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Mitt Dolcino – La nostra intervista a una maestra elementare – È questa la scuola che vogliamo?


A cura di Mitt Dolcino

Questa è la testimonianza di una donna coraggiosa, che non vuole piegarsi a un sistema che basa sul ricatto la sua sussistenza: ricatta non solo gli adulti, ma, quel che è peggio, estorce una conformità forzosa ai nostri figli. Con la leva della paura impone ai bambini tabù, simboli invalicabili e obblighi feroci ai quali inchinarsi. I bambini, che sono le vittime predilette di questo mostro fagocitante che chiamiamo “sistema”, non possono difendersi. Possono solo subire una cose che in realtà non comprendono nemmeno appieno. Perché per loro il Covid altro non è che un nome, che fluttua nell’aria e che non sanno bene cosa rappresenti, se non costrizione e ricatto.

Perché, ricordiamoci bene che per i nostri figli (e lo dico a chi è di memoria corta) la scuola è la loro seconda casa, una sicurezza. Non solo si gioca e si fa amicizia, ma si impara, si studia, si conosce. E questo i bambini, che noi riteniamo esseri inferiori (a vedere da come li trattiamo), lo sanno molto bene. I bambini vogliono essere liberi di frequentare la scuola, senza nessun impedimento. E non lo vogliono perché è un loro diritto. Lo vogliono perché è la loro vita, perché non potrebbero fare altrimenti, perché l’innocenza di cui sono portatori, glielo chiede. Ma nessuno li ascolta. Nessuno parla con loro. Nessuno ritiene che il loro parere valga qualcosa.

La scuola è un’istituzione sacra, non uno stipendificio. Il ruolo dell’educatore è una missione, non semplicemente quel posto fisso a cui un’intera generazione aspira ormai come se fosse l’ultima oasi possibile.

In mezzo a questo oceano melmoso di zelo e di inettitudine kafkiana, in cui si aggirano spettri feroci e gobbi lestofanti del pensiero unico, voci dissonanti e coraggiose si alzano, quasi un canto delle sirene al contrario, pronte a riportarci a “quote più normali”, ammonendoci e spingendoci a un atto ormai illegale: la riflessione.

Perché ci stiamo accanendo in questo modo sui nostri figli?

Siamo sicuri che, anche se il coronavirus fosse un virus veramente letale, queste misure estreme siano giustificate?

Avremo il coraggio di guardare i nostri figli in faccia tra dieci, venti, trent’anni?

Avremo il coraggio di guardarci allo specchio, dopo quello che abbiamo fatto?

Chi siamo diventati?

Voglio incoraggiare tutti quegli operatori scolastici (dalle maestre ai bidelli, dai presidi alle segretarie) a parlare e a non aver paura. La società civile si sta muovendo per contrastare tale ingerenza di potere.

Persone come Domenica devono assolutamente sapere che non sono sole. Ci sono milioni di italiani come loro, pronti non solo ad ascoltare queste storie, ma anche ad aiutare queste persone.

Voglio concludere con una frase di Aldo Moro:

“Quando si dice la verità, non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi.”

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