CoronavirusScienza e Tecnologia

VIDEO | Il CEO di Moderna spiega perché il COVID-19 contiene una sequenza genetica brevettata tre anni prima della pandemia.

Il CEO di Moderna Stephane Bancel è stato intervistato mercoledì’ da Fox News sulla situazione “estremamente complicata” in Ucraina.
Durante l’intervista la giornalista ne ha approfittato per chiedere a Bancel come mai un frammento della sequenza genetica del Covid-19 coincida esattamente con un brevetto di Moderna risalente a 3 anni fa.

Ennesima coincidenza. Già una precedente inchiesta del giornalista Fabio Giuseppe Carlo Carisio (Gospa News) e pubblicata anche su Database Italia fa luce su un brevetto del VACCINO COVID MODERNA APPROVATO 9 MESI PRIMA DELLA PANDEMIA.

La risposta di Bancel all’ intervistatrice è sconvolgente. Infatti il Ceo di Moderna afferma che “L’incidente è possibile. L’essere umano commette errori.” Continua sostenendo che secondo i suoi scienziati potrebbe trattarsi di una “perdita di laboratorio”.

Ora gli scienziati scoprono che il virus contiene un minuscolo pezzo di DNA che corrisponde alla sequenza brevettata da Moderna TRE ANNI prima dell’inizio della pandemia

Il sospetto che il Covid possa essere stato armeggiato in un laboratorio è emerso oggi dopo che gli scienziati hanno trovato materiale genetico di proprietà di Moderna nella proteina spike del virus.

E’ stato identificato un minuscolo frammento di codice  identico a una parte di un gene brevettato dal produttore del vaccino tre anni prima della pandemia.  

Moderna ha depositato il brevetto nel febbraio 2016 come parte di uno studio della sua divisione di ricerca sul cancro, secondo i registri. La sequenza brevettata fa parte di un gene chiamato MSH3 che è noto per influenzare il modo in cui le cellule danneggiate si riparano nel corpo. Fu approvato il 7 marzo dell’anno successivo.


Nell’ultimo studio, pubblicato su Frontiers in Virology,  i ricercatori hanno confrontato la composizione del Covid con milioni di proteine ​​sequenziate su un database online.

Il virus è composto da 30.000 lettere di codice genetico che portano le informazioni di cui ha bisogno per diffondersi, note come nucleotidi.

È l’unico coronavirus del suo tipo a trasportare 12 lettere uniche che consentono alla sua proteina spike di essere attivata da un enzima comune chiamato furina, permettendogli di diffondersi facilmente tra le cellule umane. 

L’analisi del genoma originale del Covid ha rilevato che il virus condivide una sequenza di 19 lettere specifiche con una sezione genetica di proprietà di Moderna, che ha un totale di 3.300 nucleotidi.

Gli scienziati hanno evidenziato questo percorso come un potenziale obiettivo per nuovi trattamenti contro il cancro.

I ricercatori guidati dal dottor Balamurali Ambati, dell’Università dell’Oregon hanno affermato che il codice di corrispondenza potrebbe essere stato originariamente introdotto nel genoma del Covid attraverso cellule umane infette che esprimono il gene MSH3.   

Prove circostanziali hanno a lungo sollevato interrogativi sull’origine del Covid e sul suo legame con l’Istituto di virologia di Wuhan. La struttura nota per condurre esperimenti su ceppi di coronavirus di pipistrello simili a quello responsabile della pandemia. La Cina ha insistito presto e spesso sul fatto che il virus non fosse fuoriuscito dal laboratorio, sostenendo che il crossover con gli esseri umani doveva essersi verificato in un “mercato umido” a Wuhan che vendeva animali vivi.

Forse spinti dall’animosità per l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha abbracciato presto la teoria della perdita di laboratorio, i media mainstream e gli accademici in Occidente hanno relegato per due anni questa possibilità a becero complottismo e insulsa fake news.

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Davide Donateo

Fondatore e Direttore Responsabile di Database Italia.

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