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YASKA, CALVARIO D’AMORE PROIBITO. Promesso Sposo Incriminato e ora Assolto. Aborto di Stato: Denuncia per Omicidio

Ti ho generato col solo pensiero figlio
e non sei mai sceso nel mio corpo come una buona rugiada.
Però sei diventato un’ape laboriosa, hai fecondato tutto il mio corpo
e a mia volta son diventato tuo figlio, figlio del tuo pensiero.
Forse, quando morirò, partorirò tutta la dolcezza che mi hai messo nel primo sguardo
perché figlio, ti ho guardato a lungo, ma non ti ho mai conosciuto.
Figlio figlio mio sognato, figlio ti ho solo pensato
non sei mai sceso nel corpo come una buona rugiada
ti ho guardato a lungo, ma non ti ho conosciuto mai

Alda Merini – poesia “A Mio figlio”


di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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Se la più celebre e soave poetessa contemporanea fosse vissuta nel Terzo Millennio a Firenze questa poesia non l’avrebbe mai potuta scrivere.

Perché il diritto che Alda Giuseppina Angela Merini ebbe a partorire una creatura nonostante «le prime ombre della sua mente» e il ricovero per un mese nella clinica Villa Turro a Milano, dove le fu diagnosticato un disturbo bipolare, oggi, nella società globalizzata protesa verso il transumanesimo e l’eugenitica, è stato negato ad una ragazza nel fiore degli anni costretta ad abortire dallo Stato il frutto germinato da un amore di dieci anni, proprio quando il suo fidanzato era appena divenuto suo promesso sposo.

Una storia d’amore degna di un romantico film tra i “diversi” con un tragico epilogo – per ora – potrebbe essere scritta sulla vita di Yaska che i più affezionati lettori di Gospa News conoscono già bene, al pari degli spettatori della trasmissione Le Iene.

Entrambi abbiamo riportato il calvario d’amore e i soprusi da lei subiti a causa di un’interdizione per problemi psichiatrici (ora in fase di revisione per i continui miglioramenti della paziente quando non viene bombardata con psicofarmaci) per cui è stata reclusa in una dimensione che grida vendetta davanti all’Umanità e davanti a Dio.

«Per me si va nella città dolente, per me si va nell’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente» forse oggi Dante Alighieri lo avrebbe scritto sulla porta che le istituzioni hanno chiuso in faccia ai familiari della ragazza.

Proprio perché hanno osato protestare contro quel forzoso aborto giudiziario psichiatrico e, di recente, contro la somministrazione indotta del vaccino antiCovid. Per i malati psichiatrici – o presunti tali – il consenso informato viene espresso dalle autorità dell’Asl che li hanno in cura nonostante sia un siero genico sperimentale capace di alterare il Dna, secondo un luminare della genetica di Colonia..

Qui finiscono le frasi liriche di una fiaba resa amara come la mirra dall’insensibilità di esseri umani catapultati in ruoli molto più grandi del loro piccolo, piccolo cuore… E si spalanca la porta dell’Inferno in cui vive Yaska Ghods da ormai troppi anni.

In quel feto trucidato in fretta e furia da un consesso agguerrito di medici, tutori e giudici sono stati sepolti, per ora, i più bei sogni di maternità di una donna. Ma lì è si è fatta ancor più pugnace la battaglia legale intrapresa dalla madre, con il fratello e la sorella della “detenuta”, che Gospa News ha sostenuto e sosterrà finché la giovane non tornerà a ricevere un trattamento umano, adeguato alla sua vivida lucidità intellettiva ed alla sua volitiva energia emotiva.

Torniamo a scrivere di questa angosciante vicenda, in cui una scienza imperfetta e fallace come quella psichiatrica si arroga il diritto di invadere e violentare le più profonde intimità etiche di una creatura, perché ci sono due significative novità giudiziarie che inducono a subodorare il fetore di un complotto dietro la “gestione pubblica” della relazione amorosa della ragazza e della sua gestazione.

Le autorità sanitarie, infatti, con la complicità di quelle giudiziarie, per dare un pur minima giustificazione a quella fulminea e coattiva interruzione di gravidanza in cui si annida il sospetto di un’eliminazione necessaria a cancellare traccia di un embrione gravido degli psicofarmaci nocivi somministrati massivamente alla ragazza, andarono oltre ed accusarono il fidanzato che le stava accanto da dieci anni (ben prima dell’interdizione quindi) di violenza sessuale. Tanto da indurlo a prendere le distanze da Yaska, essendo anche lui “fragile“ in quanto affetto da lievi problemi psicologici che non gli impediscono però di avere una patente di guida e di lavorare.

 Jeanette Fraga, la combattiva mamma di Yaska

Ebbene un paio di settimane fa il Gup del Tribunale di Firenze ha assolto il ragazzo F.F. dall’imputazione di reato che, secondo l’impianto accusatorio cassato dal giudice, avrebbe perpetrato insieme alla madre Jeanette Fraga. La signora è una cittadina americana residente da anni nel capoluogo toscano dove ha vissuto con la figlia, nata e cresciuta in Italia, fino al 2016, quando le fu strappata dalle braccia con Trattamento Sanitario Obbligatorio e reclusa per sempre tra reparti di psichiatria e case di cura.

Ma insieme ad una notizia assai positiva per la madre (sotto processo per una scelta di iter giudiziario differente) ne viene comunicata dai familiari una negativa.

Non si sa ancora nulla dell’esposto/denuncia depositato due anni fa dalla donna, insieme al figlio Maziar Ghods, nel quale si segnalava l’aborto giudiziario coattivo ai danni di sua figlia ipotizzando gli estremi di pesantissimi reati contro ignoti: omicidio colposo o addirittura volontario. Vediamo la vicenda nei dettagli partendo dall’ultima sentenza.

ASSOLTO IL FIDANZATO DI YASKA ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE

«Si è tenuta il 22 dicembre a Firenze la terza udienza del processo a Jeanette Fraga, accusata di concorso (con il fidanzato di Yaska, F.F.) in violenza sessuale a danno della figlia Yaska Ghods.

A seguito della “separazione” tra la posizione del fidanzato di Yaska (che ha scelto il rito abbreviato) e la posizione di Jeanette Fraga (che ha optato per il rito ordinario), si è appreso che il giudizio abbreviato si è concluso il 18 novembre con l’assoluzione di F.F., difeso dall’avv. Daniele Colangelo, da parte del Gup Fantechi perché “il fatto non sussiste”» scrive in un comunicato l’associazione Diritti alla Follia che sta seguendo il caso.

L’accusa si era radicata sul fatto che essendo la ragazza affetta da problemi psichiatrici (di cui abbiamo scritto ampiamente nel precedente articolo) non aveva la facoltà di esprimere un idoneo consenso ai rapporti intimi. Cosa confutata dalla sentenza del Giudice dell’Udienza Preliminare.

 L’avvocato Michele Capano del Foro di Salerno

«Se la sentenza (di cui non si hanno ancora le motivazioni, per le quali il Gup si è preso 90 giorni di tempo) dovesse consolidarsi in difetto di appello da parte della Procura, risulterebbe “svuotato” e segnato anche il processo a Jeanette Fraga (che non può avere concorso ad una altrui condotta ritenuta “insussistente”)» rimarcano gli attivisti tra cui opera l’avvocato Michele Capano, difensore della madre della ragazza che ha sollecitato tempestive risposte dalla giustizia.

«Ci troviamo di fronte all’ennesima manifestazione di inefficienza e disorganizzazione del Tribunale di Firenze: neanche oggi il processo è effettivamente cominciato – ha dichiarato il legale di Fraga – A fronte della dichiarazione di astensione della dott.ssa Cannata’ (membro del collegio 2A presieduto dalla dott.ssa Pagliai) di Luglio, non sono bastati 6 mesi al Tribunale per operare una sostituzione. Né questa ci sarà alla prossima udienza del 23 febbraio 2021, annunciata come “di smistamento”».

«La gravità delle accuse a Jeanette Fraga, ed il peso che le stesse hanno sul terreno della frequentazione tra madre e figlia (negata da anni) imporrebbero una velocità di accertamento ed un impegno ben maggiori. A meno che – oggi – non si abbia tanta voglia di celebrare un processo che – anche all’ indomani dell’assoluzione del fidanzato di Yaska – rischia di rappresentare un clamoroso autogol da parte della Procura» ha aggiunto Capano.

«Ad ogni modo noi chiederemo alla Presidenza del Tribunale e del Collegio di accelerare, così come solleciteremo a provvedere (anche oggi lo abbiamo fatto inutilmente) sulla richiesta di Radio Radicale di registrare il processo. Il tema dell’intangibilità dell’intimità di una donna, e della necessità di rispettarne le scelte indipendentemente dall’eventuale condizione di disabilità, interroga la coscienza di ognuno, ed è cruciale che i cittadini abbiano la possibilità di riflettere su questo. Non si tratta di “pubblicità”, si tratta della crescita di una comunità”» chiosa il legale.

 Il presidio dell’associazione Diritti alla Follia davanti al Tribunale di Firenze

«“Diritti alla Follia continua e continuerà a seguire questo incredibile processo. Oggi abbiamo tenuto il terzo presidio davanti al Tribunale anzitutto per denunciare la vera mostruosità che questa voce rivela: non gli inesistenti abusi sessuali di madre e fidanzato di Yaska, ma la perdurante condizione di segregazione di quest’ultima, aggravatasi in conseguenza – come è stato detto e scritto – dei problemi causati dal “clamore mediatico” della vicenda» ha invece commentato Cristina Paderi, segretaria dell’associazione.

«Oggi né i genitori, né il fratello e la sorella posso vedere, neanche in modalità “protetta”, Yaska, e questo contro la volontà della ragazza»  prosegue la nota di “Diritti alla Follia” evidenziando quanto già riportato da Gospa News e dalla trasmissione Le Iene di Italia 1 che intervistò anche la giovane.

«Questo isolamento sarebbe dettato dal “bene” di Yaska. Noi riteniamo che questa idea e queste pratiche di “protezione” del disabile siano già finite nelle discariche della civiltà e del diritto, per quanto sopravvivano nella prassi delle strutture e dell’attività di tutori, amministratori di sostegno e giudici tutelari. I valori oggi solennemente affermati dalla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità ( CRPD, divenuta legge in Italia dal 2009) ci dicono di insopprimibili spazi di libertà e di autonoma determinazione da riconoscere ad ogni individuo, anche se portatore di  una disabilità psicosociale. Per questo, stiamo preparando un esposto sul caso di Yaska al Comitato CRPD».

MISTERO SULL’ESPOSTO PER L’ABORTO COATTIVO GIUDIZIARIO

«Io e mio figlio abbiamo presentato nel dicembre 2019 un esposto/denuncia in relazione all’aborto giudiziario psichiatrico radicato a mia figlia Yaska, la quale più volte – ed in differenti sedi- ha ripetuto di essere stata obbligata a tale aborto, qualcosa che non ha mai digerito e per la quale non ha mai ricevuto alcuna terapia di sostegno psicologico. Anzi, l’ha dovuto affrontare in totale silenzio nonché solitudine, cosa che ha causato in lei degli atti autolesionistici molto gravi nell’estate e autunno 2019 mai accaduti prima, cosa preannunciata dalla stessa tutrice nell’istanza al G. T. del 04.03. 2019. “L’equipe medica ha ritenuto comunque necessario preservare il rapporto fra Yaska e la sigra. Fraga. Ad opinione dei medici, troncare di colpo la relazione fra le due donne avrebbe, infatti, potuto portare la tutelata a gravi abiti autolesionistici e ciò vista la forte dipendenza della figlia nei confronti della madre”».

Dopo due anni di riserbo sulla denuncia Jeanette la rende pubblica non avendo ancora avuto risposta in merito dalla giustizia.

Il dirompente esposto sull’interruzione coattiva di gravidanza potrebbe/dovrebbe suscitare una problematica di respiro nazionale ed afferente ai diritti alla sessualità e maternità delle donne con problemi psichiatrici come Alda Merini, che in altri tempi diede serenamente alla luce quattro figli (due allevati da lei tra un ricovero e l’altro, altri due dati in affidamento ad altri famiglie).

 La copia della ricezione dell’esposto da parte dei Carabinieri NAS di Firenze

Il 7 dicembre 2019, infatti la madre e il fratello di Yaska avevano depositato una denuncia di 8 pagine e 17 allegati (preparata da un legale amico di famiglia) ai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Firenze, cui competono eventuali violazioni commesse nelle strutture sanitarie.

Ma da allora non è riuscita a sapere più nulla come se fosse stato archiviato (analogamente a molteplici altre denunce per maltrattamenti nei confronti della figlia) o registrato a modello 45 (persone ignote e reati ignoti) che rappresenta una via di “insabbiamento a tempo indeterminato” delle denunce perché finisce in coda a tutti gli altri fascicoli di quotidiana priorità.

Eppure le questioni segnalate sono di una gravità inaudita perché non solo si ipotizza l’eventualità di un omicidio colposo, perpetrato per negligenza, imprudenza e imperizia avendo rifiutato alla famiglia la possibilità di depositare una consulenza di parte comprovante la consapevolezza e capacità di Yaska di portare a termine la gravidanza come da lei espressamente richiesto alle autorità sanitarie e giudiziarie, ma addirittura quella di un omicidio volontario volto ad eliminare le tracce di un’intossicazione fetale da psicofarmaci che avrebbe potuto causare la nascita di un bimbo con gravi malformazioni (rischio peraltro scongiurabile con l’immediata interruzione della somministrazioni di farmaci alla gestante).

DAL FIDANZAMENTO ALL’INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA

Ecco in estrema sintesi la cronistoria della vicenda come si evince proprio dall’esposto.

  • Il 12 agosto 2018, nel giorno del suo 28° compleanno, Yaska, in cura presso la struttura psichiatrica “Casa Iris”, ha ricevuto la fedina di fidanzamento dal suo fidanzato F. F. (omettiamo le generalità complete per rispetto della privacy – ndr), che frequenta da dieci anni e dal quale riceveva le visite settimanali anche nei luoghi di cura prima che fossero sospese dal tutore.
  • In data 1° marzo 2019 la ragazza, internata in trattamento psichiatrico presso la struttura “Casa Iris” di Firenze, veniva trasportata d’urgenza «​in ospedale contro la sua volontà per fare un esame del sangue per alcuni accertamenti ed era molto spaventata perché tutto è avvenuto in maniera improvvisa e senza preavviso​» (allegato 8​) come risulta dalla querela depositata dallo scrivente Maziar Ghods alla Questura di Firenze(allegato 9)​.
  • Ciò avvenne sebbene Yaska fosse attesa per un saggio di violino cui teneva in modo particolare, anche per evidenziare le sue capacità cognitive e volitive, in uno con il suo talento artistico.
  • Nei giorni successivi l’Usl Toscana Centro, che l’ha in cura, scrive, invero, ​cose in contrasto con questa situazione​: «​Venerdì 1-3-2019 abbiamo ricoverato la paziente in SPDC a causa di una riacutizzazione del quadro psicopatologico e della necessità di effettuare controlli in regime di ricovero​» (​allegato 10​). Dagli accertamenti emerge che Yaska è in stato di gravidanza avanzata, giunta alla sesta settimana.
  • Lo specialista psichiatra che la segue suggerisce di procedere con un aborto, scrivendo: «​Con la presente vogliamo evidenziare i gravi rischi per la salute fisica e psichica della madre connessi al proseguimento della gravidanza. Oltre al complesso quadro psicopatologico facciamo presente che la paziente si sottopone da anni a cure psicofarmacologiche a base di stabilizzanti dell’umore e neurolettici (ultima terapia a base di Carbolithium, Clozapina, Aripiprazolo). La condizione clinica della paziente e la stessa esposizione del prodotto di concepimento, nel primo trimestre gravidico, a farmaci dal potenziale effetto teratogeno, sono tali da consigliare il ricorso ad un’interruzione terapeutica della gravidanza​».
  • Nel certificato, oltretutto, si fa riferimento alla somministrazione del farmaco Clozapina ​che proprio lo stesso medico aveva ritenuto di non impiegare un anno prima per le reazioni avverse provocate nella paziente​. Si tratterebbe pertanto di una palese contraddizione sotto il profilo terapeutico, le cui gravi ricadute avrebbero potuto essere comprovate dall’eventuale prosieguo della gravidanza e dalla gestazione.
  • Dopo un iniziale comprensibile smarrimento nell’aver appreso della gravidanza, Yaska ha più volte ribadito l’intenzione di portarla a termine, sia verbalmente (allegato 11) che in una lettera indirizzata al Giudice Tutelare (​allegato 12​).
 L’estremo appello di Yaska al giudice per tenere il bambino
  • Ma nel frattempo, il tutore aveva recepito il consiglio dello specialista e, nello stesso giorno 04 marzo 2019, aveva richiesto al Giudice Tutelare il nulla-osta all’aborto coattivo (​allegato 13​).
  • In data 14 marzo 2019, l’Avv. Gianpaolo Polverino, presentando istanza al Tribunale di Firenze in funzione di Giudice Tutelare, segnalava le gravi negligenze di “Casa Iris”, chiedeva l’audizione dello scrivente Maziar Ghods e del fidanzato di Yaska in relazione alla gravidanza ma, soprattutto, che fosse disposta una nuova Consulenza Medico-legale, partecipata con il Dott. Ortano Giuseppe, per verificare la praticabilità – per Yaska – di continuare la gravidanza e l’effettivo consenso alla prosecuzione della stessa, nonchè per stabilire il regime terapeutico da concordarsi compatibile con la gestazione (​allegato 14​).
  • In data 25 marzo il Giudice Tutelare rigettava tuttavia detta istanza con la seguente motivazione: «​deve essere respinta la richiesta di C.T.U. medico–legale partecipata in quanto agli atti è presente documentazione sanitaria proveniente anche da medici specialisti della struttura pubblica e, qualora il Giudice Tutelare, all’esito del vaglio di tale documentazione, dovesse ritenere necessaria una integrazione con nomina di un consulente d’ufficio, non è contemplata per legge alcuna forma di partecipazione attraverso la nomina di un consulente di parte» (allegato 15​).
  • Il 09 aprile 2019, ​all’insaputa sua e dei familiari​, Yaska viene trasferita in ospedale con una scusa, e quivi le viene praticata l’interruzione di gravidanza. Lo abbiamo saputo per notifica del giudice alle ore 21, a fatto ormai compiuto… Non sappiamo nemmeno dove sia finito l’embrione: essendo una famiglia di fede cristiana, avremmo voluto fare almeno un funerale a questa “creatura”, dal nostro punto di vista, uccisa.
  • Scrive il Dott. Giulio Murero, nostro medico di famiglia in un parere bioetico-scientifico (​allegato 16​): «​E’ ovvio che la pratica dell’aborto non può essere coattiva, ma deve considerarsi una scelta consapevole, quando tutte le altre istanze siano state espletate, in modo che la donna sia in grado di decidere e non sia forzata a farlo da condizioni e condizionamenti esterni, come del resto recita la stessa legge 194 prima parte»​.
  • E prosegue: «​Nel caso di persona interdetta, spetta al tutore decidere per lei, ma direi con criteri e limiti che si rifanno a quanto sopra. E’ per questo motivo che normalmente il tutore viene scelto dal giudice in ambito familiare o comunque tra persone affettivamente vicine, per l’ovvio motivo che una persona estranea non potrà mai avere una pari motivazione etica ed affettiva. Scelte contrarie a questo principio che ha portato la sottrazione di bambini e adolescenti alle famiglie per affidarli a persone altre è stata del resto la base dei mostri ideologici tipo Bibbiano»​ .
  • «​Tornando al problema aborto, è ovvio che le conseguenze psicologiche e fisiche per la donna sono sempre importanti e molto più se viene costretta a farlo. E’ altrettanto scientificamente ovvio che, a partire dalla fecondazione, abbiamo un essere umano. Riguardo alla fase embrionale (ovvero nell’ambito dei primi 3 mesi di vita intrauterina, durante i quali è consentito in Italia l’aborto) gli attuali dispositivi ecografici ci mostrano visivamente con chiarezza impressionante fattezze umane e organi funzionanti (come il cuore) già dalle prime settimane»​ specifica il medico.

Alla luce di questi fatti Jeanette Fraga e suo figlio Maziar chiesero che l’Autorità Giudiziaria disponesse «gli opportuni accertamenti, valutando eventuali profili d’illiceità penale e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili al fine di procedere nei loro confronti».

«In particolare, appurando se nella condotta di chicchessia siano ravvisabili gli estremi del reato di cui all’art. 589 C.p. ovvero di cui all’art. 575 C.p., ove fosse ravvisato il dolo conseguente alla volontà di eliminare il concepito quale potenziale corpo del reato di un errata prescrizione terapeutica commessa da soggetti da individuare in relazione alla documentazione allegata ed alla segnalazione sulle condizioni di salute di Yaska evidenziate già in data 16 marzo 2018 con lettera dell’avvocato Michele Capano (​allegato 17​)».

Gli esponenti chiesero anche di essere avvisati ex art. 406 c.p.p. nel caso in cui «il Pubblico Ministero avanzi formale richiesta di proroga delle indagini preliminari, nonché eventuale richiesta di archiviazione».

Ma da allora la loro denuncia è stata inghiottita dai meandri nebulosi della giustizia. Nonostante sia stato ipotizzato un caso di omicidio.  Forze per la Procura di Firenze l’uccisione di un embrione nel grembo di una madre contro la sua volontà è meno grave di altri delitti se la donna ha dei problemi psichiatrici?

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Fabio G. C. Carisio

Fabio Giuseppe Carlo Carisio, classe 1967, è giornalista pubblicista dal 1991. Ha diretto vari giornali locali piemontesi ed è stato corrispondente per i quotidiani Il Giornale e Libero. Nel 2018 ha fondato il webmedia di informazione giornalistica cristiana Gospa News. Dal 2019 è autore sul sito americano di gepolitica ed intelligence militare Veterans Today. Le sue investigazioni internazionali sono state pubblicate su Reseau International, Sputnik Italia, Maurizio Blondet e altri portali di contro-informazione. Alcune inchieste sono state tradotte in varie lingue e pubblicate su siti cinesi, russi, bulgari, mediorientali e latino americani. https://gospanews.net

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