiale, da cui sorge la bestia – e poi risalire per il pozzo dell’abisso.

E, sopra quella spaccatura, vidi un luogo senza firmamento sopra né fondamenta terrestri sotto e, al di sopra, non vi era né acqua né uccelli: era un luogo deserto. [13] E vidi una cosa terribile: colà (vidi) sette stelle come grandi montagne ardenti e come spirito che mi interrogava. [14] E l’Angelo mi disse: «questo è il luogo della fine del cielo e della terra. È la prigione delle stelle del cielo e dell’esercito celeste. [15] Le stelle che si rotolano sul fuoco, e queste, sono quelle che hanno trasgredito l’ordine del Signore fin da prima del loro sorgere perché non sono arrivate al tempo (stabilito per) loro. [16] E (Il Signore) si è adirato contro di esse e le ha imprigionate fino alla fine (assoluzione?) del loro peccato (la quale cadrà?) nell’anno del mistero».[5]

Assenzio (Apsinthos, che ricorre solo in Ap 8,11) è il nome del grande agglomerato di fuoco che cade dal cielo, cioè, esce dalla Chiesa. Si potrebbe trattare di coloro che, attraverso l’esegesi modernista, hanno distrutto la fede di molti, preparando l’avvento dell’ultimo anticristo, che sferra il colpo di grazia e uccide (l’anima di) quelli che avranno ceduto alla sua forza d’inganno.

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Sovranità debito e moneta

[1] Cesario di Arles, Commento all’Apocalisse, Paoline, Milano, 2016, pp. 219-221.

[2] Seewald, P., Benedetto XVI. Una vita, Garzanti, Milano, 2020, p. 1203.

[3] Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano, 2007, p. 58.

[4] Cesario di Arles, Commento all’Apocalisse, Paoline, Milano, 2016, p. 217.

[5] Sacchi, P., Apocrifi dell’Antico Testamento, vol. 1, UTET, Milano, pp. 495-496.

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