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Musacchio. il Green pass non può essere una precondizione per godere di alcuni diritti costituzionalmente garantiti.

Di Vincenzo Musacchio

Vincenzo Musacchio, giurista, criminologo e associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (Riacs) di Newark (Usa). Oltre ad essere ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera, il giurista è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni ’80.

Il godimento di alcuni diritti fondamentali, in regime di piena facoltatività del vaccino, non può dipendere da un lasciapassare vaccinale. Un simile strumento così come è stato concepito è a mio parere di dubbia costituzionalità. Dovremmo porci anche un altro quesito: siamo certi che essere vaccinati non comporti davvero alcun rischio? La proporzione tra vaccinati contro il coronavirus e non vaccinati ricoverati in ospedale in Israele ci dice che i primi sono circa il 60 percento contro il 40 dei secondi. La variante Delta, inoltre, rende i vaccini molto meno efficaci. In questa situazione il Green pass comporta, di fatto, un obbligo generalizzato e non è per nulla un requisito o un’idoneità. Per prendere la patente devo essere sano fisicamente e psicologicamente per avere il Green pass basta essere vaccinato, anche se non sono sano perché contagioso? In Italia inoltre non esiste un sistema per revocare il Green pass in caso di positività successiva alla vaccinazione. Pur se è vero che una positività non può cancellare che una persona si sia vaccinata, è altrettanto vero sia indispensabile sospendere la validità del Green pass in caso di malattia o frode, in modo che una persona con il certificato valido non possa andarsene in giro quando dovrebbe invece portare a termine la quarantena. Nonostante la legge lo preveda, però, in Italia attualmente questo non è possibile. Si è ragionato anche su questo? Senza il Green pass non si può entrare in aula perché si rischia di contagiare gli studenti, con il Green pass questo rischio non esiste? Vaccino o Dad? Vaccino o non insegni? Vaccino o non puoi lavorare? Vaccino o non puoi prendere i mezzi pubblici? Mi sembrano costrizioni inaccettabili che nascondono una palese discriminazione. Stiamo politicizzando il vaccino in maniera machiavellica. Per quanto mi riguarda, siamo di fronte a una questione di libertà. Il rischio che nessuno vede e quello di creare individui “serie A” e “serie B” e questa divisione sarebbe un’immensa perdita a livello di rapporti sociali e umani. Non riesco a credere che per il lecito diritto a potersi non vaccinare (i vaccini sono facoltativi non obbligatori) si debbano limitare diritti costituzionalmente garantiti. Ho sentito medici che vorrebbero ridurre al minimo l’offerta di cure ospedaliere ai non vaccinati in barba del diritto alla vita e alla salute dell’individuo. Credo sia più accettabile un medico che non si vaccini ma faccia il suo dovere secondo il giuramento di Ippocrate e non un medico che ragioni in questo modo aberrante. Poi mi chiedo se una persona non fosse vaccinata per qualsiasi ragione, deve fare almeno un tampone. Questo però ha un costo che non tutti possono permettersi (di media circa 20 euro ogni 48 ore). È evidente la palese discriminazione: chi ha i soldi può farlo, chi non li ha, non ha scelta. Mi chiedo ancora perché non introdurre i test salivari (costo circa 2 euro)? La scienza medica li ritiene affidabili (studio condotto all’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Spallanzani di Roma, in collaborazione con l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù della Capitale, e l’University College di Londra). Perché non utilizzare i test salivari per ottenere il Green Pass? C’è dietro una questione economica che coinvolge interessi privati e ingenti guadagni? Il mio augurio è che in sede di conversione del decreto-legge si rifletta attentamente su simili argomentazioni e si consideri la Risoluzione del Consiglio d’Europa in un complessivo ripensamento dell’istituto che così come è stato concepito, solleva a mio parere non pochi dubbi di costituzionalità. Ricordiamo che nella Risoluzione n. 2361/21 del CdE si specifica che gli Stati devono “assicurarsi che i cittadini siano informati del fatto che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sottoposto a pressioni per farsi vaccinare, se non desidera farlo”. Si raccomanda ai Paesi membri di “garantire che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato”. In Italia, che è uno degli Stati fondatori dell’Unione europea, nei fatti la raccomandazione europea resta del tutto inascoltata. L’Europa in questo momento vieta agli Stati di rendere obbligatorio il vaccino anti Covid, in Italia il Green pass di fatto lo rende obbligatorio.

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