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Non mi avrete mai!

Comincio chiedendo scusa a coloro che mi leggono, mi seguono e al mio Editore. Sono in ritardo ma negli ultimi tempi, sono stato assalito da uno stato di disorientamento, come mai mi era capitato nella vita. Ho realizzato definitivamente che siamo bestie e di quelle peggiori. Come diceva Robert Heinlein: “Di tutte le creature su questo pianeta nessuna è più pericolosa di un essere umano”.

Ho assistito a un’escalation di eventi e non parlo solo della guerra, ma anche di prese di posizione, di nuove restrizioni, di nuovi umilianti diktat, che mi hanno messo addosso una tristezza straziante. Mai mi ero sentito così lontano dal genere umano come in questi ultimi giorni.

Abbiamo perso il senso della ragione, la memoria storica, i ricordi gli affetti e tutto quello che vi viene in mente. Siamo soli e vaghiamo in un imprendibile infinito, che ci ha schiacciato e ridotto a puri automi. Il trans umanesimo si è attuato ancor prima di quello che si pensava.

Abbiamo perso il nostro punto di riferimento, la poca saggezza che avevamo, l’ispirazione il senso della vita. Abbiamo perso la nostra Stella Polare.

La Stella Polare (Polaris) è la stella più luminosa della costellazione dell’Orsa Minore. Per secoli, è stata il punto di riferimento per i marinai di tutto il mondo e li ha accompagnati, orientati e confortati nei loro lunghi viaggi. Non ci indica soltanto il Nord e quindi la via da percorrere, ma possiamo sapere guardando l’altezza della stella nel cielo rispetto alla linea dell’orizzonte, a che latitudine a nord dell’equatore ci troviamo. Insomma un vero faro nella nostra vita, che ci mostra da che parte andare e ci ricorda che lei è li da milioni di anni e la sa molto lunga mentre i più fortunati di noi, passano su questo pianeta in 70/80 anni.

Ebbene noi questa stella l’abbiamo persa. Siamo una moltitudine di esseri che si trascina su questa terra senza più una direzione, un’idea, un senso. Facciamo cose tutti i giorni che si ripetono uguali e siamo convinti, che sia questa la nostra vita. Siamo convinti che sia la migliore vita che si possa o che possiamo avere. Quasi tre anni fa ormai abbiamo smesso di guardare il cielo, di scrutare il cielo alla ricerca della nostra “Polaris” e di seguirla. Abbiamo cominciato ad agitare braccia e gambe in gesti sconsiderati, abbiamo cominciato a parlare di cose incomprensibili, ad urlare a caso. Ci siamo divisi, separati, persi. Da allora, abbiamo infilato e percorso tunnel oscuri dai quali, non riusciamo più ad uscire.

La bestia che si dibatte prima della fine è più pericolosa della bestia vigile e attenta che ti attacca. Perché se quella vigile e attenta è prevedibile o anticipabile in alcune sue mosse, quella che si dibatte prima della fine non ha schemi, non ha percorsi leggibili e quindi può sferrare colpi inattesi e molto più pericolosi.

Siamo carne da macello, venduta al soldo di criminali che a loro volta si sono venduti ad un potere più in alto per ridurci a brandelli e toglierci l’anima. Siamo un grande esperimento sociale che funziona benissimo perché nessuno si lamenta, nessuno si accorge di niente e tutti o quasi, siamo asserviti e pendiamo dalle labbra del potere, che ci informa, ci dice come vivere la nostra vita, ci organizza i divertimenti e ci insegna persino cosa e come pensare, cosa dire e come dirlo. Un riuscitissimo esperimento sociale che ci vuole tutti fedeli servitori e felici di essere servitori.

Andare alla Posta per ritirare la pensione ed essere obbligati a mostrare il Green Pass, non è un ritorno alla normalità. Non è riprendersi la propria libertà. Entrare in un negozio per comprare dei vestiti ed essere costretti ad indossare la mascherina inutile peraltro (fatto ormai acclarato), non è respirare aria di libertà. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questi comportamenti ormai insiti nel DNA delle persone. Qualcosa di perverso, di incredibilmente malvagio. Come se un virus, questo si veramente, sia stato iniettato nel nostro corpo e abbia modificato definitivamente la nostra struttura, i nostri pensieri, la nostra anima.

Non siamo più in grado di percepire niente. Non abbiamo più la capacità critica di discutere, segnalare, informare, argomentare con un’adeguata cultura o storia alle spalle. Non siamo più in grado di discernere tra bene e male, perché ci siamo ormai assoggettati al pensiero unico, alle informazioni uniche, ai comportamenti unici. Insomma un vero villaggio globale, organizzato, orchestrato e diretto, da apparati di potere che sono solo interessati a manovrare il pianeta, per favorire i loro sporchi traffici e per dominare i popoli. Non siamo più in grado di percepire la realtà.

Siamo una moltitudine di esseri che si trascina senza più una direzione, un’idea, un senso. Ci siamo uniformati, incolonnati in lunghe inutili file che si dirigono tutte nello stesso identico posto. Non abbiamo più capacità creativa, l’illuminazione che cambia le cose, l’ingegnosità che ci ha portato a creare il mondo nel quale vivevamo. Certo non perfetto, ma spesso, sono le cose imperfette che fanno di una cosa la perfezione.

Il 22 aprile, sarà: “La giornata della terra”. Andy Warhol diceva: “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’Arte che si possa desiderare”.

Ebbene, noi siamo riusciti a demolire un’opera d’Arte e le opere d’Arte, sono frutto dell’ingegno, della creatività dell’anima e del cuore. Siamo un magma che odora di morte, che si muove in solitudine per paura di morire non sapendo che siamo ormai morti viventi. Ci hanno tolto la gioia di vivere, di respirare e camminare sentendosi liberi. Siamo come automi e abbiamo anche perso la voglia di fare l’amore. Innamorarsi e fare l’amore è un grande momento di appartenenza a questo pianeta. Ti fa sentire vivo, invincibile e ti trasporta in una dimensione parallela dove tutto funziona alla perfezione. Ebbene abbiamo seppellito anche questa sensazione, siamo diffidenti di fronte a lei, ci teniamo a distanza e quando anche la vita ti mette di fronte al fatto compiuto, ci tiriamo indietro, ci spostiamo, non affrontiamo la nostra vera natura. Non siamo più pronti per la vera realtà, la vera normalità. Perché per tutti “questa” anomalia è la vera normalità. Ci hanno convinti e siamo pronti a qualsiasi cosa per difenderla.

Siamo ridotti ad automi che dicono sempre di si, che si piegano ad ogni loro volere che si assoggettano al pensiero unico. Sappiamo solo più odiare e proviamo rancore verso chiunque e per qualunque cosa. E mentre il potere, diffonde le notizie che vuole, ci fa vedere i film che vuole, ci propina gli spettacoli che vuole, il nostro tempo passa nella più assoluta indolenza senza reagire, senza uscire dalle code. Ci facciamo trascinare dal magma perché abbiamo paura di tornare normali.

Ebbene questo disegno atroce di “esperimento sociale”, ha distrutto una generazione intera e minato le basi della prossima generazione cambiando per sempre le regole di questo pianeta. Ma noi non ce ne curiamo, siamo solo concentrati sulle cose di ogni giorno che si ripetono uguali e con un ordine perfettamente sequenziale. Siamo dediti alla cultura dell’io al di sopra di tutto e prima di tutto, anche dei nostri figli, che abbiamo venduto ad una propaganda e un disegno tanto ignobile quanto vile e meschino.

Può darsi che il potere sia riuscito nel suo intento, che sia riuscito a manipolare un intero popolo, che sia riuscito ad assoggettare sotto il proprio dominio milioni di persone.

Può darsi. Sono poche le cose ormai di cui sono sicuro.

Una sopra di tutte: Non mi avrete mai!

Bruno Marro
https://brunomarro.it/
https://brunomarro.blogspot.com/

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Bruno Marro

Bruno Marro nasce il 5 Marzo, 1956 a Torino. Musicista - Compositore - Scrittore. Nella sua carriera come compositore, ha scritto musiche per cartoni animati e sottofondi per servizi e trasmissioni televisive (Rai - La7 - LaEffe - RepubblicaTv). Negli anni ha collaborato con molti registi e artisti, organizzato corsi di cinema di animazione e fatto regia teatrale.

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Gu51

Complimenti, un bellissimo articolo che condivido in QUASI tutto. Il quasi sta per i troppi e inopportuni “Siamo” e i “ci”. Scusami ma non sono riuscito a tenere il pensiero per me. Io non mi identifico e penso neanche voi tutti, facciate parte del “siamo”. Il titolo è perfetto. Ciao un abbraccio e buon lavoro

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