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Ther’s a Starman waiting in the sky…

Chissà se lo “Starman” che cantava nel 1972 David Bowie, è ancora li nello spazio che aspetta il momento giusto per conoscerci. Solo, senza gravità, tutto deve sembrargli più leggero. Farà sicuramente fatica a comprendere il senso delle nostre esistenze.

Secondo Stephen Hawking, esistono innumerevoli copie di noi stessi in innumerevoli altri universi dove la nostra vita è solo leggermente, o magari completamente, diversa da quella che conosciamo. Quindi è probabile, che in un universo parallelo, si stia combattendo la stessa battaglia che stiamo combattendo qui sulla terra. Non sono proprio sicuro che questa sia una grande consolazione. A pensarci bene, l’idea che questo strazio venga perpetrato anche in altri mondi identici a questo non mi mette di buonumore.

Comunque mentre riascoltavo il brano di Bowie e meditavo sulle disgrazie dei nostri doppioni persi nei mondi paralleli, pensavo che ho passato molta parte della mia vita a spiegare agli altri, cose che ritenevo di chiara interpretazione, ma che invece non venivano mai comprese. Ho perso molto tempo della mia vita a inseguire gli sbagli degli altri, cercando di ricondurli sulla retta via. Ho sprecato milioni di metri cubi di aria, gesticolando e discutendo con persone che avevano idee strampalate, cercando di ricondurli alla verità. Insomma, mi sono giocato tre quarti della vita a spiegare che la terra è rotonda e non piatta, per poi ritrovarmi con (pare dalle ultime statistiche), circa tre milioni di “terrapiattisti.

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Ora, chiaro che qualche cosa non ha funzionato. Nel mio modo di comunicare, nell’evidenza scientifica oppure solamente, nella mente delle persone. Già perché il cervello umano, questo misterioso calcolatore che comanda tutte le nostre funzioni, non ha sempre le stesse caratteristiche. Meglio direte voi e ne convengo. Se dovessi ritrovarmi sempre con persone che la pensano esattamente come me, che hanno le stesse mie movenze e i miei stessi mali, probabilmente mi annoierei a morte.

Di sicuro sono gli argomenti che usiamo per convincere qualcuno del contrario, che sono troppo deboli o troppo esasperati. Oppure così complicati, che a volte ci aggrovigliamo noi stessi. O semplicemente… non sono gli argomenti giusti.

Quest’ultima considerazione, negli ultimi tempi, mi ha praticamente convinto del perché spesso, non sono riuscito a ricondurre gli altri al lume della ragione. Sono gli argomenti e i modi che cambiano il risultato finale. Che idiota, e ho sprecato praticamente una vita intera.

C’è un solo argomento che cambia quasi per tutti le regole del gioco e, che trascina masse enormi di persone in una direzione, gli fa cambiare abitudini di vita, li allontana dalla vita sociale, da tutto quello che avevano fatto sino ad oggi. La paura della morte.

Già perché anche se sappiamo tutti che prima o poi dovrà accadere, tutti o molti di noi, pensano che non accadrà mai. Viene in mente la commedia scritta nel 1942 da Peppino De Filippo: “Non è vero ma ci credo”. La maggioranza della nostra gente aspira all’immortalità, e non importa se non è vero, se non la potrà raggiungere perché lei, la nostra gente, ci crede.

Quindi alla fine, se avessi giocato tutte le mie carte sulla paura della morte, probabilmente avrei convinto amici, nemici e quanti altri. Gli avrei convinti che se non avessero mangiato carne di maiale almeno due volte al giorno sarebbero morti. Poi se avessi chiesto ad alcuni amici medici di produrre qualche documento falso in proposito, qualche analisi sballata, qualche certificato di morte fasullo il gioco era fatto. Anche i vegani si sarebbero convinti, perché la paura di morire è più forte di qualunque fede. In fondo poi che cosa si rischiava? Mangiare il maiale mantiene vivi, non mangiarlo “forse” ti porta alla morte. Tra le due, la prima è sicuramente la soluzione migliore, avvallata poi da documenti medici e da analisi di esperti. Insomma avrei truffato un po’ di persone vero, ma mettete caso che io fossi un rivenditore di carne di maiale… avete idea del business che avrei fatto?

Invece ho gettato tre quarti della mia vita, a spiegare che l’ignoranza non paga, che bisogna informarsi e informarsi bene. Che i nostri governanti a parte alcune rare eccezioni, non hanno mai fatto i nostri interessi, che a loro del popolo non è mai fregato niente. Che c’è un manipolo di “ricconi”, che raggiunta ormai la saturazione finanziaria, ora vuole il potere, quello vero sul popolo. Un po’ come nell’antica Roma, quando l’Imperatore aveva potere decisionale sulla vita o sulla morte delle persone. Insomma, ho perso un sacco di tempo a spiegare cose ovvie, scritte anche sui libri di storia, ma cose banali e a volte presentate anche a chiare lettere e di conseguenza, non considerate degne di attenzione.

È così che ho buttato molta parte della mia vita, ricercando la verità e cercando di farla vedere agli altri, cercando di spiegarla in modo civile e ragionevole. Ma così non funziona oppure oggi, non va più di moda. Quindi ho pensato che in fondo, è meglio se la maggioranza del popolo vive ignorando la verità o almeno quella io penso sia la verità. Vive pensando che: “Non è vero ma ci credo”. Perché a pensarci bene, chi può dire quale verità siamo disposti ad accettare?

“Quando si dice la verità, non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”. Diceva così Aldo Moro, assassinato nel 1978 con la complicità di gran parte degli uomini che allora governavano il paese. Aiuterà anche ad essere coraggiosi, ma io ho una mia definizione di verità: “Quando si dice la verità, bisogna essere preparati a restare soli e ad essere messi in disparte”.

Perché la verità non la vuole sapere nessuno. A nessuno interessa. La maggior parte della gente vuole solo credere. Credere che non morirà ed è disposta a utilizzare qualunque mezzo per vivere in eterno. Alla gente basta vivere. Non è interessata a sapere delle ferite profonde di questo mondo, delle infernali atrocità che ogni momento di ogni giorno vengono perpetrate su bambini, donne, animali, piante ecc. La gente non è interessata a sapere che ormai nel pianeta terra, la diga che arginava orrori, stragi e miserabili che premevano trascinandosi ai nostri confini, si è definitivamente rotta e, che miliardi di esseri umani o presunti tali, si riverseranno per le strade alla ricerca di un qualsiasi anelito di vita a qualunque prezzo, a qualunque costo.

L’umanità è in rotta di collisione con sé stessa e si sta scontrando con antiche perversioni, difetti di fabbricazione, false morali e inutili speranze. L’essere umano, si è ritorto contro sé stesso e si è chiuso in un silenzio spettrale accettando qualunque imposizione, qualunque cosa pur di continuare a vivere. Non è vero ma ci credo.

Così ho finalmente smesso di raccontare la verità o almeno, la mia verità. Ho smesso di sprecare il mio tempo con le persone cercando di convincerli che la terra è rotonda. Non voglio più passare le mie giornate, cercando di spiegare a questa umanità che siamo macchine programmate con una fine, che presto o tardi arriverà comunque e, soprattutto, non voglio più sprecare le mie parole, per convincere la gente che mangiare il maiale due volte al giorno non prolungherà loro la vita, non li preserverà dalla morte. Ho smesso di frequentare molta gente e a conti fatti, vivo meglio.

La radio continua a diffondere David Bowie.

Chissà cosa pensa di noi Starman, quante volte ci ha gridato di: non perdere l’occasione. Ma noi siamo quel tipo di umani che non ascoltia la verità, non è interessata alla verità.

Alzo gli occhi al cielo e nell’oscurità di una notte stellata ai margini di un lungo inverno, immagino e spero ancora che: Ther’s a Starman waiting in the sky.

Bruno Marro

http://brunomarro.it/

https://brunomarro.blogspot.com/

Bruno Marro

Bruno Marro nasce il 5 Marzo, 1956 a Torino. Musicista - Compositore - Scrittore. Nella sua carriera come compositore, ha scritto musiche per cartoni animati e sottofondi per servizi e trasmissioni televisive (Rai - La7 - LaEffe - RepubblicaTv). Negli anni ha collaborato con molti registi e artisti, organizzato corsi di cinema di animazione e fatto regia teatrale.

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