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Studenti, Tifosi e Camici Bianchi.

Apparentemente queste tre categorie di persone non hanno niente in comune.

Eppure a ben vedere una cosa che li unisce c’è, anzi due: le strade e le piazze. Ognuna di loro a modo suo è scesa in strada per contestare, dissentire, disapprovare, fare festa, urlare sfilare e quant’altro vi venga in mente.
In un paese democratico, in una situazione normale tutto questo sarebbe visto come un normale svolgimento delle attività ludiche e di espressione democratica. Se fossimo appunto in un paese democratico e normale. Ma l’Italia non è più nessuna di queste cose da tempo.

Ma torniamo alle tre categorie.

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Gli studenti.
Questo variegato gruppo di ragazze e ragazzi, che si dividono tra lezioni “in presenza” e lezioni in “video” comodamente sdraiati sul divano di casa, traccheggiano tra una bonaria antipatia verso Dante (noioso e troppo lungo da leggere), e una più simpatica propensione per i video su TikTok, YouTube etc etc. I video sono certamente meno impegnativi dal punto di vista intellettuale e sicuramente più facili nella loro fruizione e condivisione con gli amici. È indubbio che guardare un video su TikTok, commentare le “epiche” imprese di “straordinari” giovani che si cimentano in salti della lattina con la bicicletta, sia un modo meno stancante di passare il tempo e un modo più facile di aggregarsi. Controllare giornalmente le “sensuali novità“ di giovani fanciulle che promettono erotiche visioni attraverso memorabili video che mettono in mostra le proprie curve, è chiaro che appaga un desiderio sessuale che non riesce più ad avere un suo naturale sfogo nella comune vita sociale, nei normali incontri vis a vis. In fondo siamo ormai la società virtuale e allora, perché non cavalcarla definitivamente? Insomma questi nostri studenti presi in un turbine di immagini, slogan, video e promesse da imbonitore di paese, si sono seduti sul loro futuro aspettando che la vita faccia qualcosa al posto loro.

Ad Atene qualche giorno fa, migliaia di studenti sono scesi in piazza per protestare contro un inasprimento dei controlli all’ingresso delle università. Test – Mascherine, Schedature etc. Le nostre “sardine”, variopinto gruppo di allegri giovani che hanno invaso le nostre piazze per protestare (onestamente io non ho mai capito contro cosa), si sono sciolte nell’olio e fuse con il PD (almeno i “capi” della contestazione). Un chiaro gesto “forte e consapevole”. Insomma dalla protesta sul nulla, al nulla che protesta. I nostri studenti nella maggior parte, non si offendano i pochi che si dannano l’anima, sono tutti qua.

Tifosi
Ho sempre trovato affascinante il miscuglio di personaggi, razze, religioni opinioni e classi sociali, che accomuna i tifosi di una squadra di calcio. Qualunque divisione quando si è allo stadio, sparisce magicamente e si fonde in una sorta di gemellaggio che unisce in un unico coro le persone più disparate. Accade quando si festeggia in piazza la vittoria di uno scudetto, un titolo mondiale o europeo. Tutti uniti, tutti ammassati, tutti indubbiamente distanti per modi, status sociale, intenti etc. Tutti però raggruppati nel festeggiare e osannare la squadra del cuore. Il calcio come “sfogo” sociale, ha origini antiche. Nerone riempiva il Colosseo promettendo epiche battaglie (quelle a rischio della vita però), per “sollevare” dalle fatiche giornaliere e dai pensieri poco “lusinghieri” nei suoi confronti e nella gestione della “res publica”, il volgo o popolo che dir si voglia.
La gente si assiepava sulle gradinate ebbra e felice di poter vedere animali feroci, sbranare i suoi simili, dimenticandosi così delle ingiustizie della vita quotidiana. La cosa non è certo cambiata ai giorni nostri, e il principio fondamentale resta lo stesso: affrontarsi in uno stadio, per dare sollievo/svago al popolo che si assiepa sugli spalti. L’unica differenza non da poco, è che questi undici omini sgambettanti, “moderni gladiatori”, vengono pagati cifre iperboliche per rischiare al massimo la rottura di qualche legamento, che le assicurazioni prontamente risarciranno lautamente almeno dal punto di vista monetario. Se un povero cristo sugli spalti, in un momento di esaltazione mette male un piede e si rompe una gamba, al massimo verrà accompagnato in qualche angusto PS del nostro paese, dove verrà rappezzato alla meglio e rispedito a casa. La sua felicità in ogni caso, dipenderà dall’esito della partita a cui era presente. Se la squadra del cuore ha vinto, rottura della gamba o no, lui sarà comunque felice.

Qualche settimana fa, nella finale di Champions League tra PSG e Real Madrid, c’è stata una vera battaglia tra tifosi senza biglietto o con biglietti falsi che volevano entrare allo stadio, e la polizia. Come al solito molta gente “innocente” si è trovata in mezzo agli scontri. La UEFA, ha così commentato:

«La UEFA desidera scusarsi sinceramente con tutti gli spettatori che hanno dovuto vivere o assistere a eventi spaventosi e angoscianti nella preparazione della finale di UEFA Champions League allo Stade de France il 28 maggio 2022 a Parigi, in una notte che avrebbe dovuto essere una festa del calcio europeo per club. Nessun tifoso di calcio dovrebbe essere messo in quella situazione, e non deve succedere di nuovo. A tal fine, subito dopo gli eventi, la UEFA ha commissionato una Revisione Indipendente per identificare le carenze e le responsabilità di tutte le entità coinvolte nell’organizzazione della finale e ha pubblicato oggi i Termini di riferimento per questa revisione.» Ça va sans dire…

Camici bianchi
Durante la “Parata per la festa della Repubblica” mi ha particolarmente colpito l’apparizione di un numero di medici in camice bianco. Orgogliosi e baldanzosi, hanno sfilato tra cannoni, cavalli, trombette, carri da guerra etc. etc. Il tutto, in un tripudio di applausi elargiti non si sa poi perché, ai vari personaggi che marciavano verso non si sa bene cosa.
Che dire. In un paese come il nostro ormai non c’è più da stupirsi di niente. Solo che mi sarei aspettato di veder sfilare anche Galli, Bassetti, Pregliasco e i loro simili. Star televisive di quel calibro, avrebbero sicuramente aumentato l’audience e dato un risalto maggiore alla parata. Invece niente. Quattro normali individui in camice bianco, assolutamente anonimi, che ribadivano il loro impegno contro il “covid” a nome di tutta la categoria medica. Tutta…. diciamo una parte. Una buona parte che si è prodigata a lungo con spirito di dedizione, oltre i limiti della stanchezza umana, passando notti insonni e lunghe giornate a risolvere enigmi medici di incredibile difficoltà. Ma soprattutto, ha dovuto affrontare parenti e congiunti delle persone ricoverate, che chiedevano come mai una banale influenza, avesse chiuso in terapia intensiva il loro “caro”, lo avesse isolato da tutto e tutti, e fosse poi deceduto in modo del tutto anomalo, inusuale e atipico. Come se non bastasse, hanno poi dovuto spiegare anche che non avrebbero potuto restituire il corpo alla famiglia, ma avrebbero dovuto immediatamente cremarlo, per evitare che l’infezione che lo aveva colpito (non era dato a sapersi di che tipo), avesse potuto contagiare il mondo esterno. Insomma un lavoro terribile quello di spalleggiare un governo criminale e corrotto, estenuante e anche poco simpatico, che spesso ha minato la psiche dei nostri camici bianchi che giustamente, hanno sfilato nella parata del 2 di giugno per evitare che ci si dimenticasse di loro.

Potrebbe sembrare che tutto sia finito così. Ma a pensarci bene, qualche cosa non torna.

Negli anni settanta, quando gli studenti scesero in piazza a fianco degli operai, fecero la differenza nelle lotte di piazza. Oggi l’unica differenza che la “rivolta” studentesca produce è nell’arrivare in ritardo a lezione, sedersi in modo scomposto, chiacchierare durante le lezioni, rispondere ad importantissimi messaggi su whatsapp etc etc. Per il resto questo “originale” gruppo di studenti, si vaccinano, indossano le mascherine, alcuni le tengono anche fuori dalla scuola, mostrano i loro pass sanitari con indifferenza. Direi che di “rivoluzionario”, di innovativo e soprattutto di spirito di rivolta, verso un sistema che li ha perfettamente preparati per essere degli “asserviti” yes man, non è rimasto niente. Giusto un: “Bella zio o Bella zia” ogni tanto.

Quanto ai tifosi, penso sempre come ci si possa esaltare per omini che sgambettano in un prato verde. La maggior parte di loro non conosce i “fondamentali” del calcio, tipo il banale “stop” di piede. La maggior parte di loro, non è in grado si “saltare” l’uomo che ha davanti e ancora la maggior parte di loro, non è in grado di fare un passaggio oltre la propria linea del pallone, ma preferisce, quando il pericolo si avvicina, ripiegare su di un rassicurante “assist” al proprio portiere. In compenso tutti, proprio tutto di loro, hanno stipendi milionari. Ora non vale neanche più la pena di chiedersi, perché un intero popolo dilapidi i suoi quattro risparmi per veder zampettare sul “green” dei nostri stadi questi “fenomeni”. Fenomeni che sgambettavano senza mascherine mentre sugli spalti i malcapitati “tifosi” dovevano esibire il loro Green Pass e tenere la mascherina. Fenomeni, che sono riusciti a restare fuori da qualunque competizione a livello internazionale, e hanno vinto un europeo con una buona dose di fortuna e un’indubbia “spinta” da parte delle alte sfere calcistiche. Tant’è che la stessa squadra alla prima occasione, senza “fortuna” e “spintarella” è tornata a casa con le pive nel sacco. Il tutto con una differenza fondamentale. Loro i calciatori con le tasche piene e i tifosi, oltre alla delusione, anche la beffa delle tasche vuote.

Per ultimi i Camici Bianchi, quelli di cui sopra. Stanno al fondo di questo articolo, ma per me stanno anche al fondo della scala del disprezzo e del disgusto. Alla parata del due di giugno, mi sarei aspettato di vedere camici bianchi con cartelli che ricordavano Montagnier, De Donno, Biscardi e tutti coloro che hanno sin da subito capito la truffa dietro questa finta “pandemia”. Medici con il vero “Camice bianco”, che hanno da subito indicato le vie per guarire e non lasciar morire le persone sotto un casco ad ossigeno. Medici loro si con la “M” maiuscola, che sono immediatamente andati contro il “protocollo” stragista, di un ministero della sanità colpevole di aver lasciato morire migliaia di persone.

Loro si che avrebbero dovuto sfilare per ricordare a tutti, che moltissimi dei loro colleghi, hanno deliberatamente servito uno stato che ha scelto di non curare e lasciar morire le persone. Moltissimi dei loro colleghi, ha avvallato una falsa pandemia che ha ridotto un paese in ginocchio e che ha distrutto psicologicamente milioni di persone. Persone che vivono una vita di paure dalle quali non usciranno più. Questi veri “eroi”, questi Medici, questi Camici Bianchi, che ancora oggi malgrado siano radiati, corrono a salvare le vite di persone con tre vaccini che stanno male anzi malissimo, li curano e li riportano spesso alla vita, questi sì che avrebbero dovuto sfilare e scendere in piazza.

Sul sito: https://ippocrateorg.org/chi-siamo/ organizzazione di Medici “radiati” perché ostinatamente non si sono vaccinati e hanno scelto di salvare le persone affette da Covid con terapie differenti da quelle indicate dal nostro governo, troviamo questa dichiarazione:

“Abbiamo assistito, con accenti diversi in relazione al luogo geografico, alle reazioni scomposte del mondo scientifico cosiddetto ufficiale: illustri rappresentanti della medicina, delle varie branche della ricerca, virologi, immunologi, epidemiologi e via dicendo, spesso in contrasto fra di loro, erano però concordi nel contrapporsi ad altri loro colleghi che, tra mille difficoltà, sul campo, ricercavano una soluzione concreta di fronte al dramma umano e intraprendevano alcune terapie per poter salvare vite.

Quest’ultimi non accettavano di lasciare il paziente intubato con la sola somministrazione di ossigeno soltanto perché non arrivavano precise direttive dall’alto.

Questi medici hanno preso decisioni facendo valere la loro conoscenza clinica della patologia, cosa che ai livelli superiori non è stata presa in considerazione.

Laddove questa responsabilità è stata assunta fin dall’inizio dell’epidemia la mortalità è rimasta contenuta”.

Insomma: gli studenti sono poca cosa, i tifosi hanno anima solo per la loro squadra e i camici bianchi, quelli che hanno sfilato e dai quali vi fate curare perché credete nella scienza, sono inqualificabili.

Tranquilli: “Andrà tutto bene”

Bruno Marro

http://brunomarro.it/

https://brunomarro.blogspot.com/

Bruno Marro

Bruno Marro nasce il 5 Marzo, 1956 a Torino. Musicista - Compositore - Scrittore. Nella sua carriera come compositore, ha scritto musiche per cartoni animati e sottofondi per servizi e trasmissioni televisive (Rai - La7 - LaEffe - RepubblicaTv). Negli anni ha collaborato con molti registi e artisti, organizzato corsi di cinema di animazione e fatto regia teatrale.

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