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PASSAPORTI SANITARI, L’OMS DICE NO: “PROMUOVE LE DISUGUAGLIANZE”

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in una riunione del suo comitato di emergenza, ha fermamente rifiutato l’uso dei passaporti Covid per riaprire alla possibilità di viaggiare, preoccupandosi che le vaccinazioni da sole non impediscano la trasmissione del virus.

Ribadendo la posizione precedentemente dichiarata lunedì, il Comitato di emergenza dell’OMS ha affermato di opporsi all’uso della prova dei documenti di vaccinazione come condizione per i viaggi internazionali a causa della mancanza di prove sull’impatto della vaccinazione sulla trasmissione del coronavirus.

La dichiarazione dell’OMS arriva in mezzo all’allarme del gruppo per  “la persistente iniquità nella distribuzione globale dei vaccini” , con l’ente sanitario internazionale che afferma che i passaporti Covid promuoverebbero solo una libertà di movimento ineguale.

Le parti sono fortemente incoraggiate a riconoscere la possibilità che i requisiti di prova della vaccinazione aumentino le disuguaglianze.

Al suo posto, l’OMS ha raccomandato ai paesi di imporre misure di quarantena per i viaggiatori internazionali e di introdurre  “approcci coordinati, limitati nel tempo, basati sul rischio e basati sull’evidenza per le misure sanitarie”.

Le preoccupazioni per le disuguaglianze che sarebbero causate dall’uso dei passaporti Covid sono state suscitate dalle nazioni più ricche che acquistano vaccini, mentre i paesi più poveri sono rimasti senza dosi sufficienti per vaccinare efficacemente la loro popolazione.

L’OMS ha descritto questo crescente divario tra i lanci di vaccini nazionali come un  “oltraggio morale”  e un  “fallimento morale catastrofico” , chiedendo ai leader mondiali di sostenere una distribuzione più equa dei vaccini.

Nonostante queste preoccupazioni, l’OMS ha elogiato i progressi del suo programma internazionale COVAX, che prevede di fornire 2 miliardi di dosi del vaccino Covid a livello globale entro la fine del 2021, oltre alle implementazioni nazionali gestite dai governi statali. Il progetto è particolarmente rivolto a sostenere gli stati a basso reddito che altrimenti avrebbero difficoltà a garantire le dosi delle vaccinazioni.

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